giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Inps: come fare i versamenti. Professioni e competenze per trovare lavoro
Pubblicato il 01-08-2018


Il versamento all’Inps va effettuato con i modelli F24

ARTIGIANI E COMMERCIANTI: I NUOVI IMPORTI CONTRIBUTIVI 2018

Entro lo scorso 16 maggio i lavoratori autonomi hanno dovuto provvedere al pagamento degli oneri previdenziali da corrispondere per il 2018. A partire da quella data infatti è partita la kermesse assicurativa dei soggetti contribuenti interessati relativa all’anno in corso che terminerà con l’ultimo versamento da effettuare a saldo nel giugno – luglio del 2019. Al riguardo è appena il caso di precisare che artigiani e commercianti devono di norma corrispondere all’Inps i contributi previdenziali previsti in cifra fissa (si tratta delle quote che coprono il lavoratore autonomo ai fini dell’assicurazione pensionistica per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti) e a percentuale. L’onere di legge dovuto sul “minimale” di reddito, che è uguale per tutti gli iscritti quale che siano i proventi d’impresa conseguiti nel corso del 2018, è stato calcolato con riferimento al nuovo minimale di reddito annuo di 15.710,00 euro, in vigore dal primo gennaio di quest’anno, sul quale sono state applicate le seguenti aliquote percentuali: 24,00 per cento, per i titolari di azienda artigiana e per i collaboratori familiari di età superiore ai ventuno anni e 21,00 per cento, per i medesimi soggetti il cui requisito anagrafico sia inferiore ai ventuno anni. Aliquote che, per i commercianti, sono state invece elevate, sempre nella stessa suddivisione indicata, al 24,09 per cento e al 21,09 per cento. La quota degli esercenti attività commerciali, leggermente più congrua rispetto al resto dei lavoratori individuali, contiene al suo interno una maggiorazione pari allo 0,09 per cento (dovuta anche per quest’anno), destinata al cosiddetto fondo per la rottamazione negozi (art. 5, dlgs 207/1996) che interviene nei confronti dei soggetti di età non inferiore a 62 anni (57 anni per le donne) che hanno cessato l’attività (e restituito la licenza), riconoscendo loro un indennizzo pari al minimo di pensione Inps (507,42 euro mensili) per la durata massima di tre anni. Gli artigiani, pertanto, dovranno corrispondere un contributo minimo annuo, ripartito in quattro rate di eguale importo, di 3.778,00 euro (+7,44 di maternità, se titolari di impresa e coadiutori maggiori di ventuno anni) o di 3.307,00 (+7,44 di maternità, se collaboratori familiari più giovani). I commercianti, di 3.792,00 euro oppure di 3.321,00 (sempre + 7,44 di maternità), secondo i casi determinati dalla scansione riferita. Per l’anno 2018 il massimale di reddito annuo è pari a 77.717,00 valore ricavato dalla prima fascia del cosiddetto “tetto” di retribuzione pensionabile (46.630,00) implementato di due terzi (31.087,00). Sui proventi intermedi all’intervallo tra le due cifre indicate si applica l’aumento di un punto percentuale dell’aliquota contributiva (legge 438/1992). L’obbligazione previdenziale – si sottolinea – va tassativamente assolta, nei limiti delle scadenze ordinariamente stabilite, mediante l’utilizzo del modello unificato di pagamento F24. Al riguardo, si ricorda che la prima, la seconda e la terza tranche dell’anno corrente, cadono rispettivamente il 16 maggio, (già passato), il 16 agosto e il 16 novembre p.v. e la quarta e ultima, il 16 febbraio del 2019. E’ opportuno precisare, inoltre, che per eventuali periodi inferiori all’anno solare la contribuzione dovuta in cifra fissa va sempre rapportata a mese. Nella fattispecie le somme mensili da versare sono di 314,83 (+0,62 di maternità), per i titolari di aziende artigiane e per i coadiutori oltre i ventuno anni e di 275,58 (+0,62 di maternità), per i collaboratori al di sotto di tale soglia anagrafica. Importi mensili che, per gli esercenti attività commerciali, sono a seconda delle situazioni richiamate, alternativamente di 316,00 euro (+0,62 di maternità) o di 276,75 euro (+0,62 di maternità). Oltre al consueto incremento dovuto alla lievitazione del minimale di reddito imponibile, nel 2018 vi è, dunque, da registrare in aggiunta la conferma della maggiorazione dell’aliquota percentuale assicurativa di uno 0,2 per cento, decisa con la finanziaria 1998 (articolo 59 della legge n. 449/97). I primi concreti effetti del rincaro sono comunque già di fatto arrivati: i conti con le nuove obbligazioni da attendere si sono già fatti sentire – come detto – il 16 maggio scorso.

Importante, in sede di versamento delle singole rate, degli acconti e del saldo, tutti gli importi devono essere arrotondati all’unità di euro.

CONTRIBUTI LAVORATORI AUTONOMI 2018

Fasce di reddito Artigiani Commercianti

fino a 18.962,95 euro 3.529,06* 3.543,05*

da 18.962,96 a 46.630,00 22,65% 22,74%

da 46.630,01 a 77.717,00** 23,65% 23,74%

La cifra comprende anche la quota del contributo per maternità (0,62 euro mensili). Per effetto dell’art.49, comma 1, della legge n. 488/1999 (la finanziaria 2000), l’onere previdenziale di maternità è fissato nella misura predetta (di 0,62 euro mensili), per ciascun soggetto iscritto alla gestione di appartenenza. Nei moduli di pagamento prelevati dal siti web dell’Inps, la quota per le prestazioni in questione viene aggiunta agli importi da corrispondere per contribuzione Ivs dovuta sul minimale di reddito. ** Il massimale contributivo che si applica agli iscritti dal 1°gennaio 1996, privi di anzianità assicurativa alla data del 31/12/95, è pari a 101.427,00 euro per quest’anno.

