venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Milano Europa, la sfida democratica della sinistra
Pubblicato il 07-08-2018


sala cocomeroSe rimani d’estate a Milano, ci sono dei giorni che boccheggi dal caldo e finisci per non uscire proprio cercando refrigerio nell’aria condizionata di casa, che naturalmente diviene oggetto dell’attenzione principale.

Così ritrovi i quaderni con gli appunti delle riunioni studentesche, poi quelli della rete per la formazione che si snoda tra le diverse agenzie formative, quelli per costruire la rappresentanza delle nuove identità di lavoro e quelli per l’autorganizzazione sociale nei quartieri popolari. Autorganizzazione che per me, nel rispetto delle regole, non è un concetto così diverso dal riscatto o dalla sussidiarietà intesa come maggiore spazio di libertà per il sapere e saper fare della persona, delle comunità sociali che sperimentano modelli organizzativi simili, ma non uguali, a quelli dello Stato; a dire il vero non è nemmeno così distante dal concetto di federalismo che nella mia accezione resta, come nel 2011 ho sentito ripetere più volte a Giancarlo Giorgetti, un processo di responsabilizzazione dal basso.

A fine anni novanta mi trovai in una piccola stanza della CGIL nazionale insieme ad altri tre coetanei e a due dirigenti del maggior sindacato italiano. Uno di loro l’ho poi rincontrato recentemente come Capo di Gabinetto della segreteria politica del Ministro Marco Minniti.

All’epoca aveva il compito, dato da altri, di “correggere” gli studenti ribelli, rei di aver addomesticato la sinistra più radicale, quello, che al governo, ad altri non riuscì di fare (* per la cronaca poi toccò proprio a Minniti ritentare proponendosi come garante di Bertinotti… grazie a qualche ‘storico’ dei centri sociali che in questi giorni lo ricorda su alcuni on line). Insieme agli studenti, però, andava “corretto” anche il sindacalista filo ministeriale, il quale a sua volta si era ben guardato dal costruire un’alleanza di ferro con gli studenti stessi che mobilitavano pure sulle sue parole d’ordine. Il compito venne eseguito alla perfezione.

Nel giro di poco tempo quel che Milano aveva costruito, Roma aveva “corretto”: niente più rete dei saperi e della  conoscenza, niente più sedi studentesche dentro al sindacato. Tempo dopo le cose furono in parte ripristinate, ma il vuoto pedagogico prodotto tra i giovani e nella gestione della flessibilità del lavoro, i Democratici lo pagano ancora oggi. Fu senza dubbio quella un’esperienza che mi ha segnata irrimediabilmente perché a mio avviso rispondeva a delle logiche organiciste che avevano poco a che fare con il concetto di consenso e più con quello di gerarchia. La storia di Cofferati è poi a tutti nota, dal canto mio finii, per autodifendermi dentro il mio senso del dovere. Non è un caso, dunque, ritrovare anni dopo uno dei protagonisti di allora, quello bravo, nel comparto sicurezza, solo che, guarda caso, in quel comparto c’ero finita pure io e, se non fosse stato per scelte personali altrui, vi sarei rimasta volentieri perché la sicurezza che ho conosciuto io ha rielaborato errori e forzature, ha risolto con se stessa i limiti del potere che esercita dentro uno spazio democratico di servizio più ampio. La sicurezza che ho conosciuto io è molto simile, per non dire uguale, alla competenze di facility per le città: sono le forze dell’ordine, oggi, che risolvono i problemi di ordine pubblico delle amministrazioni. E con questo intendo che non si limitano all’intervento di polizia ma ne curano il prima e il dopo, la coesione sociale di una città.

Il Sindaco di Milano è senza dubbio la persona che meglio ha compreso il ruolo delle forze di difesa e sicurezza, stringendo un patto d’azione con Prefetto e Questore di Milano che sta permettendo in città un passaggio politico ordinato e che consente, nelle diversità fisiologiche della fase, di tenere collegato il piano periferie della capitale economica italiana alla visione di sicurezza urbana che Minniti tentò di attuare con i Ministri Delrio e Franceschini. Prima del 4 Marzo sicurezza, sviluppo e coesione sociale erano i temi del tavolo nazionale sulle città: perché “la piazza più sicura è la piazza vissuta” per dirla con Minniti, perché “ai migranti sul territorio troveremo il lavoro nell’edilizia e nell’arredo urbano” per dirla col pragmatismo del Sindaco Sala che sa che i 500.000 rimpatri rischiano di fare la fine degli abusivi nelle case popolari della Regione Lombardia, sempre allo stesso posto da oltre 15 anni. Sul punto resta incomprensibile la critica a Sala de Il Giornale: ci fosse stato oggi ancora Claudio De Albertis, è su queste parole del Sindaco che avrebbe rilasciato un’intervista al Direttore Sallusti dicendo quello che pochi giorni fa ha detto Maurizio Lupi “Sala sta lavotando bene, da Milano può partire un’alternativa moderata e democratica”.

Milano, Brescia, Bergamo, Lecco, Mantova e la rete degli amministratori locali… L’Avanti in Lombardia, da Settembre, nasce nel tentativo di offrire il proprio contributo per riannodare il filo del discorso della sinistra che guarda all’Europa, perchè il nord non può che fare questo giocando di sponda col sud protagonista nel Mediterraneo. In fondo gli Italiani Europei hanno sempre saputo che l’Unità d’Italia si fonda proprio sull’alleanza tra nord e sud e non su una bieca contrattazione di posizioni governative, gli Italiani Europei hanno sempre saputo che la forza della democrazia del Paese risiede, per dirla con le parole dell’Arcivescovo di Milano Delpini, nel valore della dialettica.

La sinistra europea che dobbiamo ricostruire è quella che mette al centro la persona e il dialogo con militanti e cittadini (ancora Minniti) l’Europa che dobbiamo difendere è quella che ha garantito pace, crescita economica e libertà prorio grazie alla dialettica tra forze politiche democratiche e popolari. Del resto i socialisti sono sempre stati al servizio di un ideale, da qui ricominciamo.

Silvia Davite

 

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