mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

LO SBARCO
Pubblicato il 26-08-2018


Diciotti-a-Catania.jpg_997313609I 150 migranti a bordo della nave Diciotti sbarcheranno tutti. Un centinaio saranno ospitati in strutture della Chiesa, 20-25 dall’Irlanda, 20 dall’Albania. L’annuncio a sorpresa, dopo il lungo braccio di ferro con l’Ue, arriva dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che però avverte: “La prossima nave può fare marcia indietro e tornare, mi possono indagare anche per questo ma il limite è stato raggiunto”. E chiede “di ridiscutere i miliardi che l’Italia manda a Bruxelles, è il momento di tagliare i finanziamenti a un ente inutile”. I primi a scendere sono stati 12 giovanissimi, presi in consegna da personale della Croce Rossa. Prima dell’annuncio di Salvini, l’ufficio di Sanità marittima di Catania aveva ordinato lo sbarco immediato di 11 donne e sei uomini, di cui due con sospetta tubercolosi. Le undici donne, sono state tutte violentata in Libia. I medici ne hanno previsto il trasferimento all’ospedale Garibaldi di Catania: le donne in codice rosa nel reparto di ginecologia per la cura dei traumi provocati dai ripetuti stupri. La gestione della nave della Guardia Costiera con a bordo i migranti ha rivelato le falle di un Esecutivo che ha rischiato ancora una volta di portare ai ferri corti i rapporti con l’Europa.
Nel frattempo l’inchiesta sui migranti bloccati a bordo della Nave Diciotti non è più a carico di ignoti. Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio trasmetterà il fascicolo al Tribunale dei ministri di Palermo. Perché il principale indagato è adesso il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio, le ipotesi di reato contestate al capo del Viminale. Nel registro degli indagati è finito anche il capo di gabinetto del ministro. Le contestazioni mosse al titolare del Viminale e al suo capo di gabinetto non possono essere più approfondite dalla magistratura ordinaria, ma devono essere oggetto di valutazione del tribunale competente per i reati commessi dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni. La procura di Agrigento trasmette alla procura di Palermo “per il successivo inoltro” – così è scritto in un comunicato del procuratore – “al tribunale dei ministri della stessa città”. Una trasmissione “doverosa”, ribadisce la nota della magistratura.
Tra quanti criticano duramente il modo in cui il governo italiano ha gestito la vicenda, c’è il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco, Stefano Vella, che ha presentato le sue dimissioni al ministro della salute Grillo e alla conferenza delle Regioni. “Non mi è possibile tollerare – ha detto – come medico, di presiedere un ente di salute pubblica in questo momento in cui persone vengono trattate in questo modo sul nostro territorio, dove esiste un sistema universalistico di garanzia della salute. Rispetto il ministro Salvini perché ha messo la sua faccia nelle sue decisioni; ritengo che chiunque si opponga debba farlo come sto facendo in questo momento”.

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