sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Abi. Nencini, relazione Patuelli lapidaria e strategica
Pubblicato il 10-07-2018


DiMaio_SalviniLe tensioni nel governo di Giuseppe Conte sono già iniziate nonostante l’accordo programmatico firmato da Lega e M5S. L’ultima sfida nel governo  è scoppiata sui  voucher. Da una parte c’è la Lega che vorrebbe reintrodurli in alcuni settori, dall’altra il M5S più diffidente. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha attaccato: “Perché, se i voucher verranno reintrodotti per sfruttare di nuovo la gente, allora si troverà un argine, anzi un muro in cemento armato del Movimento 5 Stelle. Non accetto nessun ricatto del tipo o ci fate sfruttare i nostri giovani oppure noi licenziamo”.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha assunto un’altra posizione affermando: “In agricoltura, nel turismo e nei lavori stagionali servono a combattere il lavoro nero. I voucher sono stati ipocritamente cancellati per una scelta politica, ma in alcuni settori sono fondamentali e vanno reintrodotti”. Le parole del ministro Salvini hanno trovato il plauso del ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio, il quale si è detto pronto a reintrodurre i voucher in agricoltura, come peraltro previsto nel contratto di governo.

Il  voucher (o buono lavoro), come strumento di retribuzione del lavoro occasionale è stato introdotto nel 2003 dal secondo governo Berlusconi. Ogni voucher aveva un valore di 10, 20 e 50 euro. Tramite la procedura telematica sul sito dell’Inps, il committente poteva acquistare i buoni lavoro in diverse modalità: pagamento online, modello F24 Elide o bollettino postale. Per il lavoratore il tetto dell’importo era di 7mila euro. I vecchi voucher sono stati aboliti lo scorso anno dal governo Gentiloni sotto la spinta della Cgil e poi riformulati con il decreto legge 50, convertito dalla legge 96/2017 che distingue tra utilizzo non professionale (libretto famiglia, da utilizzare ad esempio per colf e badanti) e utilizzo professionale (tramite il contratto di prestazione occasionale). Inoltre è stato introdotto un tetto unico ai compensi da 5mila euro, ma il lavoratore non può ricevere più di 2.500 euro all’anno dal medesimo datore di lavoro.

Di Maio ha avvertito spiegando: “Se vogliamo discutere della natura per cui erano nati i voucher per specifici lavori che non sono a rischio sfruttamento ma richiedono un tipo di pagamento quotidiano specifico, non abbiamo mai detto di essere contrari anzi è nel contratto di governo. Ma, deve essere chiara una cosa: non permetteremo a nessuna forma giuridica di introduzione dei voucher che lasci aperte delle strade che portano poi allo sfruttamento dei nostri giovani e meno giovani. Insomma, se si vogliono reintrodurre i voucher per sfruttare la gente il M5S voterà contro. Se si reintroduco i voucher per specifiche mansioni e non per sfruttare i lavoratori allora ne possiamo parlare, è la posizione dei 5 Stelle. Se il Parlamento vuole fare delle proposte migliorative ben venga. L’importante è che non si entri mai più nel ragionamento per cui si dice o ce li fate sfruttare o li licenziamo. L’impegno che ho assunto come ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico è quello di abbassare il costo del lavoro per permettere l’utilizzo dei contratti a tempo indeterminato ad un più basso costo per le imprese”. Così ha concluso il Ministro Di Maio senza specificare su quali leve agirà il governo per ridurre il costo del lavoro dei contratti a tempo indeterminato. Su questo argomento è assordante il silenzio dei sindacati.

Tito Boeri, presidente dell’Inps, in un’intervista rilasciata a Sky Tg24 Economia, ha commentato: “Quello dei voucher può essere uno strumento giusto e molto importante. In Italia quando c’è un abuso di qualcosa, si tende a eliminarlo. Noi avevamo fatto delle proposte per evitare questi abusi e limitare l’uso dei voucher alle giuste fattispecie anche perché oggi è uno strumento del quale riusciamo a gestire la transazione. E’ tracciabile, possiamo assicurarci che vengano pagati i lavoratori e i contributi, perché chiediamo alle aziende il versamento della remunerazione prima che venga effettuato il lavoro”.

Qualche giorno fa c’è stato anche il conflitto tra Salvini ed Elisabetta Trenta, ministro della Difesa, sul coinvolgimento della Marina militare nelle missioni internazionali per gli sbarchi irregolari dei migranti.

Oggi dall’assemblea annuale dell’ABI, sono arrivate nuove preoccupazioni sull’economia dal Governatore della Banca d’Italia e dal presidente dell’Abi. Il Governatore, Ignazio Visco, ha detto: “In Italia, come nelle principali economie, nei primi mesi del 2018 l’attività economica ha rallentato. I segnali di decelerazione si sono estesi alla primavera. Nella maggior parte delle previsioni formulate da istituzioni nazionali e internazionali, la crescita in Italia rimarrebbe superiore all’1% nella media del triennio 2018-2020”.

Secondo il governatore Visco: “Questo scenario presuppone un orientamento monetario accomodante, condizioni finanziarie distese e un contesto globale favorevole. Negli ultimi mesi, sono notevolmente saliti i rischi connessi con la politica protezionistica degli Stati Uniti e con i contrasti che su diversi fronti si registrano nelle relazioni tra i Paesi dell’Unione europea”.

Visco ha tuttavia rilevato: “La fiducia delle famiglie e delle imprese si mantiene su livelli elevati. Indicazioni positive provengono anche dall’espansione dei prestiti bancari e dal miglioramento del mercato del lavoro”.

Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha affermato: “La scelta strategica dell’Italia deve essere di partecipare maggiormente all’Unione Europea con un maggior impegno nelle responsabilità comuni altrimenti la nostra economia potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani”. Patuelli ha così ricordato: “In Argentina il tasso di sconto ha raggiunto il 40% e con la lira italiana negli anni 80 il tasso di sconto fu anche del 19%”.

Antonio Patuelli ha anche affermato: “Le banche italiane proseguono i grandi sforzi e progressi per la ripresa e l’opera di riduzione dei crediti deteriorati, passati in due anni da 200 a 135 miliardi ma ogni aumento dello spread impatta su Stato, banche, imprese e famiglie rallentando la ripresa”.

Il monito del mondo del credito è arrivato puntuale nel momento in cui le tensioni all’interno del governo Conte rischiano di fare arretrare il Paese anziché migliorarlo. Incomprensibile resta il silente e non visibile ruolo delle opposizioni.

Una relazione che il segretario del Psi Riccardo Nencini ha definivo “lapidaria!”. “Lapidaria e strategica, il modo migliore per onorare l’incarico in un tempo in cui presentismo e chiusure rischiano di farla da padroni”- ha concluso Nencini.

Salvatore Rondello

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