mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Sulla manovra Tria mette la mani avanti
Pubblicato il 08-08-2018


triaIl ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervistato dal Sole 24 ore, ha assicurato che il dossier pensioni non è stato abbandonato. Tria ha detto: “Stiamo studiando anche gli interventi previdenziali, con il vincolo che non incidano in modo troppo pesante sulla curva della spesa a medio e lungo termine. Quanto all’aggravio di spesa che la cosiddetta Quota 41 determinerebbe, dipende dalle condizioni. Stiamo studiando, e non c’è ancora un quadro definito”.

Secondo il ministro dell’Economia, il governo avrebbe in cantiere di introdurre incentivi per il lavoro a tempo indeterminato nella prossima manovra. Commentando i timori del mondo delle imprese per la stretta sui contratti a termine, Tria ha aggiunto: “Mi rendo conto delle ragioni di questi timori, ma anche su questo aspetto occorre un ragionamento più freddo. Prima di tutto, sono sempre convinto del fatto che si debba aspettare di vedere gli effetti a regime, all’interno di un quadro più ampio di interventi che in manovra potranno vedere nuovi incentivi per il lavoro a tempo indeterminato. Non va ignorato del resto il fatto che in questo periodo c’è stato un abuso di contratti a termine, e anche dal punto di vista macroeconomico un aumento così forte di lavoro a tempo determinato è un problema perché non permette un investimento nel capitale umano e quindi un aumento della produttività, che rimane il grande malato italiano. Il problema esiste, e se la risposta è adeguata lo vedremo”.

Tria ha poi spiegato che le fibrillazioni sullo spread registrate negli ultimi giorni non sono tanto da collegare a fattori di incertezza quanto al fatto che ad agosto i volumi sono ridotti. In proposito, il ministro ha affermato: “Lo spread è influenzato da vari fattori. Il primo è il rallentamento dell’economia. Una maggiore incertezza sul futuro allarga i differenziali perché spinge gli investitori su titoli più sicuri. Non mi risulta però che ora ci sia una fuga dai titoli italiani. Ci sono piuttosto operazioni su futures e cds e ad agosto, quando i mercati sono più sottili, bastano anche piccoli movimenti per dare fluttuazioni di prezzi”.

Il ministro Tria ha anche rassicurato sulle riforme affermando: “Su riforma fiscale e reddito di cittadinanza bisogna partire davvero. E nella prossima manovra non saranno presenti solo flat tax e reddito di cittadinanza”.

Alla domanda se sulle pensioni si può aspettare, poiché nel comunicato di venerdì scorso, quando c’è stato il primo vertice del governo sulla legge di bilancio per il 2019, non erano citate né previdenza né legge Fornero, Tria ha risposto: “No, la mancata citazione non significa l’abbandono del dossier. Stiamo studiando anche gli interventi previdenziali, con il vincolo che non incidano in modo troppo pesante sulla curva della spesa a medio termine”.

Il ministro ha ribadito più volte la necessità di rilanciare gli investimenti pubblici sia per far ripartire l’economia che per rassicurare i mercati. Durante l’intervista, Giovanni Tria ha affermato: “Per far ripartire l’economia bisogna guardare alla massa di opere e investimenti pubblici diffusi sul territorio, con un ruolo attivo di alcune grandi aziende pilastri della finanza italiana, come Eni e Enel. Sulle opere più grandi bisogna poi costruire un ruolo più attivo delle grandi aziende a partecipazione pubblica come Enel, Eni e Ferrovie, e di Cassa depositi e prestiti”.

Consapevole che lo scenario della crescita economica è meno roseo di quello presentato dal Def, il ministro ha anche detto: “Le valutazioni attuali portano a stimare una crescita dell’1,2% quest’anno, contro l’1,5% scritto nel Def, e intorno all’1-1.1% l’anno prossimo, con un rallentamento che si sta verificando in tutti i grandi paesi Ue. Già questo rallentamento porterebbe il deficit tendenziale del 2019 all’1,2%, e a settembre si capirà il livello dei rendimenti su cui basare le previsioni definitive. A questo si aggiungono i 12,4 miliardi necessari a fermare le clausole di salvaguardia sull’Iva. Stiamo però dialogando con la commissione Ue per evitare una correzione che sarebbe troppo pro-ciclica, cioè che favorirebbe il rallentamento dell’economia”.