Reichlin

L’INPS DEVE RESTARE FUORI DAI CONDIZIONAMENTI POLITICI

“Mi sembra che ci sia una relazione tecnica che accompagna il provvedimento. E mi sembra che ci siano dati condivisibili e credibili. Gli organi dello Stato come l’Inps elaborano dei dati tecnici e proprio per questo devono restare al di fuori dei condizionamenti della politica. Per di più, l’Inps ha una banca dati molto importante e il presidente Boeri l’ha rafforzata ulteriormente”. Così si è espresso l’economista Pietro Reichlin, professore di Economia alla Luiss ‘Guido Carli’, sulla recente polemica, ancora in corso, tra governo e Inps sulla relazione tecnica allegata al dl dignità.

Per Reichlin, “se da un lato si pongono delle restrizioni sui contratti a termine e dall’altro si impongono delle penali sui contratti a tempo indeterminato, non si possono certo avere effetti positivi sull’occupazione”.

Fondamentale, per lo studioso, è che “i tecnici siano lasciati fuori dalla discussione politica”. “Mantenere la separazione su due piani differenti tra politica e organi tecnici – ha ribadito – è fondamentale per il funzionamento del Paese. Gli organi devono restare fuori dal condizionamento della politica, poi la politica con i dati elaborati può farci quello che vuole”.

Professioni e competenze

COSA CERCANO LE AZIENDE

Le qualità più importanti, per un professionista, richieste dalle aziende, sono, sotto il profilo pratico, quelle legate al cloud e al calcolo distribuito, come anche al software middleware e di integrazione e all’analisi statistica e dei data mining, mentre le più importanti qualità professionali trasversali sono risultate essere la leadership, la comunicazione, la collaborazione e il time management. A rilevarlo è stato LinkedIn, il più grande social network professionale al mondo, che di recente ha annunciato i risultati della ricerca ‘Top skill 2018’, l’annuale studio relativo alle competenze più richieste dalle aziende a livello globale.

Evidenze, queste, che, se da una parte sottolineano come il comparto tecnologico rimanga essenziale per le hard skill, dall’altra mettono in risalto una costante crescita della necessità per i professionisti di imparare a gestire in maniera migliore il proprio tempo, al fine di poter raggiungere quell’equilibrio tra lavoro e vita privata di cui tanto si parla. Con l’avvento della tecnologia e la possibilità di abilitare politiche di smart working, infatti, le aziende cercano sempre di più lavoratori consapevoli delle loro possibilità e in grado di gestire in maniera efficiente il proprio lavoro. Questo, però, comporta anche che i professionisti abbiano una buona capacità comunicativa e collaborativa, al fine di poter creare un ambiente lavorativo più disteso, stimolante e produttivo.

Come ogni anno, l’analisi di LinkedIn ha indagato i due principali filoni che identificano le hard skill e le soft skill più importanti per i professionisti. Così, da una parte abbiamo quelle competenze più tecniche e che spesso fanno riferimento all’emisfero sinistro del nostro cervello, ovvero la parte specializzata nei processi analitici, logici e razionali, mentre, dall’altra, troviamo le capacità governate principalmente dall’emisfero destro più dedito allo sviluppo e alla gestione del nostro lato creativo e adattivo che caratterizza il nostro modo di adeguarci alle situazioni e di interagire con gli altri. “Oggi le aziende cercano talenti che sappiano unire nella maniera giusta le proprie competenze tecniche con le proprie qualità sociali e personali”, ha spiegato Marcello Albergoni, Head of Italy di LinkedIn. “Grazie a un network di oltre 562 milioni di utenti a livello globale, di cui oltre 11 milioni solo in Italia, le imprese di qualunque dimensione hanno davvero la possibilità di fare questo, capendo anche – ha proseguito – quali siano i reali interessi dei candidati e selezionando i talenti migliori non solo in base al loro curriculum, ma anche scoprendo quali siano le loro attitudini, i loro modi di interagire con gli altri, chi conoscono e quali sono le loro aspettative. Tutte informazioni estremamente utili per selezionare le persone giuste nel momento giusto”.

In Italia la ricerca, poi, si è concentrata su tre settori particolarmente interessanti e in crescita nel nostro Paese, ovvero il settore bancario, quello dell’automotive e quello legale. In questi ambiti apparentemente così distanti tra loro si può riscontrare un elemento in comune ovvero un aumento della richiesta da parte delle aziende di trovare professionisti con capacità analitiche. Nel mercato automobilistico, infatti, questa qualità è al terzo posto tra le skill più richieste, mentre si attesta addirittura al primo nel comparto bancario e in quello legale, rimarcando l’importanza di sapere analizzare e interpretare le situazioni e i dati, che sempre di più oggi sono alla base del business di qualunque settore.

“L’analisi dei dati – ha aggiunto Albergoni – è oggi un fattore imprescindibile per il successo di un’impresa. Avere la capacità di interpretare e gestire la mole di informazioni necessarie allo sviluppo del business moderno diventa così un vero e proprio elemento distintivo per tutti quei talenti che cercano nuove opportunità e che puntano al futuro di un mondo del lavoro in continua evoluzione”.

Carlo Pareto

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