giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Fondazione “Massimo Consoli” ricorda Ulrichs
Pubblicato il 29-08-2018


tomba ulrichsAl cimitero monumentale de L’Aquila, la Fondazione “Massimo Consoli” (che continua a portare avanti le battaglie di Luciano Massimo Consoli, il giornalista, scrittore e traduttore tra i fondatori del movimento Gay italiano, creatore d’ un archivio mondiale sulle tematiche gay definito “di notevole interesse storico” dal MIBACT, scomparso nel 2007), ha reso ultimamente omaggio, per la ricorrenza della sua nascita (28 agosto), alla tomba del filosofo, giurista e giornalista tedesco Karl Heinrich Ulrichs (1825- 1895). Un gruppo di esponenti della Fondazione Consoli, attivisti per i diritti GLBTQ e dei cittadini handicappati (tra cui Claudio Mori, giornalista emerito di “Radio radicale”, l’artista Alba Montori, l’editrice Maya Checchi, presidente di Golena edizioni, Anna Benedetti, della Lega Arcobaleno fondata, a suo tempo, dal militante per i diritti degli handicappati Bruno Tescari, scomparso nel 2012, e altri) e semplici cittadini ha tenuto una breve,ma intensa, cerimonia laica davanti alla tomba di Ulrichs.
Nato ad Aurich, vicino Hannover, nel 1825, Uhlrichs, laureato in Diritto e teologia a Gottingen, anche latinista esperto (pubblicò tra l’altro, negli ultimi anni della sua vita, la rivista “Alaudae”, che propugnava l’uso del latino come lingua viva), è stato uno dei primi atttivisti per i diritti dei gay della storia contemporanea.In un’epoca in cui la cultura europea , con una generale coloritura positivistica, si apriva alle grandi frontiere della medicina, della psicanalisi, della fisica, eppure annaspava ancora nella lotta contro pregiudizi sessuofobi d’ogni genere (gli stessi Marx ed Engels, ad esempio, condannavano l’ omosessualità ritenendola sbrigativamente – come, in seguito, i “marxoidi” sovietici – frutto marcio del capitalismo), Ulrichs non rimase a guardare.
E dal 1860 iniziò a girare gli Stati tedeschi, parlando e scrivendo in difesa dei diritti degli omosessuali, combattendo con la censura e le leggi penali di Sassonia, Prussia, e dello stesso Hannover; il 29 agosto 1867, al Congresso dei giuristi tedeschi a Monaco di Baviera, fece uno dei primi “Coming out” ufficiali della storia, proponendo inutilmente – con enorme clamore – una risoluzione che chiedesse l’ abrogazione di tutte le leggi antiomosessuali esistenti in Germania. Inviso a Bismarck, e allo stesso Marx (il quale, nei suoi scritti, aderisce in sostanza alla stessa morale borghese, ma poi, vagheggiando la futura società comunista, addirittura propugna temporaneamente la “proprietà comune” delle donne!), nel 1879 Ulrichs decide di lasciare la Germania, “autoesiliandosi” in Italia.Lo stesso anno, pubblica il XII volume della sua grande opera “L’enigma dell’ amore uranico”: sorta di Enciclopedia dell’ omosessualità in cui inizia a formulare il concetto, molto moderno ( sviluppato poi, decenni dopo, dal sociologo e sessuologo socialista Magnus Hirschfeld, “bestia nera” dei nazisti), dell’omosessuale maschile come persona dotata d’ un’ anima, o comunque d’ una psiche, femminile, “imprigionata” in un corpo maschile. Intanto, nel 1871, il Reichstag della nuova Germania unificata ha approvato il famigerato “Paragrafo 175” del Codice penale tedesco, che persegue penalmente l’ omosessualità maschile ( di quella femminile, per evidente pregiudizio maschilista, non viene nemmeno presa in considerazione l’ esistenza), e resterà in vigore – dopo l “Omocausto” nazista – sino al 1968 nella DDR ( dell’ anno prima, l’ abrogazione dell’ analoga norma penale inglese!) e addirittura, pur con modifiche, sino al 1990 in Germania Ovest ( con definitiva abrogazione solo nel 1994).
“A L’ Aquila”, ha ricordato Alba Montori, ” dopo un primo soggiorno a Napoli, città dal clima però troppo caldo per la sua inferma salute, nell’ atmosfera relativamente tollerante dell’ Italia unificata, Ulrichs visse soprattutto ospitato dal latinista marchese Nicolò Persichetti, per i cui figli fece da precettore: morendo, infine, nel 1895″. Cinque anni dopo, nel 1900, scomparivano il poliedrico Oscar Wilde, altro pioniere del movimento gay, e quel Nietzsche che nel 1879, lo stesso anno dell’ “autoesilio” di Ulrichs, aveva scandalizzato i benpensanti cogliendo – nell’aforisma 259 di “Umano, troppo umano” – il forte legame tra civiltà greca e omosessualità.
La tomba di Ulrichs, con un’ iscrizione in latino, proprio vicino alla tomba di famiglia dei Persichetti, fu ritrovata – dopo che se n’erano perse temporaneamente le tracce – proprio da Massimo Consoli nel 1988. Oggi, la cultura tedesca sta riscoprendo la figura di quest’ intellettuale scomodo (proprio come sta accadendo – per fare un paragone adeguato – ad Armin Wegner, lo scrittore socialdemocratico autore, nel ’33, della celebre “Lettera ad Adolf Hitler” per scongiurare la Shoah): a suo nome sono state intitolate piazze a Monaco, Brema, Hannover. Così come, tornando a L’Aquila, nel Parco del Castello.

Fabrizio Federici

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