mercoledì, 12 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Sei domande
Pubblicato il 06-08-2018


Rivolgo a tutti i seguenti interrogativi:

1) Il debito, quest’anno é leggermente calato, ma é arrivato al 133 del Pil. Quando Craxi scese da Palazzo Chigi era al 90. Come mai si da la colpa del debito a Craxi e alla cosiddetta Prima Repubblica?

2) Negli ultimi cinque anni (i dati sono Istat) siamo passati dal meno due di Pil al più 1,5, mentre la disoccupazione é scesa dal 13 a meno del 10 e quella giovanile dal 43 al 34. Non sono tutti posti a tempo indeterminato. Certo, ma é così in tutto il mondo. Perché si continua a sostenere il contrario e cioè che l’Italia é peggiorata?

3) Secondo dati più volte pubblicati si sostiene che in Italia vi sia un’evasione fiscale superiore ai cento miliardi l’anno. Una roba di proporzioni pari a tre finanziarie. Ma dove vanno questi soldi? In tasca agli italiani. E allora perché non vengono conteggiati quando si parla di reddito pro capite che é certo molto superiore a quel che si scrive?

4) L’Istat ha parlato di 5 milioni di poveri in Italia. Non voglio minimizzare la drammaticità della vita di chi sta peggio. Però quanti di loro sono evasori fiscali che dichiarano quasi nulla? Si potrebbe avere il dato dei veri poveri?

5) Mi ricordo, ero bambino, di come si viveva negli anni cinquanta. Mio padre era ragioniere di banca ma noi, con mia mamma, vivevamo in due stanze, camera e cucina, in un appartamento dove viveva anche un’altra persona. Senza riscaldamento, frigorifero, auto. Prima di parlare di crisi drammatica proviamo a vedere come sta la gente oggi. E come stava ieri.

6) E per quanto riguarda la spesa. Ma lo sapete che in Italia é aumentata e non diminuita (dati di Giavazzi e Alesina) contrariamente a quello che é accaduto in Spagna e in Portogallo dove poi la ripresa si e rivelata più forte che da noi? Ma é colpa della Germania se non sappiamo fare operazioni del genere e se questi matti che sono al governo vogliono bloccare gli investimenti pubblici per aumentare la spesa corrente col reddito di cittadinanza e la riforma della Fornero?

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Commenti all'articolo
  1. Al di là delle sei domande dal sapore retorico che il Direttore rivolge a “tutti”, anche in questo caso lumeggiando fondamenti di verità, discostandomi dal merito mi sia consentito riflettere, purtroppo amaramente, su questa sana e naturale volontà di volersi rivolgere a tutti.
    Noto da mesi, più o meno dalla storica disfatta del 4 marzo scorso, che a commentare i “fondi” del Direttore ci si ritrovi mediamente in due o tre.
    Eppure le sollecitazioni di Mauro Del Bue, prodotte quasi quotidianamente, si caratterizzano per qualità, ampiezza e lucidità, tanto da rappresentare l’unica scintilla di pensiero in una comunità politica in preda a nostalgico sonnambulismo.
    A questo punto gli interrogativi principali sono altri e di diverso taglio:
    In primo luogo, tale situazione non è forse la spia della fine non solo del nostro presente ma anche del nostro futuro?
    In secondo luogo, i dirigenti massimi del Partito, come ripeto da intendere sempre più participio passato che sostantivo, che hanno ottenuto grandi soddisfazioni personali mentre la nostra organizzazione politica si estingueva, perchè non si cimentano nel confronto politico-culturale stimolato da Del Bue, invece stazionare solo nella cucina del tatticismo foriera di vantaggi individuali e disfatte collettive?
    Allora, l’iniziale “rivolgersi a tutti” riflette un auspicio nobile ma riveste una triste illusione.

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