Fatte queste precisazioni, il ministro dell’Economia ha fornito qualche chiarimento su come avverrà l’introduzione del reddito di cittadinanza e la Flat-tax nella prossima legge di bilancio: “Con avvio della Flat Tax, prima di tutto, va inteso un percorso progressivo di convergenza verso l’obiettivo indicato dal programma di governo. Su quest’ultimo aspetto, l’aumento delle soglie per il regime forfettario è sicuramente un passo possibile, che produce anche un rilevante effetto di semplificazione degli adempiamenti a carico delle attività economiche più piccole. Ma stiamo lavorando intensamente anche sulle simulazioni degli interventi possibili per le persone fisiche, sempre nell’ottica di convergere progressivamente verso l’obiettivo finale”.

Sull’ipotesi di una riduzione delle aliquote Irpef da cinque a tre, il ministro Tria ha spiegato: “Si tratta di una delle molte simulazioni che abbiamo effettuato in queste settimane, lavorando anche su ipotesi non solo di riduzione del numero di aliquote ma anche del loro livello. Riguardo al reddito di cittadinanza, questo in ogni caso, ingloberà l’attuale reddito di inclusione ma anche altri meccanismi di sostegno alle fasce deboli che sarebbero assorbiti dal meccanismo universale. E anche in questo caso parliamo di un’attuazione progressiva, sviluppata con gli spazi di finanza pubblica che man mano si rendono disponibili. Con la Commissione europea, poi, stiamo continuando a lavorare perchè sia possibile finanziare i costi dei miglioramenti amministrativi, cioè la riforma dei centri per l’impiego, con le risorse del Fondo sociale europeo”.

Per le coperture della riforma fiscale che il governo M5S-Lega si appresta a varare, il ministro dell’Economia ha detto: “Arriveranno con un riordino profondo delle tax expenditures, che finora non si è fatto perchè è realizzabile solo se accompagnato da una riduzione delle aliquote generali. In questo senso bisogna applicare una versione adattata all’ottimo paretiano, in cui nessuno perde e qualcuno guadagna in un’ottica pluriennale”.

All’interrogativo se verrà messo in discussione anche il bonus Renzi da 80 euro, Giovanni Tria ha risposto: “Non c’è dubbio, anche per ragioni di riordino tecnico. Per com’è stato costruito, il bonus da 80 euro crea complicazioni infinite, a partire da molti contribuenti che l’anno dopo scoprono di aver perso o acquisito il diritto per cambi anche modesti di reddito”.

Il possibilismo del ministro Giovanni Tria non smentisce le ipotesi avanzate anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul ‘contratto di governo’ (una volta si parlava con un linguaggio più corretto di programma di governo). Di certo c’è un cantiere aperto per la definizione della manovra finanziaria. Un atteggiamento prudente che non spacca il governo ma che non rivela ancora le scelte di politica economica del governo giallo-verde. Sono ormai evidenti le difficoltà ed i molteplici dissidi esistenti all’interno della compagine governativa. Rispetto alle dichiarazioni rilasciate dal ministro Tria al quotidiano della Confindustria, non è cambiato sostanzialmente quasi nulla dalle note diffuse venerdì scorso al termine dell’inusuale vertice del Consiglio dei ministri in vista della stesura della manovra finanziaria prevista a settembre. Restano in fase di studio la Tav, la riforma delle pensioni, la flat-tax, il reddito di cittadinanza, le coperture finanziarie, etc. Ma, nel frattempo continua la guerra intestina tra Lega e M5S dove è in palio l’egemonia nel governo e forse non solo. La partita è principalmente focalizzata sulle grandi opere (Tav, Tap e Pedemontana) che la Lega vorrebbe realizzare contrariamente alla posizione idiosincratica del M5S. Altri fronti critici sono l’Ilva, l’Alitalia, il reddito di cittadinanza, la Flat-tax e la riforma della legge Fornero. La battaglia ha anche dei risvolti in chiave antieuropeista principalmente da parte dei penta stellati che, cercando di chiudere l’Ilva e vietare la realizzazione di Tav e Tap, limiterebbero lo sviluppo economico dell’Italia ma anche dell’Europa. Argomenti non di poco conto che si intrecciano con interessi geopolitici nel proscenio mondiale. Però, alla fine, chi vincerà la partita tra Lega e M5S, vincerà sull’alleato di governo proponendosi alle prossime elezioni come detentore della leadership nel Paese. Dunque, Settembre dovrebbe essere il mese rivelatore per il ‘governo del cambiamento’, ma si può già ipotizzare un autunno con molte incognite tra cui le valutazioni della Commissione Ue sulla manovra. Nello prossimo autunno, potrebbero esserci grandi novità tra cui un inasprimento dell’antieuropeismo in chiave giallo-verde e la possibile crisi dello stesso governo Conte.

Salvatore Rondello

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