giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Ogni anno stesse interviste, stesse parole
Pubblicato il 14-08-2018


Non ero convinto della opportunità di  affrontare un argomento, altre volte trattato. Interviste aventi ad oggetto il rapporto Svimez, il turismo in Irpinia, il Progetto  Alta Irpinia e il Ferragosto Avellinese,  mi hanno  spinto a tornare su alcuni concetti. Intanto, di fronte alla ripetizione   delle stesse considerazioni,  come si fa a non pensare alla Poesia di Totò, ‘A livella, :0gni anno, il due novembre..”?  Si fanno le stesse fotografie, si indicano  gli stessi responsabili delle negatività, mai una riflessione scientifica. Fare sviluppo è scienza economica, oggi più di ieri. Penso che, leggere numeri  e prendere atto di un risultato sia facile, mentre intuire ciò che sta per verificarsi  e decidere cosa bisogna fare, per influenzare positivamente il futuro, sia difficile. Ci vogliono “menti presbiti”, non miopi e  conoscenze adeguate. Sbaglia chi pensa che un territorio modesto  richieda minore impegno, anzi, siccome ha più concorrenti, richiede maggiore acume culturale. I giudizi  letti sul Rapporto Svimez  sembrano la copia di quelli rilasciati  negli anni passati. Sul progetto Pilota Alta Irpinia  ho letto solo banalità e  luoghi comuni. Nessuno mi ha dimostrato di aver letto le proposte di Manlio Rossi-Doria, del 1968 e riproposte dopo il terremoto dell’80.  Spesso le ho richiamate, ma senza fortuna. Con la speranza di non sentire le stese canzoni, l’anno prossimo voglio sottoporre agli intervistati, che avranno la bontà di leggermi, alcuni  principi basilari per ottenere risultati positivi. Incominciamo dal problema Turismo. Dal 2010, c’è stato un calo del 35% delle visite.  Si sa che le persone per andare in una zona devono essere attratte. A tal fine la Regione che  non sempre è  da criticare, nel 2006 decise di finanziare gli “Attrattori turistici”, che dovevano essere presentati dalle Province. Una mia proposta, giudicata “geniale” da Marino Niola, fu scartata dalla Giunta della quale facevo parte, e fu  scelta  l’esibizione di un cantante a Gesualdo. A voi, le considerazioni.  Cosa serve, per predisporre un “Attrattore”?  Bisogna conoscere la cultura e i gusti di chi si vuole attrarre e rendere le risorse  di cui si dispone, affascinanti. Per fare ciò, ci vogliono esperti in marketing, sapendo che questa materia non è “nasometria”, ma è la sintesi di diverse discipline ( esclusa Beni culturali) . Non si può predisporre una proposta turistica, se non si conosce la natura e la capacità attrattiva delle risorse di cui si dispone, sapendo che il loro potenziale varia nel tempo, anche per concorrenza di altri luoghi.  Chi pensa che le Sagre della polpetta siano un attrattore, confonde la mentalità  dell’800 con la logica sofisticata dei potenziali turisti.  Quando si capisce che la cultura attrae più persone del vino e delle bistecche? Da Presidente della Comunità Montana Partenio, agendo nella logica di cui sopra, gli 800.000 visitatori del Santuario, del 1982, in due anni, diventarono 1.200.000, con sommo piacere e tanti ringraziamenti dell’Abate Gubitosi.  Non ci vuole uno scienziato per capire che le proposte vanno fatte conoscere con anticipo e a largo raggio.  Quelli  che si vogliono attrarre, devono conoscere a marzo l’offerta turistica e le disponibilità alberghiere o di B&B. E’ da stolti  pensare di pubblicizzare gli eventi alla vigilia del loro svolgimento. Inoltre, bisogna smetterla di pensare che ogni Comune possa provocare, da solo, flussi turistici. Ci vuole un progetto provinciale unitario. Come si fa a non inserire, nella stessa proposta turistica,  Montevergine, San Gerardo, il Laceno, i Castelli dell’Irpinia e la cultura e i “beni culturali in movimento”?  Gli attuali amministratori della Provincia e dei comuni irpini hanno fatto questa conquista concettuale? Ho l’impressione che vivono rispettando il detto “Ognuno per se e Dio per tutti” . Veniamo al Progetto Alta Irpinia. Sarei grato a chi mi indicasse un’idea, compatibile con la logica dello sviluppo. Invocare stanziamenti di risorse regionali e nazionali, investimenti, ripristino della Avellino-Rocchetta, stazione dell’Alta Velocità e cose del genere, non significa avere idee per lo sviluppo. Ai tempi della Cassa per il Mezzogiorno e dell’economia reale queste richieste avevano un senso, oggi sono obsolete e inutili. Per invertire il processo di desertificazione demografica, ci vogliono esperti di economia spaziale e di marketing territoriale, i quali partendo dalla valutazione delle risorse del territorio, non trascurando quelle culturali e artistiche, predispongano un progetto, la cui concretizzazione deve vedere impegnate le forze politiche, le associazioni di categoria e le popolazioni. La richiesta di servizi si rafforza, se si intravede sviluppo. Non è utopia. Per frenare la discesa verso il baratro, bisogna ragionare come avveniva in Romagna, alla  metà  dell’800. In tempo di “Cannibalismo globalista”, ogni territorio può fare affidamento solo sulle sue energie. Questo vale anche e soprattutto per il Mezzogiorno. Speriamo che, finalmente, spinti dalla disperazione, i meridionali non facciano sfruttare le proprie risorse da altri.

Luigi Mainolfi

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