martedì, 13 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Torregrupata, il Meridione di Nunzio Campagna
Pubblicato il 27-08-2018


campagnas_copyUn po’ il Carlo Levi di “Cristo s’è fermato ad Eboli” e un po’ il Silone di “Fontamara”. La poesia di certi film di Frank Capra e il Rossellini di “Paisà”. Queste, sinceramente, le atmosfere richiamate dal romanzo di Nunzio Campagna “Torregrupata” (Napoli, RCE Multimedia ed., 2018, pp. 333, €. 12,00). Scrittore di romanzi su temi sociali e d’impegno civile, spesso ambientati nel Meridione, Campagna, lucano d’origine, studioso di storia e filosofia (per l’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli ha pubblicato, tra l’altro, “Filosofi greci” e “Aurelio Agostino”, 2007 e 2010), ci trasporta, con questo nuovo libro, nel Sud del Novecento, tra i richiami magici e arcani cari agli antropologi come Ernesto De Martino e la modernità selvaggiamente incalzante.
Storia centrale è quella di Tony-Patrick- Nicola: ragazzo nato a Torregrupata (immaginario paese lucano, non lontano da Tricarico) da una relazione, fortemente contrastata, tra un giovane del luogo e la nipote d’un nobile locale. Sottratto appena nato alla famiglia, il bimbo viene preso da una coppia di sposi destinata ,come tanti italiani di allora,a partire per l’ America (siamo ai primi del ‘900, nell’ IItalia giolittiana e del “passaporto rosso”). Adottato poi, negli USA, da un’altra coppia, Patrick crescendo avvertirà fortemente l’ inquietudine e il disagio legati al non conoscere esattamente le proprie origini.Al tempo stesso, la conoscenza di tanti italiani emigrati in America ( tra cui anche il giovane Arturo Toscanini, da sempre vicino al movimento socialista) contribuirà a mantenere vivi in lui l’interesse e l’ amore per l’ Italia.
Sarà il turbine della Seconda guerra mondiale, con l'”Operazione Husky”, cioè lo sbarco alleato in Sicilia del luglio 1943, a dare al giovane Patrick, già ufficiale dell’ esercito americano, l’ occasione per sciogliere questo basilare nodo esistenziale; un po’ come l’ Arturo Giammaresi interpretato da PIF in “In guerra per amore”, Patrick nel Meridione d’ Italia va alla ricerca, soprattutto, delle proprie radici.
Finalmente, in Basilicata, appena finita la guerra, con l’aiuto del giovane sindaco di Torregrande (in realtà Tricarico: sindaco modellato, infatti, esattamente sul personaggio del socialista Rocco Scotellaro, sociologo e fine poeta,che di questo paese fu sindaco dal 1946 al 1950) , Patrick risale pienamente alle origini della sua famiglia, ritrovando il padre, Michele Genovesi, e liberandolo dal manicomio in cui era stato recluso a forza un trentennio prima. Commovente l’incontro col vecchio Michele, che vive come un barbone nel vecchio manicomio, ma, un po’ come il Nino Manfredi /Garcia Lorca (salvatosi miracolosamente dalla fucilazione) di “La fine d’un mistero” (ultimo film interpretato dal grande Nino), ritrova pienamente la memoria appena rimesso a contatto col figlio e con le atmosfere di tanti anni prima. Dopo aver ritrovato, e risanato, il padre, Patrick completerà il “Nostos” alla sua Itaca facendosi naturalizzare italiano all’anagrafe, col nuovo nome di Nicola Genovesi; mentre, poco dopo (siamo, ormai, nel ’47 – ’48), ritroverà anche Assuntina, la donna, di pochi anni più grande di lui, che l’ aveva portato col marito negli USA, ora donna matura.
Con grande abilità, e tecnica quasi cinematografica, Campagna ricrea perfettamente armosfere, colori, situazioni, mentalità d’ un Sud còlto nel suo definitivo irrompere nella storia italiana, e mondiale: il Sud delle grandi occupazioni delle terre e della mafia riemergente, delle leggi “Sila” e stralcio e di Portella della Ginestra, di Placido Rizzotto, Salvatore Carnevale e, purtroppo, Luciano Liggio. Mentre non manca d’ inquadrare la situazione mondiale postbellica alla luce anche della psicologia politica: evidenziando, ad esempio, le conseguenze – in termini di scissione, perdita del senso complessivo d’ unità, quasi alienazione – che, per milioni di persone, ebbe, con la Guerra fredda, la divisione dell’ Europa in due, destinata a ricomporsi solo col crollo dei Muri del 1989-’91.

Fabrizio Federici

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