martedì, 14 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

FEPS: un workshop per i partiti progressisti
Pubblicato il 17-07-2018


Migranti-Consiglio UELa Fondazione Pietro Nenni, venerdì 13 luglio, ha ospitato il workshop a porte chiuse organizzato dalla FEPS (Foundation for European Progressive Studies) in collaborazione con le fondazioni Friedrich-Ebert-Stiftung, Fondation Jean Jaurès e Policy Solutions.

La FEPS è un think tank europeo di ispirazione progressista che si occupa di creare delle connessioni tra la società civile democratica e i progetti europei.

“European public opinions and migration: The political backlash” è stato il titolo del tavolo di lavoro internazionale, volto a riflettere sul tema delle migrazioni rispetto all’opinione pubblica in Europa. L’obiettivo di questo incontro, seguito ad un primo workshop a Budapest, è quello di produrre delle analisi che possano essere d’aiuto a politici e policy-maker in vista delle prossime elezioni europee.

Il tema delle migrazioni, come è emerso dall’ultimo Consiglio Europeo, è oggi al centro del dibattito politico e le opinioni dei cittadini a riguardo influenzano il voto.

Per questo studiosi provenienti da sette paesi europei (Austria, Ungheria, Svezia, Italia, Regno Unito, Francia e Germania), stanno lavorando a delle ricerche a partire dai dati relativi alle migrazioni nel proprio paese, alle percezioni dell’opinione pubblica e alla volatilità elettorale nell’ultimo periodo per poi interpretare i numeri ed elaborare delle raccomandazioni direttamente rivolte ai politici.

Uno studio dunque volto ad uscire dall’accademia per avere un impatto pratico sulla realtà europea di questi mesi e collocato opportunamente- dice il presidente della Fondazione Nenni Giorgio Benvenuto- in una fase in cui ci sono scadenze importanti.

Se i dati sono stati i protagonisti dell’incontro, un aspetto che è emerso con forza è stata la forte discrepanza tra quelli reali e quelli relativi alle percezioni. Il caso italiano è emblematico in questo senso. La nostra popolazione, infatti, crede che ci siano circa quattro volte gli stranieri che ci sono realmente. Rispetto a questa problematica, il collegamento con il linguaggio populista che ormai permea una parte della politica è stato inevitabile. Il professore Nicola Piepoli, direttore dell’omonimo istituto di sondaggi, ha sottolineato che viviamo in un’epoca in cui la parola crea la realtà. E la narrativa utilizzata dai così detti populisti è facile, semplicistica- aggiunge la studiosa Sarah Kyambi. Per questo, le forze progressiste europee devono rispondere con una narrativa altrettanto forte, che però parta dalla realtà.

Maria Cristina Molfetta, responsabile per il settore della ricerca ed educazione sul diritto di asilo presso la fondazione Migrantes, ha introdotto il tema dell’apparato di valori di solidarietà e umanità rispetto ai quali l’Unione Europea dovrebbe agire, ma che sono messi in discussione dagli interessi degli stati membri legati a business di morte, come quello del traffico di armi. È a questi valori, definiti da alcuni come “buonisti”, che bisogna appellarsi con fierezza per risanare i legami deteriorati all’interno della società civile, che hanno portato ad innalzare muri rispetto al “diverso”.

Ma a chi è che ci si deve rivolgere affinché tali muri vengano abbassati?

Antonella Napolitano, responsabile della comunicazione per Open Migration, organizzazione che si occupa di fornire dati reali sulle migrazioni e coordinare le ONG che operano in questo settore, risponde mettendo in luce il fatto che non ci si deve rivolgere a chi ha posizioni di estrema chiusura, ma bisogna considerare il fatto che una fetta della popolazione possa avere delle incertezze riguardo al fenomeno migratorio nei suoi aspetti economici e sociali, riguardo per esempio la sicurezza, che meritano una risposta esaustiva.

Non si può negare, in ogni caso, che il fenomeno migratorio stia creando delle fratture all’interno della società-problematizza così il dibattito il professor Luigi Troiani della Fondazione Nenni. Questo, quando si ragiona in termini politici, deve essere tenuto presente. Perché il politico non può non considerare quello che nel breve periodo può portargli dei voti.

Per concludere, tornando alle parole del presidente Benvenuto, per uscire da questa situazione di incertezza bisogna cogliere l’opportunità per formulare delle proposte innovative. Se qualcosa di positivo è emerso rispetto alla radicalizzazione del linguaggio di odio che abbiamo conosciuto negli ultimi mesi, ha detto ancora Molfetta, è che mentre negli anni passati si è giocato a carte coperte, con delle politiche migratorie dannose ma non apertamente ostili, almeno adesso è tutto alla luce del sole. Questo permette anche alle opposizioni di emergere.

Giulia Clarizia
(Fondazione Nenni)

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