mercoledì, 21 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il ritorno di Veltroni che richiama la sinistra
Pubblicato il 29-08-2018


veltroniSembrava ormai uscito di scena e dedito totalmente al Cinema e ai libri, invece torna a ‘parlare di politica’, Valter Veltroni, l’ideatore di quel Pd sempre più lacerato dopo la debacle del 4 marzo. Anche se l’ex segretario dem non è la prima volta che interviene dopo la disfatta delle ultime elezioni, in cui già avvisava che la sinistra ha perso «il rapporto con il popolo. Senza il popolo non può esistere la sinistra». In quell’occasione aveva sul Corriere fatto più o meno le stesse critiche alla sinistra che ora è la stessa di pochi mesi fa.
“Il populismo, espressione comoda per indicare una politica che a questo disagio si rivolge, è, per tutto questo, una definizione sbagliata. È destra, la peggiore destra. Quella contro la quale un galantuomo come John McCain ha combattuto fino all’ultimo. Definirla populista è farle un favore. Chiamiamo le cose con il loro nome. Chi sostiene il sovranismo in una società globale, chi postula una società chiusa, chi si fa beffe del pensiero degli altri e lo demonizza, chi anima spiriti guerrieri contro ogni minoranza, chi mette in discussione il valore della democrazia rappresentativa, altro non fa che dare voce alle ragioni storiche della destra più estrema. Altro che populismo. Qualcosa di molto più pericoloso”. In un intervento sul quotidiano Repubblica, l’ex segretario del Pd, richiama i dem, tentando un nuovo modo per scalfire un contesto politico in cui ormai la sinistra sembra esclusa.
“Ma ciò che la sinistra, impegnata a dividersi e rimirarsi allo specchio, non ha capito – aggiunge Veltroni – è che in questi anni è andata avanti una gigantesca riorganizzazione della intera struttura sociale. Qualcosa di paragonabile agli effetti della rivoluzione industriale. Il lavoro ha cambiato natura, facendosi aleatorio e precario”. “In una società veloce – sottolinea l’ex politico – una democrazia lenta e debole finisce con l’essere travolta. Più la democrazia decide, più resterà la democrazia. Meno decide e più sarà esposta alla pantomima di questa estate allucinante, con un governo che le spara grosse su tutto”.
Una critica che suona come beffa visto che la lacerazione nel Pd è iniziata quando Veltroni era ancora nel Partito, poi la critica verso l’atteggiamento dei dem nei confronti dei pentastellati. In Italia “nei confronti dei Cinquestelle la sinistra ha compiuto gravi errori. Ha cambiato mille volte atteggiamento, ha demonizzato e cercato alleanze organiche o viceversa, senza capire che molti di quei voti sono di elettori di sinistra. Che molti dei sei milioni di cittadini che avevano votato per il Pd nel 2008 hanno finito con lo scegliere i pentastellati o sono restati a casa. Un dolore profondo, un malessere che meritava molto di più delle piccole risse quotidiane o dei corteggiamenti subalterni. Molti di quegli elettori oggi sono certamente in sofferenza per il dominio della Lega sul governo e ad essi, e a chi non ha votato, senza spocchia da maestrino, la sinistra deve rivolgersi”. Infine, anche se avverte “O la sinistra la smetterà di rimpiangere un passato che non tornerà e si preoccuperà di portare in questo tempo i suoi valori o sparirà” Veltroni non manca di rimpiangere il vecchio Partito Democratico: “Il Pd che io immaginavo è durato pochi mesi, raggiunse il 34 per cento in condizioni terribili e si trovò, orgoglioso e emozionato, in un Circo Massimo oggi inimmaginabile per chiunque. Era l’idea di un partito orizzontale, fatto di cittadini e movimenti, di associazioni e autonome organizzazioni. Un partito a vocazione maggioritaria perché aperto, che usava le primarie come cemento per unire questo arcobaleno. Il contrario di un ‘partito liquido’, come poi si è purtroppo rivelato essere, per paradosso, quando ha prevalso il rimpianto per forme partito che non sono più date in questo tempo. Quel partito è stato in questi anni, per responsabilità di tutti, dominato dalle correnti e dai gruppi organizzati e il suo spazio vitale si è ristretto, come la stanza del funzionario Rai di ‘La Terrazza’ di Ettore Scola. Quei muri vanno tirati giù e il Pd deve apparire un luogo aperto, plurale, fondato sui valori e non sul potere. Bisogna inventare una forma originale di movimento politico del nuovo millennio”.

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Commenti all'articolo
  1. Ma anche basta con Scalfari e Veltroni, è un continuo guardarsi alle spalle, sempre e comunque, e alla fine succederà ancora una volta di mangiare il piatto riscaldato del discount peggiore.

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