giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Dove, stiamo andando?
Pubblicato il 20-08-2018


L’ On. Calenda auspica una marcia dei 40 mila dell’Italia che produce. Nel 2011, Governo Berlusconi, 3.000 imprenditori  trevigiani, preoccupati per lo spread, marciarono. La stessa cosa fecero, nel 1980, 40 mila capi e impiegati. Nel 2014, a Piazza del Popolo di Roma,  manifestarono associazioni aderenti alla Rete Imprese Italia. Queste notizie mi hanno provocato la necessità di capire  i cambiamenti avvenuti   nella politica italiana.  Una riflessione sul comportamento dei  sindacati, delle Associazioni di categoria, delle cooperative e del Terzo settore, ha  rafforzato tale esigenza . Nella prima Repubblica, una persona partiva dalla fascia sociale di appartenenza  e sapeva chi erano gli “amici  e i nemici politici”  . Si capiva, chi difendeva i pochi ( imprenditori e speculatori) e chi difendeva i molti ( lavoratori, famiglie, giovani e anziani); chi era per le Partecipazioni Statali e chi era per le privatizzazioni; chi si preoccupava di parte del territorio  e chi di tutto il Paese.  Il Centrosinistra (DC,PSI,PSDI, PRI) nazionalizzò l’energia elettrica, aumentò la presenza dello Stato nell’Economia, organizzò la Sanità Pubblica, rafforzò la scuola pubblica, creò la Cassa per il Mezzogiorno, organizzò la programmazione economica, ecc.  Possiamo dire che il Paese aveva una politica,  che difendeva  la persone e le zone deboli in un processo di sviluppo, quasi armonioso. Intanto, nessun territorio temeva la desertificazione; i giovani laureati non erano spinti ad emigrare; i nostri emigranti tornavano; i lavoratori ebbero lo Statuto dei lavoratori e i diritti civili venivano tutelati; il Pil cresceva e le diseguaglianze venivano mitigate; ecc.. Ovviamente, non era il paradiso, c’erano anche comportamenti, che lasciavano a desiderare. Io, che negli  anni ’70, ero già dirigente provinciale del PSI, conoscevo le negatività, contro le quali mi battevo, ma erano fisiologiche e circoscritte, anche se c’erano alcuni settori,  oscuri e protetti. D’altra parte, i poteri forti avevano un’eredità  annidata in luoghi difficilmente penetrabili. Secondo i populisti di allora,Tangentopoli doveva fare pulizia, invece,  aggravò la situazione e,negli anni,  ha fatto   diventare le Fake News messaggi  politici  e bussole per i politici improvvisati.  Ne cito una. I signori della seconda Repubblica ripetono che l’elevato valore del rapporto Debito Pubblico/ PIL è eredità della prima Repubblica. E’ una bufala. Infatti, nel 1980, il rapporto DEB/PIL era del 58%; nel 1990, del 94,8%, nel 1992, del 105%. Nel 2011, era salito al 120%, mentre nel 2017 è stato del 132%.  Come si vede, dal 1990,seconda Repubblica,  il rapporto DEB/PIL è  cresciuto di ben 37 punti, nonostante il tasso d’interesse fosse ridotto ai minimi termini, mentre negli annoi ’80, era a due cifre. Veniamo all’oggi.  I duri e puri ( pensavano di essere i migliori), negli anni novanta, passarono da statalisti a privatisti , aiutando l’invasione dei privati nel pubblico. Buona parte dei gioielli  economici  furono trasferiti a speculatori privati . In questi sventurati giorni, gli italiani  sono venuti a conoscenza  che Benetton è il padrone delle Autostrade (dalla stoffa al cemento e agli stralli). Genova dovrebbe  far ricordare, agli irpini,  i morti  del terremoto dell’80, provocati dai  palazzi costruiti con il cemento-farina.  I privati cercano gli utili, anche a danno del popolo. Ma veniamo agli aspetti che oggi rappresentano il barometro del nostro Paese, ma che non vengono amplificati dalla stampa:1) Ai lobbysti sono stati assegnati uffici alla Camera e al Senato (per fare  cosa?); 2)  I dipendenti  dello Stato, dal 2015 al 2016 sono diminuiti di 6.969 unità; 3) Le diseguaglianze si sono amplificate; 4) Le Banche e l’Ente Poste hanno licenziato decine di migliaia di dipendenti, a fronte del conseguimento di utili stratosferici; 5) Le Società Assicuratrici chiudono Agenzie ( provocando licenziamenti), preferendo  i precari del porta a porta, nonostanmte  i loro utili superino quelli delle Banche); 6) Il tentativo di aggressione alle Banche Cooperitive, da parte delle grosse Banche, spinge verso un futuro  preoccupante; 7) L’aumento  del costo di gestione delle Regioni,  Province e Comuni . ( Nella Prima Repubblica  fui Assessore del Comune di Rotondi e Presidente della Comunità Montana Partenio, senza aver diritto ad indennità.  Nella seconda Repubblica c’è stata  l’esplosione degli emolumenti, che, tra l’altro, ha fatto perdere autorevolezza agli eletti; 8) Il 90% dei giovani universitari  è convinto che il futuro sia  all’estero; 9) Un terzo del territorio nazionale si va spopolando, con gravi conseguenze economiche, sociali e sociologiche. Da quanto innanzi, si capisce che si marcia, senza guida politica, verso un futuro pieno di incognite. Ognuno fa quello che vuole e nessuno controlla. Non è un caso, se Galli della Loggia si domanda:- Perché ci manca lo Stato?   Purtroppo, le forze politiche in campo, maggioranza e opposizioni, non hanno un modello di società a cui ispirarsi.  Se paragoniamo l’Italia ai paesi  dell’occidente, non troviamo niente, che ci accomuna. Speriamo che rinasca la vera politica.

Luigi Mainolfi

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Commenti all'articolo
  1. Parecchi di noi hanno avuto esperienze amministrative all’epoca della Prima Repubblica, nell’esercizio delle quali non abbiamo complessivamente sfigurato, a mio giudizio almeno, tanto che non molti giorni fa ne ho avuto la riprova dalle parole di un funzionario di un Ente comprensoriale del tempo, il quale, pur appartenendo ad altra famiglia politica, diceva di aver sempre apprezzato il modo con cui i socialisti sapevano affrontare le questioni locali.

    Se stanno in qualche modo “riprendendo quota” le doti espresse allora dai socialisti, nell’azione di governo, ai vari livelli istituzionali, mi chiedo perché mai tra le fila socialiste c’è chi vorrebbe tagliare i ponti con quel nostro passato, quasi fosse una palla al piede, e penso altresì che la ripresa dei socialisti non possa avvenire tramite alleanze organiche con quelle forze politiche che non persero occasione per osteggiare il modello politico della Prima Repubblica.

    Paolo B. 21.08.2018

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