sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Brexit, la possibilità del fallimento delle trattative
Pubblicato il 06-08-2018


brexitIl governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, intervistato dalla BBC dopo l’aumento dei tassi, ha avvertito: “Anche se resta improbabile, ormai il rischio di un mancato accordo sulla Brexit con l’Unione europea è sgradevolmente elevato”. Uno scenario che il banchiere centrale giudica indesiderabile, quello di una mancata intesa che porterebbe alla cosiddetta “hard Brexit”. Commenti che hanno ulteriormente depresso la sterlina, caduta sotto la soglia psicologica di 1,30 dollari a 1,2982.

Eppure, la Banca d’Inghilterra ha deciso di alzare i tassi ai livelli massimi dai tempi della crisi finanziaria di un decennio fa, a dispetto dei diffusi timori relativo al tormentato e insidioso processo verso la Brexit e ai venti di guerra commerciale internazionale: il tasso di riferimento è stato incrementato di 25 punti base arrivando allo 0,75 per cento. Una decisione attesa, date le recenti dichiarazioni del governatore Mark Carney sui rischi di surriscaldamento dell’economia e di altre conseguenze negative in mancanza della prosecuzione di una manovra di normalizzazione dei tassi.

Nel novembre scorso la BoE aveva alzato i tassi per la prima volta da oltre dieci anni.

Molti economisti hanno contestato la necessità di procedere in questa fase a un irrigidimento della politica monetaria come una inutile assunzione di rischi. E non solo perché, a meno di otto mesi dalla Brexit, il governo di Theresa May e l’Unione Europea sono ancora lontani dall’aver concordato sullo status delle loro future relazioni economiche. A parte i possibili effetti deprimenti del crescente contrasto commerciale tra Usa e Cina sulla congiuntura globale, l’economia britannica ha rallentano nel complesso la sua crescita dopo il referendum del 2016 e di recente la crescita salariale, principale fattore inflazionistico interno, non ha dato segni di decisa accelerazione anche se la disoccupazione è ai minimi da oltre 40 anni. Gli operatori dei mercati finanziari hanno già largamente scontato la decisione, tanto che la manovra di irrigidimento potrebbe non bastare a rafforzare la sterlina (in calo da tre settimane sul dollaro) , specie se le dichiarazioni che il governatore Carney farà questo pomeriggio dovessero segnalare prudenza per il futuro.

Ieri la Federal Reserve non aveva fatto ulteriori ritocchi ai tassi americani, ma ha indicato di esser pronta a farlo eventualmente già da settembre alla luce della robustezza dell’economia statunitense. La Banca del Giappone l’altro ieri aveva invece confermato l’intenzione, pur con qualche aggiustamento, di mantenere i tassi ai correnti livelli estremamente bassi ancora per un estero periodo di tempo, confermandosi come la più ‘colomba’ tra le banche centrali.

Il rialzo dei tassi, può essere considerata una sfida del governatore della Banca d’Inghilterra indirizzata ai pessimisti sulla Brexit. Mark Carney ha affermato: “Con crescenti spinte inflazionistiche generate internamente e la prospettiva dell’emergere di un eccesso di domanda nell’economia, un modesto irrigidimento (della politica monetaria) è ora appropriato per ripristinare una inflazione verso il suo target del 2% e farla restare su quel livello”.

Di suo ha aggiunto una revisione al rialzo delle stime sulla crescita economica del Regno Unito nel 2019. Ossia l’anno in cui, dall’inizio del secondo trimestre, il Regno Unito lascerà l’Unione europea. La politica monetaria della BoE sarà in direzione di un irrigidimento limitato e graduale, ma se, dati i possibili esiti diversi dei negoziati sulla Brexit, le circostanze dovessero diventare avverse, Carney non ha escluso che i tassi possano anche essere limati.

La reazione degli investitori è stata modesta (neanche la sterlina ha avuto una spinta), anzitutto perché la misura di oggi era attesa e già scontata dai mercati. L’unica vera sorpresa è stata l’unanimità della decisione della Banca d’Inghilterra di alzare i tassi di 25 punti base allo 0,75%: molti si attendevano un paio di dissenzienti tra i membri del board. Invece tutti e nove hanno votato in favore di una politica monetaria leggermente più restrittiva, ritenuta necessaria per contenere le spinte inflazionistiche in un momento di occupazione ai massimi da 42 anni, con i salari in crescita superiore a quella dei prezzi. Così il tasso di riferimento è stato portato sopra il livello di 0,5% che è stato mantenuto per la maggior parte dello scorso decennio, salvo che per 15 mesi dopo il referendum sulla Brexit (quando fu tagliato).

L’attenzione si è dunque concentrata sulle indicazioni, ribadite in conferenza stampa dal governatore Carney, secondo cui la banca centrale della quinta economia del mondo non avrà fretta di procedere a ulteriori ritocchi. In effetti, molti analisti ritengono impensabile che ci siamo altri rialzi dei prossimi mesi, date le grandi incertezze che si profilano. Anzitutto, le incognite sul processo della Brexit, (che sarà formalizzata tra meno di otto mesi): la BoE riconosce che l’economia potrebbe essere influenzata in modo significativo dalla reazione di famiglie, imprese e mercati finanziari agli sviluppi di una Brexit su cui Londra e Bruxelles sono ancora distanti nel profilare le loro future relazioni commerciali. Poi ci sono i primi segnali secondo cui le politiche attuali o potenziali di tipo protezionistico stiano iniziando ad avere un impatto avverso sul commercio globale. In questo contesto, le proiezioni della BoE indicano che tra due anni l’inflazione dovrebbe attestarsi poco al di sopra del target, ossia al 2,09%. Le previsioni sui prezzi sono state leggermente alzate in connessione ai rincari dell’energia e al recente deprezzamento della della sterlina. Per quest’anno è stata confermata la stima di una crescita del Pil dell’1,4%, mentre nel 2019 dovrebbe salire all’1,8% (rispetto alla precedente stima dell’1,7%).

Ma, non tutti gli economisti inglesi sono d’accordo sulla valutazione di parte fatta da Mark Carney. La preoccupazione di Teresa May è che la Brexit sta perdendo consensi popolari ed nuovo referendum degli inglesi sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea potrebbe manifestare una volontà opposta rispetto all’ultimo referendum che ha diviso in due il Regno Unito.

Roma, 4 agosto 2018

Salvatore Rondello

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