mercoledì, 21 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Autostrade, quanto costa il ritorno allo Stato
Pubblicato il 20-08-2018


autostradaUno studio della Fillea-Cgil ha calcolato, mettendo nero su bianco, tutte le voci economiche di una eventuale revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia. Secondo Fillea, il ritorno dello Stato a gestore diretto della rete autostradale, magari attraverso Anas, potrebbe arrivare a costare fino a 18,2 miliardi di euro. Anche mantenendo un margine di ricavi netti di circa 500 milioni l’anno, senza interventi straordinari di finanza pubblica, si rientrerebbe dei costi complessivi in circa 38-39 anni.

Il segretario generale della Fillea-Cgil, Alessandro Genovesi, ha spiegato: “I costi per la manutenzione ordinaria sostenuti da Aspi sono circa 310 milioni l’anno. Per manutenzione straordinaria, ampliamento opere esistenti, cofinanziamento grandi opere, servono minimo 1,3 miliardi l’anno per almeno i prossimi quattro anni (totale 5,2 miliardi). I costi operativi e organizzativi (subentro Anas, clausola sociale Pavimental, acquisto e manutenzione mezzi) ammontano 175 milioni l’anno. Nella lista vanno poi inseriti il mancato incasso da concessioni (per lo Stato) e mancate entrate di sovrapprezzo (Anas) per circa 430 milioni euro l’anno e il mancato incasso da imposte dirette per utili di azienda connessi ad attività ordinaria per concessione pari a 350 milioni circa”.

I calcoli della Fillea Cgil tengono conto dei bilanci ufficiali presentati e delle proiezioni dello stesso ministero dei Trasporti. Teorizzando per il futuro gli stessi ricavi operativi da pedaggi di Aspi, pari a circa 3 miliardi l’anno, i diversi oneri di cui all’articolo 9 della concessione (al netto degli eventuali indennizzi di cui all’articolo 9 bis della Convenzione stessa, che potrebbero non essere riconosciuti per colpa grave o in compensazione di più sanzioni di importo massimo 150 milioni di euro), costerebbero allo Stato, magari con il subentro di Anas, tra i 15,8 miliardi ed i 18,2 miliardi di euro.

Genovesi ha concluso: “Ipotizzando, quindi, il ritiro della concessione per gravi colpe ed in decretazione di urgenza per tutela di interessi nazionali, quindi senza riconoscimento dell’eventuale indennizzo, e assumendo gli importi dovuti più bassi e gli attuali livelli delle tariffe (pedaggi), lo Stato dovrebbe farsi carico direttamente e tramite Anas di circa 2,5 miliardi di euro l’anno di nuovi costi (tra costi per manutenzione, investimenti e mancate entrate) e, anche mantenendo un margine di ricavi netti di circa 500 milioni l’anno, senza interventi straordinari di finanza pubblica, rientrerebbe dei costi complessivi in circa 38/39 anni”.

Le valutazione sono state fatte dal sindacato della Cgil che per tradizione ideologica propenderebbe alla statalizzazione dell’economia del Paese. Ma quando i costi finiscono per gravare ulteriormente sul bilancio dello Stato e quindi su tutti gli italiani è doveroso fare chiarezza. La scelta del Governo per lo statalismo potrebbe risultare pretestuosa, ma potrebbe anche far parte di un disegno strategico per accentrare il potere economico e politico nelle mani dell’esecutivo. La posta in palio, con la politica del cambiamento, dunque, sarebbe la democrazia del nostro Paese, tenuto conto che ancora non si sono visti elementi concreti di ‘buon governo’.

Salvatore Rondello

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