lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Nencini: M5S immagina Italia rurale e antimoderna
Pubblicato il 10-08-2018


tav“Mai contratto di governo fu più ambiguo e vacuo di quello Salvini/Di Maio. Non solo perché in conflitto con i programmi dei due partiti ma soprattutto alla luce di un pericoloso pensiero antimoderno”. È quanto ha affermato il segretario del Psi, Riccardo Nencini, che sintetizza così: “Riassumo le posizioni. I grillini dicono no alla tav in Veneto, no alla Torino-Lione, no alla Gronda di Genova e al passante di Bologna. Ancora no al potenziamento dell’aeroporto di Peretola e al nodo di Firenze. No alla Pedemontana, no al Tap, no alla Orte- Mestre. Silenzio sulll’alta velocità Napoli- Bari. La Lega è favorevole a tutte queste infrastrutture”- ha sottolineato.

“Toninelli si nasconde dietro la revisione dei progetti e dei costi delle opere ma dimentica che tutte le opere in questione sono già state oggetto di spending e project review da parte dei governi precedenti, i costi sono stati in molti casi dimezzati, l’impatto ambientale discusso con enti locali e associazioni”- ha aggiunto. “Sono pronto a sfidare il ministro quando e dove vorrà”- ha proseguito Nencini, già vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti –  visto che in 8^ commissione senato si è ben guardato dal rispondere nel merito. La verità: i grillini immaginano un’Italia bucolica, rurale. Tra poco invocheranno la ‘campagna del grano’”- ha concluso Nencini.

Ma gli scontri sulle grandi opere sono anche, anzi soprattutto interni, alla maggioranza. Dopo il botta e risposta tra Antonio Tajani e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che aveva chiesto al presidente del Parlamento europeo di “mettersi l’anima in pace” perché “la mangiatoia è finita”, interviene Armando Siri, sottosegretario ai Trasporti e leghista. “I soldi pubblici non si devono sprecare, ma le grandi opere si possono fare e si debbono fare pretendendo che non ci siano sprechi. Non è che fare la grande opera significhi alimentare una mangiatoia”, ha affermato. E il precedessore di Toninelli, Graziano Delrio, invita il ministro 5 Stelle a rivolgersi ai giudici se ritiene che ci siano state “mangiatoie”: “Sì può essere d’accordo o meno sulla Tav ma, intanto, quelli che sono d’accordo non blaterano, espongono le proprie ragioni. Se si sceglie di non farla non ci si nasconda dietro presunte ‘mangiatoie’ che di certo Toninelli non ha trovato in eredità da me, e che se fossero vere vanno comunque denunciate in Procura e non in un tweet”.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. Il supposto pericoloso declino verso l’antimodernità è il frutto del cieco modernismo, sviluppismo tecnocratico ed industrialistico che ha cavalcato anche il nostro Partito.
    Quest’ultimo dall’origine del positivismo evoluzionistico ha via via debordato verso un approccio fondamentalisticamente illuministico, non limitandosi a farsi liberale ma ad inserirsi nell’esclusivo filone politico, non solo culturale, del liberalismo, anticrocianamente, con tanto di annesso liberismo.
    Oggi, evidentemente, siamo in epoca postindustriale, letteralmente “postmoderna”, con la centralità in particolare della tematica ambientale.
    Chi non coglie ciò è fuori dalla storia, a maggior ragione dalla politica, al di là delle sonore batoste elettorali.

  2. Le infrastrutture sono necessarie al nostro Paese. Dire no a tutto ci taglia fuori dal mondo. Se il problema per i 5s consiste nel fatto che qualcuno veda nelle grandi opere una mangiatoia, non aprire cantieri e´ una soluzione totalmente ridicola. Anziche´ combattere l´abuso – tangenti, corruzione…- si abolisce il mezzo, con danni enormi in termini di occupazione sia diretta che da indotto. Basti vedere a quello che e´ accaduto a Genova. L´ostilita´ dei 5s alla Gronda e´ nota da parecchi anni. Chiaramente il ponte non e´ crollato per colpa dei 5s (ne´ di altri politici), ma e´ un´opera che ha come obiettivo proprio quello di ridurre il traffico merci sulla A10.
    Dire solo no non basta. Sul come e dove le opere debbano essere costruite si puo´ e si deve discutere: con le popolazioni locali, le associazioni e le autorita´ competenti. Soffiare sul fuoco delle contestazioni e della rabbia serve sicuramente sul momento a gonfiare i consensi del movimento ma in un´ottica futura condanna il Paese all´immobilita´ e alla decrescita. Infelice, questa volta.

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