martedì, 13 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Curiosi precedenti, drammatici ritardi
Pubblicato il 27-08-2018


Non entro nel merito dell’azione giudiziaria contro Salvini. Ho sempre pensato che le questioni politiche le deve risolvere la politica. Ma in questo caso c’erano illegittimità, sul divieto di sbarco e sul rispetto dell’articolo 10 della Costituzione. Oltretutto lo sbarco e il riconoscimento dei componenti l’imbarcazione della Diciotti avrebbe consentito di individuare anche prima la presenza dei quattro scafisti, oltre a quella delle decine di eritrei che hanno il sacrosanto diritto di ottenere l’asilo politico, delle diverse donne che hanno subito violenza e dei passeggeri malati di scabbia. Dobbiamo ringraziare Irlanda, Albania e soprattutto la Chiesa se quei poveretti potranno trovare assistenza. Dell’azione della magistratura, che oltretutto finisce per rafforzare Salvini, avrei fatto volentieri a meno anche se francamente era assai difficile evitarla.

Nel fondo del Corriere di oggi Mario Monti mette in guardia gli italiani sulla svolta illegale di politica estera che Salvini si appresta a sancire attraverso l’incontro con Orban relativo all’alleanza tra l’Italia e il gruppo di Visegrad (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, alle quali pare intenda aggiungersi l’Austria). Non c’é solo una questione di merito (questi sono paesi che i migranti sbarcati in Italia non li vogliono, che contestano le quote e la revisione del trattato di Dublino. che si oppongono a una maggiore integrazione europea e che dall’Europa, nel bilancio dare-avere, lucrano decine di miliardi, contrariamente all’Italia che ha un passivo di oltre 30 miliardi). C’é anche un problema di procedura costituzionale. Chi ha deciso questa nuova collocazione dell’Italia? Il governo, il Parlamento, il presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri? Non pare. Salvini può invertire la linea di politica internazionale ed europea dell’Italia praticamente da solo o dopo una telefonata con Di Maio?

Tutto questo rappresenta un passo pericoloso e molto delicato della triste vicenda italiana e le reazioni del mondo democratico assomigliano, nelle loro diverse articolazioni, a quelle dell’inizio dell’avventura fascista, che pure aveva alle spalle (la guerra vinta e il bolscevismo imperante) ben altre e più razionali motivazioni. Anche oggi come allora in trincea vanno non gli estremisti di sinistra, ma i riformisti, i democratici, i liberali. Oggi si schierano i Cacciari, i Monti, i Calenda, se volete e con toni ancora più accesi il nostro Ugo Intini che parla di un nuovo Cln, mentre la sinistra del Pd occhieggia ancora, vedi Emiliano e Damiano, alla parte più socialmente sensibile della maggioranza, protesta coi grillini contro la Tap, apprezza il decreto Di Maio sui vincoli al lavoro precario e quel che resta di LeU sostiene il progetto di nazionalizzare le autostrade.

Esattamente quel che avvenne di fronte al primo governo Mussolini che approvò le otto ore di lavoro col plauso di quel che rimaneva del sindacato e che poi troverà nel corporativismo un terreno d’azione molto apprezzato anche da settori socialisti. Quel che anche allora non si capì era la frattura democratica che il fascismo aveva provocato. Lo capirono i liberali di Amendola, e prima ancora di Gobetti, lo capirono i riformisti di Turati, di Matteotti e di quel Zaniboni che decise di attentare alla vita del duce. E sapete perché i rivoluzionari, massimalisti e comunisti di ieri e i nuovi estremisti o radical chic di oggi non lo hanno compreso? Perché manca a loro un’autentica cultura democratica. Perché pensano, al contrario di quel che sosteneva il nostro Pertini, che una buona riforma sociale possa valere qualche rinuncia alla democrazia.

Cosí l’opposizione perse allora e perde oggi. Non bastano sporadiche e discutibili sfilate al porto di Catania, come non bastò allora un Aventino dal quale si distaccarono, non a caso, proprio i comunisti per tornare in Aula coi fascisti. E non serve la curiosa lamentela secondo la quale l’opposizione a Salvini rafforza Salvini, esattamente come tutti gli attentati a Mussolini rafforzavano il duce. E a Salvini auguro lunga vita oltretutto per questo. Occorre un progetto alternativo di società e di stato, che non annulli i problemi oggi procurati da ondate migratorie che non si fermeranno, ma le concili con l’esigenza di sicurezza dei cittadini, cambiando radicalmente la gestione dell’immigrazione, che corregga i gravi errori di ieri e si proponga con soggetti politici e dirigenti del tutto nuovi.

Già Minniti aveva iniziato senza grida manzoniane e azioni illegittime e disumane ad affrontare il tema delle partenze. Bisognerà che l’opposizione sistemi un progetto che blocchi lo sfruttamento dei migranti nei campi del Sud, che renda illeciti i profitti delle cooperative, che obblighi i migranti nostri ospiti a lavorare, che non li assembri nelle periferie urbane, che renda possibili i rimpatri dei clandestini attraverso accordi politici ed economici coi paesi d’origine, che nel contempo accolga a braccia aperte tutti i profughi non solo dalle guerre ma dalle dittature come recita l’articolo 10 della Costituzione, che salvi il maggior numero di migranti in mare, che curi i malati, dia da mangiare agli affamati e da bere agli assetati. Mi verrebbe voglia di dire che opponga a un’azione ispirata dall’egoismo e dal più ottuso nazionalismo un’etica e un progetto cristiani. Anche oggi, forse come all’origine del movimento socialista, c’è bisogno di un’etica e non è un caso che uomini come Prampolini la trovassero proprio nel messaggio cristiano.

