venerdì, 20 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Vittorio D’Ippolito
Un progetto ambizioso alla nostra portata
Pubblicato il 10-07-2018


Cari compagni, la disfatta del 4 marzo pone noi, come tutta la Sinistra, nella necessità di avviare una riflessione profonda sul nostro ruolo nella società, sulle istanze che rappresentiamo e sul nostro modo di perseguirle. Il nostro segretario è stato fra i primi ad individuare che il risultato elettorale poneva, soprattutto al PD, il dovere di riconoscere il venir meno della sua funzione storica (altri si sono aggiunti : ricordo fra i tanti, Cacciari, Paolo Franchi, il direttore de L’Espresso, Da Milano, Carlo Calenda) e la conseguente necessità di avviare un processo di rifondazione della Sinistra in Italia. In realtà, però, ciò che sta accadendo va in una direzione del tutto divergente da quelli che sono i nostri auspici : il dibattito che si è avviato nel PD ed anche in Liberi e Uguali (con qualche tentazione anche fra noi, mi pare) sembra essere finalizzato solo alla spasmodica ricerca di una nuova leadership ed a qualche aggiustamento sul versante della comunicazione. Dubito fortemente che ciò sia sufficiente a rimettere in careggiata uno schieramento che mostra tutti i segni del cedimento strutturale. Purtroppo, però, il boccino non è nelle nostre mani: noi possiamo senz’altro incalzare il PD ad incamminarsi sul percorso che ci parrebbe più idoneo ma, non possiamo mettercelo a forza!

Dunque, cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo? Possiamo presidiare e curare il nostro campo d’azione : esiste nel cento sinistra un nocciolo duro di riformisti che non si rassegna a cedere alla demagogia ed al populismo ed a quest’ area abbiamo il dovere di offrire una tribuna ed uno strumento organizzativo. Socialisti, + Europa, Area civica e popolare, Radicali, Verdi, possono divenire l’embrione di un nuovo soggetto politico federato che può ritrovarsi su alcuni punti comuni. Quali sono i temi sui quali aprire un confronto? Ne cito alcuni : riforma istituzionale con l’abolizione delle province e l’individuazione di poche macroregioni con poteri simili a quelli dei Lander tedeschi; l’introduzione del premierato; l’applicazione, anche a livello nazionale, della legge elettorale che usiamo per eleggere sindaci e governatori; la sburocratizzazione dello stato; la semplificazione legislativa; la separazione delle carriere dei magistrati; i diritti civili e di genere; i nuovi strumenti di tutela dei lavoratori precari; la riforma delle politiche migratorie; la riduzione del debito pubblico ed il rilancio delle tematiche ambientaliste in maniera da assicurare uno sviluppo sostenibile. Temi e questioni, insomma, propri di uno schieramento riformista che non fugge di fronte ai problemi, ma che si sforza di individuare soluzioni di governo credibili e perseguibili. Uno schieramento che deve marcare una linea di confine netta con quella che io definisco la sinistra del no: i NO TAV, i NO VAX e compagnia bella.

Ci serve un partito leggero per partecipare a questo processo? Forse, possiamo discuterne. Io credo che ci serva, comunque, un partito che discuta con franchezza, riuscendo a salvaguardare la propria coesione e la propria identità. Un Partito che sappia individuare e far crescere rapidamente una nuova generazione di dirigenti e che la parità di genere la pratichi e non la predichi, a tutti i livelli. Un partito che sia capace di radicarsi sul territorio anche prescindendo dagli amministratori locali che rappresentano comunque, una linfa vitale e che devono trovare, nel Partito, un riferimento sicuro e la possibilità di sempre maggiori sinergie. Un Partito capace di mobilitarsi su campagne politiche, che sappia usare al meglio gli strumenti di comunicazione. Credo che dovremmo dedicare un Consiglio nazionale ad hoc per discutere della forma partito. Io sono convinto, non da oggi, dell’ opportunità di strutturarci come una Federazione di partiti regionali dotati di larga autonomia territoriale e coordinati, a livello centrale, da un Consiglio federale eletto dal Congresso e da una Direzione composta per un terzo dai Segretari regionali, per un terzo da amministratori locali e per un terzo dai responsabili nazionali dei settori di lavoro. Dobbiamo rilanciare la Federazione giovanile. Dobbiamo rilanciare l’Avanti!, valutando l’opportunità di rieditare l’Avanti! della Domenica in versione cartacea. Dobbiamo affiancare, a Mondoperaio rivista, una omonima fondazione che coordini le iniziative culturali di area e che possa accedere ai contributi del 5 per mille. Dobbiamo valutare l’ opportunità di adottare un nuovo simbolo (al corteo del 1° maggio ho notato, con piacere, che il garofano rosso è stato sdoganato anche dal gruppo dirigente della CGIL che, orgogliosamente, lo sfoggiava all’occhiello : pensiamoci) e nuove forme di adesione al partito (io penso ad un triplice livello nel quale accanto ai militanti (che hanno piena agibilità politica, fanno parte degli organismi e contribuiscono alla direzione politica del partito), vi siano gli aderenti alle singole campagne promosse dal Partito, per i quali sia prevista una partecipazione limitata ed i semplici simpatizzanti, che possono ricevere le informative ed essere coinvolti attraverso sondaggi e questionari.

Abbiamo poco più di un anno per prepararci all’appuntamento elettorale delle Europee. Dobbiamo, A mio parere, arrivarci mobilitando tutti gli intellettuali di formazione riformista affinché diano vita ad un Manifesto “Per un’ Europa federale e solidale” che, prescindendo dalle diverse appartenenze alle famiglie politiche europee, possa aggregare quanti ritengano prioritario, in questo momento, fronteggiare l’ondata populista montante, rilanciare il progetto di costruzione dell’ Europa federale, anche attraverso la proposta di elezione diretta del Presidente della Commissione europea e propugnare sempre maggiori cessioni di sovranità nazionale in favore di un progetto comune soprattutto in materia di politica estera e difesa comune. Un Manifesto attorno al quale costruire una lista, autonoma dal PD, in grado di superare la soglia di sbarramento del 4%. L’obiettivo è ambizioso ma, sono convinto, che se agiamo in maniera coesa e determinata, sia alla nostra portata.

Vittorio D’Ippolito
Consiglio Nazionale PSI

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