giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’urlo di S.
Pubblicato il 18-08-2018


“Non ti vogliamo Salvini, sei un razzista, un fascista!”. Così S. una ragazza diciassettenne, studentessa della bergamasca ha interrotto il ministro dell’Interno mentre parlava alla festa del Carroccio a Pontida.

Salvini ha reagito con sarcasmo, preoccupandosi peraltro di calmare la folla di esagitati supporters che hanno aggedito verbalmente la ragazza con insulti e dileggi.

Probabilmente qualcuno tra i presenti avrebbe voluto passare alle vie di fatto ma l’astuto leader leghista si è preoccupato di fare scendere immediatamente la tensione mentre S, impavida, non si è mossa di un centimetro dalla postazione che occupava a ridosso del palco (tutto documentato da filmati visibili su Youtube).

S è una ragazza normale, non frequenta centri sociali nè è iscritta a partiti di sinistra, (nonostante il prode Salvini, abbia, neanche a dirlo, adombrato tale ipotesi) che ha semplicemente urlato a piena voce (e in territorio a lei ostile) quello che molte italiane e italiani dotati di un minimo di equilibrio pensano di Salvini, del suo governo e del modo in cui da leader leghista svolge il suo ufficio di Ministro dell’Interno.

L’urlo di S rimanda al gesto che più di ottanta anni fa vide protagonista August Landmesser, un operaio di Amburgo che si rifiutò di fare il saluto nazista durante una manifestazione. L’operaio pagò duramente quel gesto con vessazioni di ogni sorta.

Certo tempi e circostanze sono cambiate e (parafrasando Brecht) “La resistibile ascesa di Salvini & C. non sembra essere accompagnata, per ora, da violenze fisiche nei confronti di chi dissente.

Si accontentano delle ingiurie via web, delle fake news funzionali al moltiplicarsi di episodi di odio razziale che si manifestano, con sempre più frequenti aggressioni fisiche verso migranti o verso chi ha caratteristiche somatiche “sospette” e non gradite.

In altre parole, se alcuno ancora non l’avesse compreso, siamo in piena emergenza razzismo, un virus rigenerato, grazie a costui e a quanti sui media lo sostengono, che si è diffuso ed è purtroppo sedimentato in larghi settori della nostra società.

A questa già grave emergenza si aggiunge la devastante azione distruttiva che l’altro azionista di governo e i suoi accoliti hanno messo in atto in poco più di due mesi,culminata con l’indecente atto di giustizia sommaria adottato al solo scopo di aizzare il sanculottismo dei sostenitori dei grillini dopo la tragedia di Genova.

Siamo solo all’antipasto di ciò che aspetta noi “normali”.

Dunque l’urlo di S, contro uno dei capi di un governo non deve restare episodico.

Una, dieci, cento, mille S.

Emanuele Pecheux

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Commenti all'articolo
  1. Si sta svolgendo la nascita del “rifascio”.
    Gli italiani, come si sa, corrono in soccorso al vincitore. Ora, un po’ di razzismo, un po’ di intolleranza, gli italiani – che quanto a crimini si guerra e razzismo non sono stati indietro – danno una mano ad aggiornare gli anni venti del novecento.

  2. Riguardo alla “ piena emergenza razzismo”, e a “rifascio”, a me paiono francamente definizioni un po’ troppo forti, e anche sproporzionate, che convertirei piuttosto nella crescente preoccupazione di vedere il nostro Paese perdere via via la propria identità, per come da noi è stato interpretato e messo in atto il multiculturalismo, una preoccupazione che del resto sembra diffondersi anche tra chi in precedenza lo aveva sempre guardato con inossidabile favore (e oggi pare aver cambiato idea di fronte alla prova dei fatti).

    Se non erro, la sinistra avrebbe voluto “tacitare” un tale stato d’animo coll’inasprire le pene per chi in proposito si fosse espresso fuori dai canoni del “politicamente corretto”, e ne abbiamo visto i risultati nelle urne del 4 marzo, e mi auguro pertanto che la sinistra, componente socialista in testa, cambi ora strada, e anziché “gridare al lupo” avanzi proposte concrete per “governare” il problema immigrazione (se lo avesse fatto prima forse non si parlerebbe adesso di “emergenza razzismo”, neppure come ipotesi).

    Paolo B. 20.08.2018

  3. Beh, se uno non è di sinistra, può giustamente votare a destra o dove vuole. Ma se uno è di sinistra, non può non pensare che siamo in emergenza razzismo e che l’attuale momento stia mettendo in evidenza inquietanti tendenze degli italiani. Personalmente parlo italiano, inglese, un po’ di spagnolo, ma so anche leggere e scrivere nel mio dialetto e non percepisco alcuna preoccupazione di perdere la mia identità.

  4. Quanto all’essere di sinistra, io credo che esistano almeno due “sinistre”, che un tempo venivano distinte come riformista e massimalista, con non piccole differenze intercorrenti tra loro, tanto da arrivare a dividersi, e la seconda delle due, cui la storia parrebbe aver dato torto, non ha mai risparmiato critiche all’altra, dai toni talora molto pesanti, e non è mai stata molto amica dei valori, tra cui appunto l’identità nazionale (quella sua visione delle cose, se ben ricordo, veniva associata al nichilismo).

    Oggi il campo è un po’ più articolato e variegato, ma penso che le differenze e i distinguo, a “sinistra”, esistano ancora, e c’è in ogni caso una parte del Paese che si sente un po’ smarrita, se non spaventata, di fronte al vuoto di valori che si è andato creando nel corso di questi anni, e vorrebbe in qualche modo tentarne un recupero, ed è ormai piuttosto indifferente a chi bolla l’amor patrio come provincialismo, se non nazionalismo, sovranismo, fascismo, razzismo, ecc… (per fare un esempio tra i tanti).

    E’ senz’altro comprensibile che singolarmente si possa apprezzare il multiculturalismo senza percepire alcuna preoccupazione di perdere la propria identità, ma qui vale il sentimento e l’umore del Paese, e il non tenerne conto riproduce a mio avviso l’errore commesso da quei “politicamente corretti” che pensano di avere la verità “in tasca” (conosco del resto persone poliglotte che per lavoro girano il mondo, ma quando tornano a casa vogliono “immergersi” nel localismo, e sperano che vi sia chi se ne faccia custode).

    Paolo B. 22.08.2018

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