venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Leonardo Scimmi
Se non ora quando
Pubblicato il 07-08-2018


Lo ripeto da anni, se non ora quando. A 25 anni dal 1993 abbiamo l’occasione di giocare le nostre carte. I socialisti possono proporre il loro socialismo liberale craxiano e dei Meriti e Bisogni per una sinistra nuova e moderna tesa alla crescita economica. I 5 Stelle sono i comunisti di una volta, con qualche velleità tecnologica. Forza Italia è decomposta, sparirà.

La Lega radicalizzata non attrae i moderati. Oggi possiamo puntare sul Riformismo del socialismo liberale e coinvolgere gli elettori di Forza Italia. Dobbiamo agire ora subito e puntare sulla crescita economica, la crescita delle nostre aziende e dell’occupazione.

Il campo e’libero. Prendiamo l’iniziativa. Uniti e convinti. Crescita economica, lavoro, salari. Fatemi giungere proposte per la crescita economica e ne parlerò ai prossimi eventi.

I socialisti sono tanti. Avanti!

Leonardo Scimmi

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Commenti all'articolo
  1. Caro Leonardo, dobbiamo smuovere il gruppo dirigente centrale e giudicarlo per quello. Anch’io da tempo sostengo che è necessaria una grande iniziativa per smuovere le acque e delineare le sembianze di un nuovo socialismo umanitario, liberale e riformista. Dobbiamo raccogliere quel che resta del pensiero riformista in Italia e portarlo a lavorare sulle nuove prospsettive del XXI° secolo. Se non noi chi? Io sono per un appello e una raccolta firme.

  2. Caro Leonardo, sei testimone dei miei interventi, anche congressuali, in cui più volte ho richiamato una Epinay in salsa italiana, mediante la quale rilanciare il ruolo del PSI nell’agone della politica, dove già da tempo si paventava la crisi di un Pd senza una identità definita fin dalla sua nascita, la fine della spinta attrattiva del partito dell’ex Cavaliere di Arcore oggi in fase di abdicazione, a cui faceva seguito da contraltare sulla spinta di un malessere europeo e non soltanto, la crescita esponenziale di un movimento nato in rete e trasformatosi da virtuale in reale sotto l’abile regìa di Casaleggio e le performances istrioniche di un buffone genovese, di un Grillo parlante, noto al gran pubblico che ne interpretava in maniera goliardica e boccaccesca le pulsioni più recondite, liberandoli per i loro “vaffa…” fino ad allora contenuti, insieme ad una Lega, non più bossiana di tendenze separatiste e filosinistrorse, ma trasformatasi in partito nazionale in grado di raccogliere l’eredità di una destra fascista, populista nazionalista, che non si sentiva più rappresentata dagli ex di AN o FdI, ormai sdoganati al ruolo di soggetti istituzionali, ma che guardava ai riferimenti antieuropei della Le Pen, di Orban e dell’ex sovietico Putin nemico di Bruxelles . Ed eravamo solo noi socialisti, in questo quadro disgregante, che potevamo e avremmo dovuto rappresentare al meglio le attese e i bisogni del mondo dei lavori e delle imprese, di quello degli intellettuali, operando proposte di riforme e di gestione della politica economica e sociale in grado di avvicinare consenso proveniente da una sinistra sempre più smarrita e da un centro, a cui molti avevano guardato dopo la caduta della Prima Repubblica, ma ne erano rimasti delusi alla fine della Seconda. Tutto questo, caro Leonardo, come ben sai, non è avvenuto: né dopo Venezia, né dopo Salerno, né, tantomeno dopo Roma. Si è preferito privilegiare il rapporto stringente con il Pd, finendo per essere omologati a loro ed insignificanti per l’elettorato; abbiamo perso consenso, voti, a livello locale e nazionale, abbiamo perso rappresentanza parlamentare, ci siamo divisi in mille rivoli, tanti fuori dal Partito guidati da uomini alla ricerca di solo consenso personale, mentre il povero PSI, nel cuore come ben dici di tanti di noi, rimane solo un elemento di testimonianza poco propenso ad essere partito di proposta e se del caso anche di lotta, con il suo segretario, rimasto unico rappresentante negli scranni del Senato troppe volte solitario, ed inascoltato. L’Alleanza repubblicana, che sia di nenciniana o calendiana proposta non importa, è semplicemente una forma con cui coordinare l’opposizione a quelli che, come era prevedibile e per nostre colpe, hanno conquistato i due rami del Parlamento e governano nella maniera a tutti evidente, è cosa lontana da quello che dovrebbe, a mio parere essere il percorso del Partito per un suo rilancio. Due cose parallele, ma diverse e non sovrapponibili. Bologna fu uno spartiacque e l proposta socialista fu accolta dai presenti con speranza: cedere da parte dei partiti di sinistra un minimo della loro sovranità, per favorire un processo federale che avrebbe potuto condurre alla nascita di un nuovo soggetto socialdemocratico e riformista di stampo europeo, di cui l’Italia ha bisogno, soprattutto con il PSI, anch’esso rinnovato nei suoi organismi, capofila del progetto. Un’altra illusione che l’Epinay italiana fosse finalmente alle porte. Adesso, mentre si continua a guardare verso chi ha già deciso di non essere coinvolto da noi, si attende Caserta dove, probabilmente la convocazione di un Consiglio nazionale, ancora una volta nulla deciderà e, chissà se assisteremo ad un rinnovamento di qualche organismo, con l’obbiettivo di alleggerire il mugugno che ormai nessuno tacita, ma che altrettanto nessuno ha la voglia, la forza o la capacità di esprimere pubblicamente e dare ad esso un seguito, geloso com’è del mantenimento del proprio pennacchio. Voltare ancora una volta lo sguardo altrove, far finta che il problema non esista, anche da parte del vertice che tanto ha fatto nel recente passato per il sostegno e la rinascita di un’idea, lavorando per il bene della comunità, sarebbe davvero dannoso proprio per la comunità socialista stessa. La scommessa di un new deal per il PSI va raccolta; per quel conta e per come posso, io ci sarò: Avanti!

