giovedì, 15 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Una proposta che merita grande attenzione
Pubblicato il 12-07-2018


Scrive Andrea Pinto che “se si vuole evitare che la sinistra scompaia definitivamente condannandosi all’irrilevanza, appare più che mai indispensabile ritornare ai fondamentali della politica, il primo dei quali consiste nella rivalutazione di quelle culture politiche la cui improvvida rimozione ha contribuito non poco a realizzare quel deserto ideale che caratterizza l’attuale dibattito politico”. Che dire di più? Pinto ha colto perfettamente nel segno e ha indicato la via per ritornare, nei giorni nostri, alla grande idea del socialismo liberale (con la sola aggiunta del termine riformista). L’idea che il PSI lanciò a Rimini ormai 36 anni fa è rimasta largamente inattuata (persino da noi stessi); così come la Grande riforma lanciata sull’Avanti! da Craxi nel lontanissimo 1979 non ha trovato compimento; solo pasticci di una classe politica incapace di guardare all’interesse generale anziché al proprio immediato tornaconto. Per non parlare della collocazione e del ruolo internazionale dell’Italia che con il governo Craxi aveva raggiunto livelli mai più visti. Insomma fummo noi in quegli anni a lanciare il socialismo moderno che doveva contemperare libertà individuali ed esigenze collettive. L’ISTAT ha certificato pochi giorni fa che sono quasi 18 milioni gli italiani a “rischio Povertà”. Altro che nuovi bisogni: siamo tornati all’inizio del novecento.

Durante la crisi economica sono stati oltre 400 i piccoli imprenditori che si sono suicidati perché non avevano più di che vivere. Una vergogna per l’Italia dei Comuni! Le vecchie povertà anziché ridursi si sono sommate alle nuove e ne è risultata una società in condizioni ben peggiori di quella del 1982 quando pensavamo che i bisogni elementari fossero ormai superati. Da qui l’emergere di quella paura ampiamente sottovalutata che ha permesso ai poveri di schierarsi contro altri poveri (quelli provenienti dall’esterno), di far pensare all’Europa come ad una entità superata in nome di un sovranismo pasticcione del “ci pensiamo noi”; noi si che siamo i migliori. E’ questo il cammino che i socialisti, dovunque si collochino devono intraprendere. Ritornare a filosofare, a pensare in grande, a lanciare una idea di rinnovamento e, meglio, di ripensamento della funzione e del ruolo di un moderno partito socialista riformista per tutta la sinistra. Pinto ha suggerito una “Costituente” che non è una brutta idea anzi. Sono ben cosciente che non siamo il PSI di un tempo, ma proprio per questo dobbiamo agire. Io avevo suggerito un grande convegno.

Le forme sono diverse, ma l’obbiettivo deve essere quello indicato: rimuovere quella conventio ad escludendum nei confronti del socialismo riformista italiano che ha “realizzato quel deserto ideale che caratterizza l’attuale dibattito politico.

Francesco Ruvinetti

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