martedì, 13 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La lite (e il dubbio) sulle pensioni d’oro
Pubblicato il 30-08-2018


di maio occhiataIn una conferenza stampa nel corso della sua visita in Egitto, il vicepremier Luigi Di Maio ha detto: “Non voglio entrare in uno scontro con chi chiede di rallentare sui tagli alle pensioni, ma nel contratto di governo abbiamo scritto che vogliamo tagliare le pensioni d’oro: se qualcuno vuol dire che il contratto non si deve attuare lo dica chiaramente, altrimenti si va avanti. Sia chiaro che agiamo su persone che prendono dai 4mila euro netti in su, se non hanno versato i contributi relativi agli assegni eppure si stanno trattando queste persone come disperati che adesso dobbiamo andare a salvare”.
La replica di Claudio Borghi, deputato della Lega e presidente della Commissione Bilancio della Camera è arrivata immediatamente: “Non mi risulta ci sia nessuno contrario al taglio delle pensioni da 5mila euro, come previsto dal contratto di governo. Sulle pensioni la posizione mi risulta essere sempre la stessa: per i trattamenti sopra i 5mila e non coperti da contributi l’obiettivo è riportarli al montante contributivo, come previsto. Smentisco chi parla di tassazione a partire dai 2mila euro, come sostiene Brambilla: è una cosa che non è prevista da nessuna parte”.
Uno studio di Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali, ha bocciato il  ricalcolo contributivo delle pensioni d’oro sopra i 4mila euro netti al mese, 80mila euro lordi all’anno, contenuto del progetto di legge depositato alla Camera il 6 agosto scorso dai capigruppo di Lega e Cinque Stelle, Molinari-D’Uva. Nello studio fatto da Brambilla viene spiegato perché è meglio procedere chiedendo ai pensionati italiani un  contributo straordinario di solidarietà di tre anni per sostenere la non autosufficienza e l’occupazione di giovani, over 50 e donne, anziché procedere con un taglio secco e permanente.
Borghi è poi nuovamente intervenuto sottolineando quanto segue: “Brambilla è una persona che sicuramente conosce molto bene la materia e terremo in conto la proposta. Non pensiamo nemmeno di chiedere qualcosa a chi ha una pensione pari a 2mila euro lordi, che significherebbe 1500 netti, quanto scritto nel contratto è chiaro, ovvero il ricalcolo contributivo avverrà per la parte eccedente i 5mila euro. Dare un sussidio a chi già riceve una pensione superiore ai 5mila euro netti non mi sembra esattamente equo, per questo noi nel contratto di governo abbiamo detto semplicemente, senza nessun intento penalizzante, che le pensioni superiori ai 5mila euro netti devono essere riparametrate, per la parte eccedente questi 5mila euro netti, ai contributi versati. Quindi significa che se uno ha una pensione altissima ma ha versato tutti i contributi non avrà nessuna penalizzazione”.
Cesare Damiano, del Partito democratico, ex ministro ed ex dirigente CGIL, ha detto: “E’ auspicabile che si alzi un coro di voci, forte e risoluto, contro la scempiaggine demagogica del ricalcolo retroattivo: sia che si tratti di contributi che di età pensionabile. Non c’è nulla di più rischioso e iniquo: se passa questo principio, la barriera dei 4.000 euro mensili sarà rapidamente sfondata per racimolare risorse e si toccheranno anche le pensioni più basse, quelle degli operai. Noi siamo favorevoli al taglio dei vitalizi e delle pensioni d’oro, ma attraverso il contributo di solidarietà già collaudato nel passato e validato dalla Corte Costituzionale a condizione che: sia limitato nel tempo (in precedenza per 3 anni), non abbia natura tributaria, che le risorse risparmiate vengano utilizzate per migliorare le pensioni più basse. In questo caso, poi, trattandosi di un contributo di solidarietà sulle pensioni più alte e a vantaggio di quelle più basse, regge anche il tetto dei 4.000 euro”.
Insomma, di fronte a queste dichiarazioni non si comprende bene chi verrà colpito e non si comprende neanche la posizione assunta dal maggior partito di opposizione. Indubbiamente, la proposta di legge presentata sarebbe un pericoloso precedente normativo che potrebbe essere utilizzato in futuro indiscriminatamente. Al momento attuale, le fasce che verrebbero colpite dal giustizialismo pentastellato, sarebbero insufficienti a migliorare di fatto tutte quelle pensioni nette inferiori a mille euro al mese che potrebbero beneficiare di un miglioramento economico su base annua pari soltanto a qualche euro in più.

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Commenti all'articolo
  1. Ciò che a mio avviso può preoccupare, nell’ipotesi di ricalcolo delle pensioni, al di là di chi avanza la proposta, nonché del tetto e forma di intervento, è il fatto che, da quanto posso capirne, si tratterebbe di una norma con effetto retroattivo, il che, sempre per quel che ne so, mi sembrerebbe essere in contrasto coi principi cardine del diritto, e potrebbe altresì valere come precedente per altri eventuali provvedimenti (a parte che un presunto, ancorché controverso, caso di “retroattività” vi è forse già stato, qualche anno fa, riguardo ad una personalità politica).

    Paolo B. 31.08.2018

  2. La pericolosità del precedente. Poi c’è il problema di tutte le pensioni calcolate con il sistema retributivo che non teneva conto dei contributi versati ma della media degli stipendi degli ultimi anni.

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