sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Lettera ad un parlamentare eletto per caso
Pubblicato il 09-08-2018


Ma si, lo farei anche io! Dopo una faticosa campagna elettorale, nella quale hai raccontato un sacco di puttanate a cui, francamente, ti veniva anche un po’ da ridere, non ti è parso vero di entrare a Palazzo dopo una vita da precario, passata magari a leccare le natiche al parlamentare che ti ha preceduto e a cui adesso hai tolto la poltrona.

Hai camminato per tanto tempo sotto il solleone delle promesse che qualcun altro ha fatto a te. Loro ti vendevano il sole, ti dicevano sarebbe sorto un sole raggiante, anche se non riuscivi a fare a meno di vedere sopra la tua testa solo le nuvole di un cielo che più plumbeo non si può. Ecco, ora quelle stesse promesse mirabolanti sei stato tu a rivolgerle ai tuoi elettori, sponsor del tuo fondoschiena che ti ha permesso di entrare in Parlamento.

A quel punto come fai ad impegnarti in aula per realizzare le promesse che erano solo una fesseria? Meglio godersi la vincita della cuccagna e sbafarsi il contenuto della pentolaccia, perché solo quando vedi cosa c’è dentro ti accorgi che è tutta una sorpresa in positivo e perfino superiore a qualsiasi sogno avessi fatto. E il ricordo di quando da piccino dormivi nel divano letto del salone della casa popolare dei tuoi genitori disoccupati a poco svanisce. E con questo, anche il tuo sogno di un lavoro onesto e di una società più equa e giusta.

Ma perché mai dovresti farti prendere la mano dai gatti e dalle volpi del Palazzo per arrotondare quello stipendio che, tra annessi e connessi, a fine mandato ti renderà più di quanto avresti guadagnato in tutta la tua vita a fare “lavoretti” onesti?
Meglio assistere pazientemente ad ogni seduta, rinunciando ad accettare altri incarichi. Meglio limitarsi a votare in aula diligentemente come suggerito dal quel partito di cui fai parte e di cui non ti ricordi nemmeno il nome.

Cinque anni a timbrare quel cartellino che mamma e papà avevano sempre sperato per te. Solo che piuttosto che stare in un call center, sei in Parlamento. Gli uscieri ti ossequiano, le persone ti ossequiano e quando vai al paese a trovare la nonna ti toccano tutti come portassi fortuna.
Il segreto è non parlare, non pronunciarti su nessuna domanda; solo in questo modo molti elettori possono anche pensare che sei uno che che le cose le conosce… quando invece non sai un piffero.

È un po’ quello che hanno fatto alcuni parlamentari eletti con l’Italia dei Valori poi passati a Forza Italia: un paio di legislature, giusto il tempo di maturare il vitalizio. Quello stesso vitalizio che ora sei deciso a togliere… ma sei impazzito?! Guarda ad esempio il senatore Antonio Razzi che, pur essendo una persona onesta, ha accettato di proseguire il suo mandato passando da un partito all’altro al solo fine di ottenere il vitalizio e, già che c’era, di arrotondare lo stipendio con qualche incarico in più!

Il problema non è che ha fatto tutto ciò, ma il fatto che l’abbia detto! Lì, infatti, ha firmato la sua condanna a morte come politico, perché tutti hanno capito il gioco di un ex camionista che lavorava in Svizzera, senza aver chiaro bene cosa dovesse fare ora in Italia e perché il suo posteriore sedesse lì, su una poltrona parlamentare. Probabilmente, ha seguito qualche consiglio di un suo compaesano entrato in Forza Italia: “dai retta a me, paesa’, tieni calda ‘sta sedia! Il seggio non si abbandona mai! E’ come il gioco della sedia che facevamo da bambini, ti ricordi? Se ti alzi e non fai in tempo a risederti subito, sei fottuto! Dà retta a me: non ti alzare mai, fatti rieleggere e tieni la poltrona in caldo!”.

I parlamentari eletti “per caso” come te dovrebbero far tesoro di queste esperienze e godersi la vita senza montarsi la testa a furia di sentirsi chiamare “onorevole”. Importante è non prendersi sul serio e neanche prendere seriamente quel mestiere caduto dal cielo di cui non conosci nulla, né le regole del gioco, né i contenuti. Perché nulla sai fare. Il rischio che la festa dell’albero della cuccagna finisca e vada alla rovina è solo il tuo, sciocco idealista. Perché una volta che sei entrato a Palazzo, ma cosa caspita vuoi importi a qualcuno del popolo credulone?! Allora, impara bene questa regola: la campagna elettorale serve solo a salire in barca. Una volta su, di fronte alle promesse fatte siamo tutti marinai.

Angelo Santoro

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