sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

I banchieri “ladri” hanno spalancato le porte al populismo
Pubblicato il 22-08-2018


La crisi economica, il fallimento del 40% delle aziende e la conseguente perdita dei posti di lavoro hanno visto attori resonsabili della debacle produttiva italiana quei banchieri incapaci e sponsorizzati dalla politica, di cui molti di loro disonesti, chiedere a gran voce “giù le mani dall’euro”. Questo, senza minimamente fare un trascurabile mea culpa durante l’ultima assemblea dell’ABI che ha rieletto il ravennate Patuelli, così come era successo a novembre scorso con Visco alla Banca d’Italia; quasi ad ostentare un trionfo: “sistema bancario vincente, non si cambia!”.

In questi giorni, poi, sempre gli stessi banchieri, gracchiano ancora il loro inno “più Europa, più Europa”, un po’ come li prodi scudieri che seguivano lo cavaliere da Norcia (alias, Mario Draghi), cantavano “Branca, Branca, Branca, Leon, Leon, Leon, Fiii… Bum!”. Ma ciò che stona non è il divertente ritornello, sono gli operai e le piccole imprese venduti dai politici alla finanza europea e ai banchieri de noantri, per una importante percentuale figli dei “furbetti del quartierino” che ha continuato a suonare una musica scritta su un vecchio spartito.

Tutto questo, drammaticamente, ha infuriato gli italiani al punto di convertirne la maggioranza al populismo. Non per convinzione strategica personale, ma perché schifati da una incapacità e un’arroganza inaspettata da parte di quella politica che, per prima, avrebbe dovuto pensare ai cittadini che pagavano le tasse piuttosto di finanziare, come hanno finanziato con il Decreto salva banche, gli stipendi faraonici dei banchieri i quali, quasi a ricambiare, avevano a loro volta finanziato la politica con i risparmi delle famiglie.

La conseguenza di queste azioni “opache” ha portato oltre il 55% degli elettori italiani ad iscriversi il 4 marzo, in cabina elettorale, al quel populismo sottovalutato e schernito in Italia, quanto preso sul serio in Europa. Un’Europa che, nonostante tutto, non ha mai accennato al cambiamento, un’Europa letteralmente affascinata dallo starnazzare dalle sirene di Ulisse di quei banchieri che continuano a cantare stonate “più Europa, più Europa” per compiacere il capo di questa congrega di segreti e sporchi interessi dal nome Barbon. Non come barbone, ma osceno burlone, il quale ha consentito a sua insaputa (perché costantemente ubriaco) ai banchieri ladri e disonesti di spalancare le porte al populismo.

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Commenti all'articolo
  1. E’ una parte – non piccola – delle cause della fine della vecchia politica. Quanto al danno “sociale” delle banche, ha fatto molto di più sull’immaginario collettivo il duo Renzi-Boschi di tutti i banchieri d’Italia.

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