mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Sì all’appello di Cacciari
Pubblicato il 10-08-2018


L’Avanti aderisce immediatamente all’appello di Massimo Cacciari dopo aver sostenuto e ripetuto le stesse cose da settimane. Il Psi aderirà certamente, visto che Riccardo Nencini per primo ha lanciato un’idea analoga. Mi preme sottolineare le seguenti convergenze di analisi e di proposta del filosofo veneziano con quelle comparse sul nostro quotidiano:

1) L’urgenza di una piattaforma culturale alternativa ai valori prospettati da questo governo, a partire dal tema dei migranti che va affrontato ben sapendo che la questione di fondo più che il tema dei numeri é riferita al tema della loro gestione. Si tratta di rlanciare valori che fanno parte della storia del riformismo italiano e di mettere in campo soluzioni pragmatiche e noon orientamenti e comportamenti che rischiano di portare l’Italia all’isolamento in Europa.

2) Il pericolo che l’infatuazione della rete e della democrazia diretta si esaurisca nella fine della democrazia e nel prevalere autoritario dei pochi capi. Lo abbiamo più volte sottolineato. Chi vuole annullare il principio della rappresentanza finisce per colpire il merito e la competenza e di fronte a una sorta di continui plebisciti nasce una dittatura di una piccola oligarchia che si rivolge dirattamente al popolo.

3) Il rilancio di una dimensione europea che non può essere, come é stato, fonte dei nostri problemi, ma unica occasione della loro soluzione. Forse siamo drammaticamente in ritardo, ma la politica dei vincoli e dei patti di stabilità che concepivano come spesa gli investimenti pubblici è alla base della crisi della solidarietà europea e della nascita e della diffusione di fenomeni vasti di sovranismo e populismo.

4) La necessità di chiudere col passato dei partiti presenti nell’opposizione. Inutile nasconderci. Il Pd non è strumento adeguato ed è difficilmente riformabile. Occorre un soggetto o più soggetti nuovi, credibili, rinnovati, altrimenti l’intesa pentastellata durerà a lungo. Bisogna che si convincano i dirigenti del Pd tutti, non il solo Renzi, a fare un passo indietro. L’esperienza del Pd é nata e si é sviluppata senza identità, senza storia, senza un minimo comun denominatore politico, che non fosse l’ambizione di governare. Non é stata capace di creare entusiasmo, partecipazione, emozione, ma solo divisioni, litigi, scissioni. Va superata al più presto.

5) La scadenza, ravvicinata, delle elezioni europee impone che il nuovo inizio cominci subito in Italia e si diffonda in Europa. Il rischio, come sottolinea Cacciari, é che il vento di destra, populista e sovranista, s’imponga in tutta Europa annientando qualsiasi possibilità di rilancio di un’unione diversa, fondata sulla solidarietà, sul lavoro, sulla democrazia. Aggiungo che questo pare oggi l’obiettivo dell’amministrazione americana e del presidente russo coi quali la sintonia del governo italiano si rivela evidente. Occorre il rilancio dell’Europa unita che sappia fronteggiare il vecchio pericoloso, ma paradossalmente convergente, bipolarismo politico ed economico, con l’Asia sempre più protagonista e la Cina divenuta oggi non già il terzo ma ormai il primo dei poli. L’Europa ha due possibilità. O sciogliere qualsiasi rapporto e diventare terra di conquista o rinsaldare un’unione in crisi, affidarsi nuovi poteri sul governo unitario dell’economia, della difesa e della politica estera e darsi un’autonoma e unitaria funzione nel mondo. Noi siamo, ovviamente, per questa seconda soluzione.

Un appello di Massimo Cacciari:

