mercoledì, 21 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Cucchi, il film su quel carcere che non piace alla Polizia
Pubblicato il 31-08-2018


ilaria-cucchi-alessandro-borghiVenezia 75 fa scalpore, ma stavolta portando alla luce uno dei casi di ingiustizia del nostro Paese e indirettamente anche il sistema detentivo inumano che qui vige.
Alla prima a Venezia “Sulla mia pelle”, il docufilm sulla storia di Stefano Cucchi, ha strappato sette minuti di applausi a scena aperta, dai critici, dagli spettatori e dalla famiglia di Stefano. Ma il videoracconto della vicenda, che arriverà nelle sale a processo ancora in corso, non è piaciuto affatto ai sindacati delle divise, sentiti dal quotidiano Il Tempo, il quale riporta anche che la pellicola è stata finanziata per 600 mila euro dallo Stato.
Nonostante il regista, Alessio Cremonini, abbia più volte ribadito che lo scopo del film è quello di “raccontare e non giudicare”, le forze dell’ordine si sono infuriate. Il Cocer, il “sindacato” dei carabinieri ha dichiarato che con un processo ancora in corso “ci sarebbe da indignarsi se si accertasse che il film è stato prodotto con il contributo dello Stato.”
Gianni Tonelli, parlamentare della Lega, ex segretario del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), ha protestato in un’intervista al quotidiano Il Tempo: “Mi chiedo: si può mandare in mezzo mondo un film che dà allo spettatore un’idea non suffragata da sentenze?”.
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, ha partecipato alla proiezione alla Mostra del Cinema di Venezia e ha detto: “Vorrei incontrare il ministro e vedere lui che abbassa lo sguardo”. Immediata è stata la replica del ministro Salvini: “Vedrò volentieri il film su Stefano Cucchi e incontrerò, se è loro desiderio, la famiglia al ministero per ascoltare le loro ragioni e spiegare cosa farò da ministro”.

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