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Commenti all'articolo
  1. Tre pennellate d’artista caratterizzano l’odierno fondo:
    A) dopo aver anticipato i deragliamenti giuridico-istituzionali di Salvini, oggi il Direttore non da il benvenuto all’azione della magistratura nei confronti del Ministro dell’Interno, da un lato militando sempre a favore della distinzione delle due sfere, d’altro canto cogliendo lucidamente il rafforzamento politico che di Salvini, e delle sue tesi-azioni spietatamente demagogiche, ne deriva.
    B) l’esemplare conclusione del ragionamento, in ordine all’emergenza etica della epocale deriva individualistica, circa l’approdo ad un rinnovato spirito dell’etica cristiana, implicitamente ricordando le origini cristiane del socialismo primigenio, così come scrissero anni fa leader del calibro di Willy Brandt, Olof Palme eBruno Kreisky.
    C) la stentorea indicazione di SOGGETTI POLITICI E DIRIGENTI DEL TUTTO NUOVI.

  2. Caro Direttore, la tua analisi è condivisibile totalmente, chi non si accorge che le prese di posizione di Salvini se non disarmate ci porteranno alla disfatta morale e si troverà di fronte ad un nuovo ventennio fascista, che giustificherà ogni qualsiasi sopruso perpetrato nei confronti prima degli emigrati, dei diversi e poi di qualsiasi oppositore.
    E’ ridicolo pensare che sia la Magistratura a fermare l’azione di Salvini, un’azione che ha tutti gli ingredienti di contorno oltre a quelli politici, che conosciamo bene : l’inchino a omaggiare il popolo devoto, il riferimento al bene cristiano, ai bimbi, magari con mazzi di fiorii, ai figli, alla famiglia, alla nazione. La sfida è appena incominciata con la nave Diciotti e il consenso nei suoi confronti aumenta a dismisura. Chi vive disaggi si aggrappa a l’uomo forte che promette la soluzione vera o falsa, non importa, dei propri problemi e come tutte le dittature prenderà possesso del potere con il consenso del popolo.L’aspirante dittatore rivendica l’appoggio di sessanta milioni di italiani. E la sinistra, i riformisti, i moderati, gli intellettuali cosa pensano di fare?
    Le Elezioni Europee sono ormai alla porta, non servono fantasie per prevedere cosa può capitare con il consenso del popolo all’Italia a l’Europa!
    Necessita un’alleanza fra tutti i soggetti politici di orientamento progressista, democratico, con il mondo del lavoro, imprenditoriale e tutti, dico tutti gli uomini di buona volontà che hanno a cuore le sorti del nostro Paese e dell’Europa, che possa fare da argine e respingere l’uragano incombente.
    Chi non capisce la gravità della situazione, si ritroverà a fare mea culpa, ma sarà troppo tardi !

  3. Fa abbastanza effetto leggere che ci vorrebbe “un’etica e un progetto cristiani” – con riferimento all’azione di governo, almeno così mi sembra – dopo che ci siamo sentiti continuamente ripetere che noi siamo uno Stato laico, ossia non etico, e dopo che nella Costituzione europea, se ben ricordo, non si è voluto inserire alcun accenno alle nostre radici cristiane, ma può essere che tra le qualità del laicismo vi sia quella di poter cambiare idea, quando ne intervengono le ragioni (o forsanche quella di adattare i principi alla convenienza politica del momento, pur se non dovrebbe essere così).

    Sarebbe un po’ come il ritenere “che le questioni politiche le deve risolvere la politica”, ma poi prevedere nondimeno delle eccezioni, il che mi sembra peraltro fare il paio con la libera manifestazione del proprio pensiero, garantita dall’art. 21 della nostra Costituzione, salvo i limiti fissati da leggi ordinarie, e da “uomo della strada” mi viene poi di fare un’altra considerazione, che può riguardare il tema immigrazione così come altri problemi del nostro vivere di collettività, problemi che si configurano come “questioni politiche”, nel senso che il Paese, col voto, indica di fatto la via da seguire ai governanti di turno.

    E’ sicuramente vero che la legge è al sopra di tutti, ma se la legge non riconosce ad un Ministro un qualche spazio di autonomia, significa di fatto, da quanto riesco a capirne, che la guida di un Dicastero potrebbe non essere affidata ad una figura di estrazione politica – o comunque “di parte”, anche quando non elettiva, la quale impronta per così dire la propria azione sull’esito delle urne, ossia in base alla volontà popolare – bensì ad una figura cosiddetta “di carriera”, ossia non politica, o se vogliamo “neutra”, dal momento che non vi sarebbe praticamente alcun margine di autonoma specificità decisionale.

    A questo punto, da come stanno andando le cose, per chi crede ancora nel “primato della politica” saranno verosimilmente le prossime elezioni europee a farci capire quali sono gli “umori” del Paese riguardo a quanto sta accadendo in questi giorni, e forse avverrà in quelli a seguire, fino al voto, e la sinistra dovrà prepararsi a tale appuntamento nei migliori dei modi, e può farlo in varia maniera pur se vedo delle difficoltà, ma a mio avviso dovrebbe comunque ed innanzitutto evitare errori quali il voler “mettere fuori gioco”, com’è successo, un leader politico alfiere della destra liberal-moderata, stando almeno alla definizione datagli da più d’uno.

    Paolo B. 28.08.2018

  4. A Paolo Bolognesi vorrei ricordare che una cosa è la sacrosanta laicità dello stato altra cosa l’etica di un partito o di una coalizione. Guai a confondere le proprie convinzioni etiche con l’etica di stato, che non può che essere laica, cioè ispirata al rispetto di tutte le etiche. Ricordati che Prampolini, che tu conosci bene, era cristiano e laico. Anzi addirittura cristiano e anticlericale.

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