martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Alibaba, arrivano i primi effetti della guerra dei dazi
Pubblicato il 20-09-2018


alibaba

La guerra dei dazi Usa-Cina sta già producendo i primi effetti boomerang per gli Stati Uniti. Alibaba, il colosso dell’e-commerce cinese, ha rivisto i suoi piani di sviluppo e non avrebbe più in programma di creare un milione di posti di lavoro negli Stati Uniti, come il suo fondatore, Jack Ma, aveva annunciato a gennaio 2017 in un incontro col presidente americano Donald Trump. Dopo quell’incontro, avvenuto prima che Trump si insediasse alla Casa Bianca, il tycoon aveva dichiarato: “Io e Jack faremo grandi cose”.

Jack Ma, parlando ieri in un’intervista all’agenzia di stampa cinese Xinhua, ha spiegato che la sua promessa non è più realizzabile a causa della guerra dei dazi Usa-Cina: “La premessa era quella di relazioni commerciali amichevoli tra i due Paesi ma questa premessa non esiste più e la nostra promessa non può essere mantenuta. Il commercio non è un’arma e  non dovrebbe essere usato per cominciare le guerre, ma dovrebbe  essere un fattore chiave per la pace. La situazione che si è venuta a creare ha distrutto le premesse sulle quali confidavamo. Ma Alibaba comunque non smetterà di lavorare duramente per contribuire a uno sviluppo di sane  relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina”.

Dunque, per adesso, è sfumato il milione di posti di lavoro da creare in cinque anni, negli Stati Uniti, come promesso da Alibaba. A causa delle crescenti tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.

Il fondatore e amministratore delegato di Alibaba ha poi detto che il colosso cinese, Alibaba, avrebbe creato il milione di posti di lavoro facilitando la vendita di prodotti da parte di un milione di piccoli esercenti statunitensi ai consumatori cinesi e asiatici attraverso la loro piattaforma informatica. Per Jack Ma le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina potrebbero durare anche 20 anni.

Trump che propaganda ‘America first’, invece, rischierebbe di iniziare un pericoloso percorso per gli Stati Uniti.

Salvatore Rondello

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