La situazione dell’Italia si sta avvitando in una spirale distruttiva. L’alleanza di governo diffonde linguaggi e valori lontani dalla cultura — europea e occidentale — dell’Italia. Le politiche progettate sono lontane da qualsivoglia realismo e gravemente demagogiche. Nella mancanza di una seria opposizione, i linguaggi e le pratiche dei partiti di governo stanno configurando una sorta di pensiero unico, intriso di rancore e risentimento. Il popolo è contrapposto alla casta, con una apologia della Rete e della democrazia diretta che si risolve, come è sempre accaduto, nel potere incontrollato dei pochi, dei capi. L’ossessione per il problema dei migranti, ingigantito oltre ogni limite, gestito con inaccettabile disumanità, acuisce in modi drammatici una crisi dell’Unione europea che potrebbe essere senza ritorno.
L’Europa è sull’orlo di una drammatica disgregazione, alla quale l’Italia sta dando un pesante contributo, contrario ai suoi stessi interessi. Visegrad nel cuore del Mediterraneo: ogni uomo è un’isola, ed è ormai una drammatica prospettiva la fine della libera circolazione delle persone e la crisi del mercato comune. È diventata perciò urgentissima e indispensabile un’iniziativa che contribuisca a una discussione su questi nodi strategici. In Italia esiste ancora un ampio spettro di opinione pubblica, di interessi sociali, di aree culturali disponibile a discutere questi problemi e a prendere iniziative ormai necessarie. Perché ciò accada è indispensabile individuare, tempestivamente, nuovi strumenti in grado di ridare la parola ai cittadini che la crisi dei partiti e la virulenza del nuovo discorso pubblico ha confinato nella zona grigia del disincanto e della sfiducia, ammutolendoli. Per avviare questo lavoro — né semplice né breve — è indispensabile chiudere con il passato ed aprire nuove strade all’altezza della nuova situazione, con una netta ed evidente discontinuità: rovesciando l’ideologia della società liquida, ponendo al centro la necessità di una nuova strategia per l’Europa, denunciando il pericolo mortale per tutti i paesi di una deriva sovranista, che, in parte, è anche il risultato delle politiche europee fin qui condotte.
C’è una prossima scadenza, estremamente importante, che spinge a mettersi subito in cammino: sono ormai alle porte le elezioni europee. C’è il rischio che si formi il più vasto schieramento di destra dalla fine della Seconda guerra mondiale. La responsabilità di chi ha un’altra idea di Europa è assai grande. Non c’è un momento da perdere. Tutti coloro che intendono contribuire all’apertura di una discussione pubblica su questi temi, attraverso iniziative e confronti in tutte le sedi possibili, sono invitati aderire.

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Commenti all'articolo
  1. Dobbiamo ancora un ringraziamento al Direttore tanto per aver tempestivamente intercettato l’autorevole appello di Cacciari, quanto, e principalmente, per avere nel tempo anticipato i contenuti dell’appello suddetto.
    In effetti, come vado dicendo da tempo, il pensiero del Partito ormai si racchiude esclusivamente nelle generose, creative, scintille elaborative dei fondi dell’Avanti.
    Tuttavia un punto va chiarito con estrema decisione: l’appello di Cacciari, come ha specificato lui stesso al “Fatto Quotidiano” del 08/08/2018, non si rivolge ad alcun nuovo fronte politico, men che meno a quello repubblicano, dallo stesso Cacciari irriso, ma al semplice PD.
    Cacciari dichiara:
    A) Piaccia o no il PD resta il principale interlocutore.
    B) Non è pensabile nascano altre formazioni politiche perlomeno prima delle europee.
    C) Si spera che avvenga discontinuità nell’ambito del PD.
    D) Si auspica un confronto articolato e vero nell’ambito del congresso del PD.
    E) Va aiutata ad emergere una nuova classe dirigente.
    F) Ci sono nomi come Cuperlo, Zingaretti, Boeri, Barca, Reichlin.
    In sintesi l’appello di Cacciari, con altri intellettuali, si rivolge ad un fronte molto ampio sul piano sociale, in sostanza al solo PD sul piano politico.
    D’altra parte dinanzi, ad esempio, al nostro invito allo scioglimento , il PD potrebbe opporre tali argomentazioni:
    In primo luogo il fatto che rappresenta l’unica formazione esistente, per ciò stesso identificabile, della sinistra e centrosinistra italiani.
    In secondo luogo il fatto che da parte nostra non possiamo considerarlo un partito vivissimo per entrare nelle sue liste elettorali e risultare eletti e, al tempo stesso, considerarlo superato per rilanciarci politicamente dopo aver raggiunto il minimo storico dello 0,2-0.3%.

  2. Confesso che non ho letto l’intervista di Cacciari. Ho sempre pensato, l’ha detto lui stesso più volte, che il filosofo veneziano ritenesse il Pd un partito irriformabile. D’altronde, caro Carlo, nel suo appello non lo cita e parla di discontinuità. Io ho aderito all’appello, non all’intervista.

  3. Al di là delle rispettive “simpatie” politiche, e degli orientamenti elettorali di ciascuno di noi, non mi sembra fuori luogo la considerazione fatta da Carlo_u nell’ultimo paragrafo del suo commento, che va ad agganciarsi ad altre precedenti del commento stesso.

    Poi, e mi è successo anche stamattina, capita di ascoltare votanti del PD che si dicono fortemente delusi dal fatto che il loro partito non abbia saputo “capitalizzare”, ossia tradurre in azione politica, la percentuale di voti ottenuta alle ultime elezioni, che ha sfiorato il 19%.

    Posso naturalmente sbagliarmi, ma tale “immobilismo” del PD, che sembra una sorta di “Aventino”, potrebbe essere interpretato come la “paura” di sbagliare, e il confidare piuttosto sugli errori degli altri, ossia di chi sta ora guidando il Paese, anziché prendere iniziative proprie.

    Se questa “lettura” avesse un qualche fondamento, c’è da ipotizzare che si aspetterà l’esito delle prossime urne europee, per ricavarne l’indice di gradimento degli elettori nei confronti degli attuali governati, e fino ad allora poco o nulla si “muoverà” sul versante della sinistra.

    Paolo B. 12.08.2018

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