  3. Caro Leonardo, apprezzo il tuo genuino spirito di parte. Ho sentito troppe volte in questi 25 anni proposte come la tua, se pur condivisibili idealmente, constato che non sono realisticamente realizzabili. Io sostengo da molto tempo che la Sinistra nel suo insieme ha fallito, perché ha smesso di fare la Sinistra.
    Proposte che vengono avanti dai 5 stelle come quella di eliminare i privilegi “Pensioni d’Oro ecc.” sono insite nell’essere di sinistra, ma stranamente mai messe in atto con convinzione dai Governi di Centro Sinistra, la lotta alla povertà sembra diventata estranea alla nostra cultura, non abbiamo saputo affrontare adeguatamente la lotta alla disoccupazione, come quella sulla sicurezza, se poi in questo contesto siamo martellati giornalmente da propaganda come : non c’è più destra ne sinistra le ideologie non esistono più, i risultati sono agli occhi di tutti.
    O riusciamo unitariamente tutta la Sinistra Riformista e non, a presentare una proposta credibile al giudizio degli Elettori alle prossime Elezioni Europee, o sarà la fine !

  4. Mi sembra un po’ azzardato, e in ogni caso prematuro, dire adesso che “Forza Italia è decomposta, sparirà”, e bisognerà forse attendere le Elezioni Europee per capirlo meglio, ma credo nondimeno che possano esservi non poche sintonie tra “socialisti” e “forzisti”, come mi è già capitato di scrivere su queste pagine, perché anche a me non pare impossibile una rinascita dei socialisti.

    Una prospettiva del genere non si prefigura comunque facile qualora si volesse seguire la strada di riunire “tutta la Sinistra Riformista e non”, come suggerisce Adriano, il quale non è forse il solo a pensarla così, perché non vedo come il “socialismo liberale craxiano e dei Meriti e Bisogni” possa conciliarsi con “l’altra sinistra”, ossia quella piuttosto lontana dal liberalsocialismo.

    Paolo B. 20.08.2018

  5. Caro Paolo, ti seguo volentieri nei tuoi commenti e ti assicuro che io sono un craxiano di ferro. Oserei dire che in questa fase storica Bettino avrebbe preso in mano la situazione e pur di mandare a casa questi pericolosi populisti, avrebbe fatto quello che io suggerisco e altro. Le elezioni europee sono alla porta, se vogliamo tentare di vincerle occorre rompere gli schemi del passato e dar vita ad una alleanza fra tutti i soggetti liberali, riformisti e non.
    Un caro saluto !

  6. Caro Adriano, ricordo anch’io che Craxi avrebbe voluto riunire la sinistra, ma sotto una guida riformista, e quel tentativo non andò in porto perché c’è una sinistra che ha scelto un’altra strada, forse perché non crede nel riformismo, o per altre legittime e rispettabili ragioni, e non ritengo che oggi sia disposta a rimuovere questa sua “pregiudiziale”, che troppe volte ho visto rispuntare (tanto da farmi pensare che sia “inguaribilmente” e irrimediabilmente ideologica, ossia di fatto insuperabile).

    Non ho ovviamente la pretesa di aver ragione, ma io penso che il primo obiettivo di una opposizione che si voglia proporre come alternativa di governo, non sia tanto quello di “mandare a casa questi pericolosi populisti”, ma piuttosto il saper concepire un programma in grado di venir percepito come strada credibile per dar risposta e soluzione ai problemi, e intorno a questo costruire le alleanze (le quali potranno essere sì inclusive, ma non al punto di mettere insieme ciò che non si amalgama).

    Un caro saluto anche da parte mia. 20.08.2018

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