giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

FEDELI ALLA LINEA
Pubblicato il 30-08-2018


c0b9915a-bad4-4db1-807a-7e8083f3d0c3_largeNel Governo del Cambiamento ci sono due figure che rappresentano le radici dei vecchi Esecutivi: Giovanni Tria e Enzo Moavero Milanesi, gli stessi che in questi ultimi mesi hanno frenato le esternazioni dei due Vicepremier. Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha recentemente ripreso sia Di Maio sostenendo che “pagare i tributi all’Ue è un dovere”, sia Salvini affermando che “anche noi siamo stati migranti nel mondo”. In queste ore il ministro Moavero è a Vienna per una due-giorni dall’agenda particolarmente intensa che include una riunione informale (Gymnich) dei Ministri degli Esteri dell’Unione Europea: in agenda, su richiesta Italiana, le migrazioni nel Mediterraneo, la missione europea Sophia e la revisione del suo “Piano Operativo”. Non sarà facile recuperare credito per un’Italia che ultimamente è sempre in lite con l’Europa. L’Osce può favorire una sicurezza sostenibile e effettiva in Europa, “che dovrebbe essere la nostra stella polare”. Lo ha affermato oggi il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi, rivolgendosi al Consiglio permanente dell’Osce a Vienna. Moavero ha ribadito l’impegno dell’Italia “per promuovere il dialogo e rafforzare la sicurezza collettiva, da Vancouver a Vladivostok”. Nella giornata di oggi, Moavero ha inoltre incontrato a Vienna il segretario generale dell’Osce, Thomas Greminger. Durante il colloquio, Moavero e Greminger hanno discusso proprio delle priorità della presidenza in esercizio italiana in vista del 25mo consiglio ministeriale dell’Osce che si terrà a Milano il 6 e 7 dicembre.
Ma a fare i conti con i due Vicepremier è proprio l’uomo incaricato di tenerli, Giovanni Tria. Non è solo la Borsa di Milano passata, nel giro di pochi mesi, da essere maglia rosa a essere maglia nera sul mercato azionario continentale (bruciando 80 miliardi in pochi giorni), a preoccupare il ministro del Tesoro, ma anche al continua messa in discussione di un’Europa fuori dalla quale l’Italia rischia il baratro. “L’Italia è un Paese affidabile: ha già adottato misure in tal senso e altre ne prenderà all’insegna della stabilità”, è quanto afferma il ministro dell’Economia Giovanni Tria in Cina tracciando un quadro ben definito e rassicurante agli investitori cinesi nella ricca giornata d’incontri tra banche e grandi fondi sovrani (Cic, Safe, National Social Security Fund e Silk Road Fund), già legati all’Italia. Alla base di tutto il ministro ha indicato l’integrazione piena nell’area dell’euro, che non è in discussione.
Dopo aver ricevuto il ‘regolo sulle dita’ per aver evocato l’eventualità di superare il tetto del 3% di deficit/Pil per finanziare una manovra espansiva, Di Maio prova a conciliarsi con il ministro delle Finanze: “Ogni giorno, costantemente, vengo messo in contrapposizione con il ministro Tria. Voglio cogliere l’occasione per dire che questo governo ha piena fiducia nel presidente del Consiglio Giuseppe Conte che coordina la linea economica del governo e nel ministro dell’Economia Giovanni Tria che porta avanti la linea economica del governo perché questa linea è dentro il contratto e sia Conte che Tria portano avanti la linea economica del contratto”.
Tuttavia anche da Palazzo Chigi si avvertono i primi malumori per le iniziative dei due Vice presidenti. Dopo aver ribadito che «l’Italia è lontana» dal gruppo dei paesi dell’est Europa che picconano l’Unione mentre ne divorano i miliardi ricevuti, il Presidente Giuseppe Conte esce definitivamente dall’angolo in cui è stato messo.
“Questa gara io non la reggo. O si cambia, o è impossibile andare avanti”. Giuseppe Conte chiama Giancarlo Giorgetti, si incontrano nello studio del premier. Un vertice di governo segreto, di svolta. Il capo dell’esecutivo considera “insostenibile” il braccio di ferro permanente tra Lega e Cinquestelle, questa “rincorsa” tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio che, si lamenta, produce un solo effetto: “Scredita il presidente del Consiglio”. E rischia di farlo saltare, assieme al resto del governo. “C’è un problema di metodo”, ammette il sottosegretario alla Presidenza, che per vocazione ricuce conflitti e si sta ritagliando il ruolo di baricentro unico della maggioranza.

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