giovedì, 20 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Per Di Maio l’informazione è ‘libera’ e senza contributi
Pubblicato il 28-08-2018


Grillo-chiusura-giornaliLa linea perseguita dal Ministro del lavoro contro le privatizzazioni viene completamente ribaltata per quanto riguarda il mondo dell’Informazione e dell’editoria.
Ieri Di Maio ha fatto sapere che prima di qualsiasi progetto di privatizzazione, a proposito della Rai, c’è bisogno di renderla competitiva, farne ‘un prodotto appetibile’: vendere la Rai così com’è oggi sarebbe ‘una svendita’, dice il ministro dello Sviluppo economico, che poi fa anche sapere che si vuole ridurre il più possibile il finanziamento pubblico ai giornali.
“Il finanziamento pubblico ai giornali già è stato ridotto ma vogliamo ridurlo il più possibile e investire nei progetti giovani, però senza creare dipendenza. Cioè se dei giovani stanno facendo una start up sul giornalismo gli diamo i fondi per incoraggiare il progetto, per andare a regime, stabilizzarsi sul mercato e poi fargli prendere il largo”. Ha detto Luigi Di Maio, intervistato da Forbes. “Credo che il finanziamento pubblico come lo intendiamo noi possa servire a disintossicare le imprese editoriali dalla politica e garantire una fase di stabilizzazione sul mercato”, ha aggiunto.
“La questione dei giornali ha a che fare con la democrazia. Nel senso che negli anni il contributo pubblico che è stato dato soprattutto alle grandi testate, secondo noi, ha condizionato la libertà di queste testate. Il problema è: se un giornale è letto è perché quel giornale piace e quindi il lettore è l’azionista principale. Se in questo meccanismo entra il finanziamento pubblico diretto allora, a quel punto, chi è l’azionista? Il lettore o chi ha erogato il finanziamento?”, specifica il ministro che poi avverte: “Oggi il quotidiano cartaceo è la lettura preferita del mondo politico, non del cittadino. Leggono il giornale i dirigenti del ministero, ma soprattutto i livelli alti, perché i giornali si sono messi in testa di orientare più la linea politica del Paese che raccontare i fatti. Credo che il finanziamento pubblico come lo intendiamo noi possa servire a disintossicare le imprese editoriali dalla politica e garantire una fase di stabilizzazione sul mercato”.
Tuttavia il ministro dimentica che è l’informazione ‘sostenuta’ a creare e a sovvenzionare le grandi inchieste, quelle che scoperchiano il malaffare e soprattutto quelle che il piccolo blog può sostenere difficilmente, non solo per la questione prettamente economica, ma anche legale. Come riporta anche Linkiesta “Ogni anno in Italia ci sono 5.125 procedimenti penali per diffamazione a mezzo stampa che si concludono accertando querele infondate e pretestuose, ma che costano ai giornalisti non solo le spese legali, ma anche la detenzione”.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento