giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Tria, il ministro che tira… indietro
Pubblicato il 19-07-2018


Il ministro dell’Economia é maestro di prudenza. Uomo intelligente, non a caso proviene dalla nostra scuola, ha già rilasciato interviste e dichiarazioni che finiscono per relegare in soffitta il decantato contratto di governo. Dove si parla di soldi, lui esce per mettere in guardia, per gettare acqua sui bollori a Cinque stelle, per avvertire e per rassicurare i mercati. In fondo é grazie a lui che Salvini, per ora, si espone come incontrastato leader dell’esecutivo. La repulsione dei migranti non costa un euro. E neppure la legittima difesa armata. Figurarsi il taglio ai vitalizi dei soli deputati. Tria sorride e lascia fare. Ma appena qualcuno ripropone temi come l’abbandono del raffreddamento del rapporto deficit Pil, ora al 2,2 per cento, lui interviene e avverte che i rischi son dietro l’angolo e che invece bisogna continuare nella politica di contenimento peraltro condotta dai governi di centro-sinistra. Adesso é esploso il conflitto con Di Maio sulla presidenza della Cassa depositi e prestiti. Di Maio vorrebbe un suo uomo, Tria lo ha bloccato. E il leader grillino ha minacciato, dopo quelle di Boeri, di chiedere le dimissioni anche del ministro dell’Economia.

Se é stato Mattarella a inserirlo nell’esecutivo il suo é stato un colpo da maestro, così da far diventare di fatto, anche con Moavero agli Esteri, questo governo come quello Di Maio-Salvini-Mattarella. I due lo sanno e fanno finta di niente. Il presidente della Repubblica ha in realtà inserito nell’esecutivo, in funzione chiave, una sorta di clausola dissolvente. Se i Cinque stelle e la Lega vogliono mandare avanti le tre clamorose promesse elettorali, e cioè il reddito di cittadinanza, la flat tax e la riforma della Fornero, dovranno passare sul suo cadavere, quello di Tria, voglio dire, e conseguentemente quello di Mattarella.

D’altronde questo governo é nato per questo. Il presidente della Repubblica ha tenuto duro su Savona all’economia non a caso. Uno che continua a ritenere l’euro una condanna (ieri in un’intervista radiofonica anche Borghi, economista di punta della Lega, lo ha definito testualmente “un carcere”), poteva condurre l’Italia nel baratro. Questo Borghi peraltro é quel signore che quando parla fa alzare lo spreed. Meglio che si contenga per i nostri portafogli. Pare inventata per lui la famosa massima: “Il silenzio é d’oro”. Meno male che Tria c’è, dunque. Tria il temporeggiatore, che controlla e reprime insane smanie. Ma quanto durerà? Il nostro non mi pare personaggio che cambia idea per mantenere una poltrona. E non mi pare che i due vice presidenti di un governo a presidenza coatta abbiano intenzione di tradire i loro elettori
Ne vedremo delle belle. O delle pessime…

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Commenti all'articolo
  1. Ottimo pezzo. In effetti il ministro Tria, così come Movero, funge da unico filo che atraverso il Presidente Mattarella mantiene il nostro Paese ancora legato all’Europa. Senza questo “freno” l’economia dell’Italia salterebbe in aria, così come le istituzioni tutte con conseguente spostamento dell’asse geopolitico. Altro che Visegrad… si finirebbe direttamente in Romania!
    Nel frattempo è esplosa la “questione” Savona!
    Speriamo che da questo episodio, che evidenzia tutte le contraddizioni di questo Governo, si inizi a ragionare e si plachino progetti “lisegici”. L’Italia è l’Europa potrebbero continuare a esistere solo se insieme avvieranno un parallelo e coordinato progetto di riforma e rilancio. No Europa-No Italia. Semplice.

    massimo ricciuti

  2. Ci sta senz’altro che un “oppositore” del Governo in carica cerchi di metterne in evidenza incoerenze e contraddizioni, e voglia anche scommettere sulla sua durata, ma se questa è la strada che la sinistra intende percorrere allo scopo di potersi “riprendere”, la vedrei come l’imboccare una sorta di vicolo cieco, che rischia di portarla tanto lontano.

    Qualche giorno fa, un affermato artigiano, ancora nel fiore degli anni – tradizionale elettore di sinistra, ma che alle ultime votazioni aveva dichiarato di non voler esserlo più – commentava l’inizio attività del nuovo Esecutivo, e si diceva comunque ottimista e speranzoso per la ragione che qualcosa di meglio del precedente riuscirà in ogni caso a tirarlo fuori.

    Oltre ai problemi legati al carico fiscale per il lavoro autonomo, in una con altre difficoltà, tra le varie “manchevolezze” che egli imputava alla sinistra si è soffermato poi sulla questione sicurezza, portando come esempio gli episodi in cui il proprietario di una abitazione si è trovato a vedersela occupata, al rientro da una sua assenza anche breve (spesso faticando poi non poco per riaverne la disponibilità).

    E’ uno stato d’animo piuttosto “risentito e reattivo”, e ormai abbastanza diffuso, da quanto avverto, anche tra persone che sono, o erano, solitamente “mansuete” e pacate, e mi resta inspiegabile come la componente socialista della maggioranza che ha guidato lungamente il Paese, fino a qualche mese fa, non si sia resa sufficientemente conto, almeno in apparenza, dell’umore circolante da tempo nello “Stivale”.

    Tutto ciò mi fa pensare che – fatta salva la legittimità per gli ex governanti di cercar “falle” nell’azione dei successori – se la parte riformista della sinistra vuole riguadagnare la fiducia di un elettorato deluso e scoraggiato, debba sapersi imporre “un colpo d’ala”, per prendere le distanze da chi, in una logica da “pensiero unico”, bollava spesso come populisti, sovranisti, fascisti, xenofobi…., quanti esprimevano soltanto lloro lecite preoccupazioni.

    Paolo B. 24.07.2018

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