sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Arena di Verona festeggia Claudio Baglioni per i suoi 50 anni di carriera
Pubblicato il 17-09-2018


baglioni-fotoNozze d’oro per Claudio Baglioni con la musica. Il cantante festeggia i 50 anni di carriera e lo fa con un concerto evento all’Arena di Verona di quasi tre ore, trasmesso su Rai Uno. Un vero e proprio spettacolo teatrale più che musicale. Per dirla con una delle canzoni che ha cantato, “Notte di note, note di notte”. Note da sottofondo a una serata indimenticabile. Ha ripercorso la sua carriera, dagli anni Settanta ad oggi, con i suoi principali successi. Sempre al centro la sua figura, anche se si è spostato durante le esibizioni, ma soprattutto la sua musica. Più che altro, però, l’Arte. E si potrebbe dire che è stato un po’ un live anomalo in stile “Zerovskij-solo per amore” di Renato Zero. Insomma, da Zerovskij a Bagliovskij. Del resto, entrambi sono due icone della musica italiana nel mondo. La particolarità del primo era la costruzione in (due) atti dello spettacolo, sullo sfondo di una stazione, caratterizzata dal passaggio di treni e dei protagonisti: Amore, Odio, Vita/Morte, Tempo, Enne Enne, Adamo ed Eva. Qui l’assoluta originalità di un’infaticabile Baglioni è stata che è sembrata più la rappresentazione teatrale delle sue canzoni che il classico concerto live, in cui delle scenografie le hanno portate sul palco come in una sorta di realizzazione scenografica, quasi a dare vita e corpo a tanti videoclip costruiti ad hoc, strutturati e studiati nei minimi dettagli. Grazie anche a un corposo corpo di ballo; a parte il gioco di parole, ballerini non ne mancavano neppure in Zerovskij, ma mai si sarebbe potuto immaginare di dar vita a una molteplicità di tali scenografie straordinarie, persino acrobatiche, come in “Al centro” (l’evento di Baglioni). Se la parte iniziale di alcuni brani poteva cominciare con delle immagini proiettate sul palco, anche un po’ psichedeliche o tridimensionali, man mano si andava a creare invece una vera e propria sceneggiatura della canzone. Entravano in scena gli attori-ballerini, in grado di creare scenografie straordinarie ed eccezionali, con vere danze acrobatiche. Quasi che Baglioni abbia voluto riprodurre il ‘circo della vita’ (se speso gli acrobati li vediamo al circo), con le sue ‘vie dei colori’ (come la sua omonima canzone del 1995). E, infatti, la scenografia di quest’ultimo testo è stata una delle più belle. Una sorta di danza dei colori; dapprima sul pavimento del palco appare come una scacchiera su cui il cantante si muove (quasi ad attraversare un labirinto o delle strade di una città), poi si trasforma come in una sorta di lavagna psichedelica su cui disegnare e dare pennellate di colore; quasi una tavolozza interattiva. In più, quando sale sul palco l’intero corpo di ballo, i ballerini hanno delle magliette di tutti i colori che cambieranno di volta in volta (dapprima gialle, poi rosse, poi celesti e così via).
Tutto studiato nei dettagli, dicevamo. Ogni brano era introdotto dal titolo e dall’anno in sovra-impressione (annunciato a scorrimento); ma ogni periodo aveva un’icona a rappresentarlo, un’immagine scelta ad indicare quell’epoca. Piccoli particolari che fanno la differenza. Baglioni sa come colpire. Tanto che comincia subito -all’inizio- con una prima parte tutta molto romantica dei suoi maggiori successi più popolari: da “Questo piccolo grande amore”, a d“Amore bello”, a “Tu come stai?”, a “E tu”, a “Sabato Pomeriggio”, ma anche ad “Avrai” ed a “Strada facendo”. Poi alleggerisce un po’ con la simpatica coreografia di “W l’Inghilterra”, con il tributo a questa terra, con il simbolo della bandiera inglese e dei suoi colori ben ripresi durante l’esibizione. Subito torna a brani più ‘impegnati’ come “Un po’ di più” e “Ragazze dell’Est”; nella prima le ballerine danzavano con una coreografia studiata con delle sedie e con l’emblema delle scarpe rosse, alternate poi -successivamente- dai ballerini. E, dopo il brano “Via” (in cui dei ballerini si sono cimentati in acrobazie e in danze al ritmo quasi di passi di street-dance), va in pausa: per uno dei 3-4 cambi d’abito della serata e per riprendersi un attimo dall’ininterrotta serie di quasi un’ora di canzoni e di concerto.
