giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Cassandra. Una grande interpretazione di Elisabetta Pozzi
Pubblicato il 16-08-2018


 

image1Fano (An) – In una chiesa senza tetto, lo scorso 9 agosto, Cassandra ha raccontato al pubblico il suo tragico destino: la scelta di rifiutare Apollo, a cui non volle concedersi, una volta donatele i poteri divinatori. Così il dio per vendetta, le sputò sulla lebbra, condannandola a restare sempre inascoltata. Sebbene preveda con precisioni fatti che accadranno, Cassandra si deve piegare davanti alla volontà degli uomini. Ella ha predetto la caduta di Troia e la sua stessa morte, ma le sue parole hanno lasciato increduli i troiani.

Non c’è possibilità di scampo per Cassandra: l’attende solo la morte! Il  pubblico ha applaudito forte la sua interpretazione tragico finché l’attrice non ha lasciato la platea.

Elisabetta Pozzi, nel ruolo di Cassandra, ha dato vita a un personaggio forte, drammatico e incapace di cambiare  il suo presente che la divora e la fa impazzire. Cassandra non può più vivere in questa condizione perché il suo cuore pulsa forte e  la coscienza continua a farsi sentire. Perciò la fanno impazzire. Non c’è possibilità di condivisione, la forzata solitudine della donna nel sostenere il peso della conoscenza, la divinazione,  convivono  in lei la fragilità e la forza.

La scelta del “monologo” ha permesso di mettere insieme diversi testi da cui è stata desunta la scenografia per lo spettacolo.  Elisabetta Pozzi ed il giornalista Massimo Fini (collaboratore) hanno scritto la drammaturgia calata per attrice stessa che si è mossa  dai testi antichi di Seneca, Eschilo ed Euripide alle versioni contemporanee di  Christa Wolf,  Jean Baudrillard, T.S. Eliott, Wislawa Szymborska.

Nello spazio dell’ex chiesa di san Francesco, anche, le luci e le musiche hanno avuto un ruolo importante per creare delle forte suggestioni. Negli altari sconsacrati della chiesa le luci colorate hanno prodotto delle forme indefinite, inducendo a pensare alla  bellezza delle decorazioni del passato. Tutto ciò  svaniva quando veniva accesa la luce bianca. Sicché il pubblico ripiombava nello squallore di un edificio che sta cadendo sempre più in rovina.

Andrea Carnevali

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