lunedì, 20 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Creiamo il movimento del sì
Pubblicato il 05-08-2018


Questo gruppo di dilettanti in buona, o cattiva, fede sta creando le condizioni per bloccare lo sviluppo e con esso la modernità. La vicenda dei vaccini rimanda, ha ragione Mauro Mellini a ricordarlo, al medioevo della superstizione e della diffidenza antiscientifica. Quello dei maghi e delle streghe a cui rivolgersi per guarire da una malattia. O della morte concepita come naturale e inevitabile compagna risanatrice dei nostri peccati. E salutata come un passaggio benefico all’adilà. Nasce da un atteggiamento di rifiuto della scienza il processo della Chiesa a Galileo, ancora, nel Seicento. Nasce dallo stesso presupposto questo accarezzare i no vax che sfidano la medicina in nome di una subdola e pericolosa libertà di scelta. La ministra Grillo ha coniato a tal proposito uno slogan che é tutto un programma: l’obbligo flessibile. Come possa essere flessibile un obbligo nessuno riuscirà mai a spiegarlo. Un obbligo é obbligatorio se no diventa solo un consiglio e non serve a nulla. Noi siamo per il si vax, che vuol dire rispetto della scienza, della medicina e dei medici e prima ancora tutela della salute dei bambini.

In una vallata piemontese si sta costruendo una delle più importanti direttrici europee su ferro, in parte finanziata, attorno al 40 per cento, proprio dalla Ue. Si tratta di un’opera ferroviaria che passerà, per fortuna, anche dal nostro Paese, congiungendo Lione a Torino e poi da lì innescandosi coi tragitto dell’alta velocità per poi riprendere il cammino verso altri lidi europei. Il tratto francese é quasi ultimato, quello italiano é in corso, dopo diverse revisioni di tracciato e nuovi progetti che dai primi accordi tra Francia e Italia tra il 1999 e il 2001 si sono resi necessari anche a seguito di una dura azione, a volte anche violenta, dei cosiddetti no Tav. Il tema ha diviso negli ultimi quindici anni la sinistra, coi riformisti favorevoli e i massimalisti (Pdci e Rifondazione) contrari. Oggi il contratto di governo pentastellato parla di revisione dell’opera coi Cinque stelle e il ministro Toninelli im primis che intendono bloccarla. Il no al completamento della Torino-Lione comporterebbe la rinuncia italiana a un’importante infrastruttura europea, utile economicamente e ambientalmente (per lo spostamento del traffico su gomma verso quello su ferro), costringerebbe le imprese a bloccare i lavori, con ripercussioni sulla manodopera, determinerebbe un contenzioso con la Francia e con l’Unione di notevole asprezza, vedrebbe l’Italia sottoposta a penali e a costi di smantellamento del costruito che si stimano superiori ai due miliardi. Follie. Noi siamo dunque anche in questo caso per un sì. Sì Tav.

Poi c’è la cosiddetta Tap e la questione dell’Ilva quanto mai aperte e insolute. Il gas naturale è energia pulita e la diversificazione energetica é contenuta nella stessa strategia elaborata in sede europea. Il percorso del gasdotto, che parte dall’Azebargian si sviluppa lungo la Grecia e l’Albania per approdare in Italia, nella provincia di Lecce. Sarà lungo 800 chilometri circa, di cui 105 sottomarini nel mar Adriatico, e trasporterà 10 miliardi di metri cubi l’anno, ma la società prevede di raddoppiarli. In Italia sono nati, dopo l’inizio dell’opera che risale al 2016, i cosiddetti no Tap. Potevano mancare? In Puglia si é schierato con loro il governatore Emiliano ipotizzando svantaggi per il turismo. Evidente che, rendendo l’Italia e l’Europa (la Tap verrà collegata ad altri canal di approvigionamento europeo) più autonome meno pressante sarà la loro dipendenza dalla Russia. Anche su questo noi diciamo sì. Sì Tap. E che dire dell’Ilva, di un vasto e dispendioso lavoro di disinquinamento avviato diversi anni orsono e dal contestuale tentativo di mantenere in piedi con gestioni commissariali la più grande industria dell’acciaio di tutta Europa in grado di garantire l’occupazione a 20mila persone. Calenda ha firmato un accordo di cessione dell’industria con esiti tranquillizzanti. Oggi i Cinque stelle lo mettono in discussione sulla pelle di tanti lavoratori mentre il guru Grillo continua a vaneggiare di soluzioni stravaganti. Basta, per favore, e sì all’Ilva che rimane, produce, dà occupazione e non inquina. Basta coi stupidi e suicidi ricatti. Presto gli italiani si accorgeranno di dove porti la politica dei no. La cultura del regresso o della cosiddetta decrescita felice, ha ragione Angelo Panebianco, porterà al disastro.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Tesi anche discutibili, argomentate dal Direttore assumono quella dignità che conduce alla condivisibilità.
    Anche nel fondo che commentiamo, pur evocando complessità valutativa, la ragionevolezza di certe argomentazioni non può lasciare indifferenti.
    Tuttavia è maggiormente nella sua conclusione, segnatamente nel concetto di decrescita, più o meno felice, dove va individuato l’embrione di importanti riflessioni
    In primo luogo è ormai evidente la centralità epocale di queste tematiche, che ad esclusione di Mauro Del Bue nel nostro Partito, sempre più participio passato che sostantivo, vengono radicalmente ignorate innanzitutto per autentica inappropriatezza culturale.
    In secondo luogo va sottolineata la necessità di iniziare a trattare il tema della decrescita con maggiore prudenza, evitando di intenderlo erroneamente solo sotto il profilo direttamente terminologico.
    L’epocale centralità della tematica ecologica, che si confronta necessariamente, costitutivamente e costantemente, con quella economica, induce a cambi di paradigma che attraversano i concetti della decrescita.
    Il punto sta nel distinguere il relativo percorso post e neocomunista che da Ernst Bloch va alla scuola di Francoforte, per transitare in Andrè Gorz fino a James O’Connor, dall’altrettanto relativo ma a quest’ultimo simmetrico percorso che parte da Nicholas Georgescu-Roegen, passando anche per Serge Latouche, che merita attenta interpretazione, fino al concetto di sostenibilità.
    Il concetto di decrescita sotto quest’ultima impronta non fa riferimento al significato letterale, Latouche per esempio lo corregge con quello di “acrescita”, indirizzandosi sostanzialmente nella cornice di un diverso sviluppo.
    E’ proprio in tal senso che può a buon titolo inscriversi nell’alveo dell’unica prospettiva di nuovo riformismo socialista.
    P.S. Riccardo Lombardi nel 1967 parlò della necessità di una “società più ricca in quanto diversamente ricca”

  2. Bravo Mauro! Così mi piaci. Fare politica significa non essere ostaggi dei matti di ogni schieramento che fanno comunella trasversale. Non penso che i sostenitori del no a tutto siano esecutori di complotti. Sono semplicemente dei bastian contrari con una irrefrenabile smania di protestare. Non importa contro che cosa. Siccome non hanno un quoziente d’intelligenza sufficiente per costruire, possono solo opporsi e distruggere.

Lascia un commento