Quando ritorna parte forte, con quella che è stata la più emozionante delle coreografie. Dopo “Strada Facendo”, “Avrai”, “Uomini persi” (del 1982) canta “Notte di note, note di notte”. E la scenografia programmata per animare questa canzone prevede l’esibizione -su un filo sospeso e teso- di un acrobata, che su quell’asse sottile di corda combina di tutto: cammina, salta, si rigira, si lancia e vi ricade sopra senza mai perdere l’equilibrio. Semplicemente da applausi; non lascia che esterrefatti tutti, il pubblico e anche Baglioni stesso. La migliore forse, ma altre bellissime ne verranno ancora. Baglioni non ha finito le sue sorprese. Passiamo al 1985 con “Adesso la pubblicità” e sul pavimento vengono proiettate immagini a raffica, quasi in uno zapping frenetico con il telecomando. Anche il cantante ne ha uno e lo preme, poi viene spento da un altro pulsante, quasi fosse un robot o un automa; e potrebbe pure esserlo, vista la sua resistenza inesauribile e instancabile.
Infaticabile, perfezionista e mai pienamente soddisfatto, ricerca sempre ulteriori migliorie, la sua musica è una garanzia, ma le coreografie ancor di più. Vediamone altre. Nel suo spettacolo la musica si fa arte e l’arte, a sua volta, danza; il ballo diventa recitazione e la recitazione teatro. Rappresentazione e messa in scena delle canzoni. Andando avanti con classici quali “Sei tu”, “La vita è adesso”, si arriva al 1990 con l’intramontabile “Mille giorni di me e di te”. E poi “Acqua dalla Luna” con – ancora una volta – acrobati eccezionali protagonisti con le loro performance da capogiro. Il pezzo forte è “Noi no” del 1990, in cui i ballerini rappresentano dei giovani, con delle felpe (di un colore tra il grigio e il verde) e i cappucci tirati su a coprire le loro teste; poi tirano fuori ciascuno una rosa dalle mani, che tengono e che mostrano: un duplice gesto di protesta e di generosità.
Tuttavia il pezzo più commovente, che lascia veramente a bocca aperta basiti -per la sua complessità e per la realistica umanità che si respira-, è “Cuore di aliante” del 1999. Qui non c’è solo nuovamente l’acrobata con le sue esecuzioni perfette, ma -ai suoi piedi- c’è un sacco di gente sbarcata o che aspetta di imbarcarsi quasi sembrerebbe, in attesa -forse- di partire con i suoi bagagli per il viaggio o il volo di un eterno istante -come canta-. Si è tutti “sospesi nell’irrealtà”, che è la magia che Baglioni ha saputo dare e restituire con il suo concerto.
Non appena si arriva al 2003-2005, Baglioni si ferma per i ringraziamenti. “Sembra impossibile che sia passato tutto questo tempo così lungo: 50 (anni di carriera ndr) è una bella cifra. Non avrei mai creduto che tutto questo sarebbe potuto succedere davvero”. E allora, 50 volte grazie a Baglioni.
Prima di congedarsi è la volta di “Tutti qui” del 2005, che dona l’immagine più tenera di tutte: suona solo al pianoforte al centro (guarda caso!) del palco e per terra vengono proiettate tutte sue foto che descrivono e ripercorrono tutta la sua carriera, perché -come dice- “siamo storie di un secondo”. Frammenti, istantanee, fotogrammi che disegnano il puzzle di questi 50 anni di carriera.
Per ultimo, in conclusione, tocca a “Con voi” – del 2013 -, per tutti i suoi fans e il suo pubblico. L’intero corpo di ballo sale sul palco, uno ad uno, con dei palloncini rossi in mano che lanceranno poi in aria. Quanti non sappiamo, se 50 o più, ma questo volo di palloncini rossi è stato davvero suggestivo e simbolico. Per una “notte bellissima”, come l’ha definita Baglioni. Un ultimo ringraziamento lo rivolge “alla magnifica compagnia del corpo di ballo”, che sicuramente ha avuto un ruolo preponderante e ha dato un contributo non indifferente alla riuscita dello spettacolo. Tutti bravissimi; Renato Zero ne aveva 60, Baglioni non sappiamo, ma tutti di altissimo livello (come per Zerovskij). Sicuramente l’altro merito va ai cameramen per le riprese, senza le quali (probabilmente), non si sarebbe potuto godere e fruire dello spettacolo in maniera adeguata. Soprattutto nel caso di spettacoli teatrali e artistico-musicali ciò è quanto mai valido.
E la dimostrazione che ha dato Baglioni è degna di un direttore artistico alla regia del Festival di Sanremo e di buon auspicio per esso, su cui adesso si potrà concentrare a pieno.

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