lunedì, 15 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Berlusconi e Di Maio. Due forni per Salvini
Pubblicato il 28-09-2018


DiMaio_Salvini

Prima due forni per Di Maio e adesso due forni per Salvini. Luigi Di Maio è un esperto su come attivare due forni: a maggio tentò di formare “il governo del cambiamento” sia con la Lega sia con il Pd. Parlò e trattò sia con il segretario democratico Maurizio Martina sia con quello leghista Matteo Salvini, poi la palla andò in buca con il Carroccio. Il capo politico del M5S avrebbe preferito una intesa con i democratici, ma il Pd bocciò l’accordo (un secco no arrivò soprattutto dall’ex segretario Matteo Renzi).

Adesso è il turno di Salvini: prima non ha smantellato i due forni, quindi ha riacceso quello con Silvio Berlusconi accanto a quello con Di Maio. Il vice presidente del Consiglio, ministro dell’Interno e segretario della Lega è e rimane al governo con Di Maio, ma decide anche con Berlusconi il nuovo “presidente di garanzia” della Rai Marcello Foa. La commissione parlamentare di Vigilanza mercoledì 26 settembre ha votato a maggioranza qualificata la sua candidatura bocciata, invece, prima di Ferragosto. I parlamentari di Forza Italia sono stati determinanti per raggiungere l’alto quorum dei due terzi dei voti. Non solo. Il segretario del Carroccio imbocca con il presidente di Forza Italia la strada dell’alleanza nelle elezioni regionali (Piemonte, Emilia Romagna, Sardegna, Abruzzo, Calabria, Basilicata) e, probabilmente, nelle europee.

Due forni per Salvini. La nuova intesa, dopo forti polemiche e scaramucce, è scattata attraverso due incontri nelle case di Berlusconi: prima nella cena di domenica 16 settembre nella villa di Arcore e poi nel vertice di Palazzo Grazioli a Roma di giovedì 20 settembre allargato a Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia). Salvini prima smentisce e poi conferma. Smentisce per rassicurare Di Maio: «Non c’è nessuna strategia del doppio forno», il governo con i cinquestelle «durerà cinque anni». Ma poi confermato per il doppio forno per conquistare le giunte regionali, provinciali e comunali: «Io vado da Berlusconi e parlo solo di accordi locali».

L’ex presidente del Consiglio si mostra comprensivo con Salvini: «Deve tenere i rapporti con l’altra parte, bisogna capirlo…». Il Cavaliere ha fatto buon viso a cattivo gioco: avrebbe siglato l’accordo per evitare una penalizzazione delle sue tv Mediaset per mano dei grillini e per scongiurare il completo sgretolamento di Forza Italia sotto il rullo compressore della concorrenza leghista.

L’esecutivo con i grillini, anche se le posizioni sono contrapposte su molti temi, viaggia a gonfie vele per Salvini: secondo i sondaggi la Lega avrebbe oltrepassato il 30% dei voti, raddoppiando il 17% ottenuto nelle elezioni politiche del 4 marzo. Salvini ha conquistato l’egemonia politica sul governo Conte mietendo consensi e mettendo in un angolo Di Maio. Due forni per Salvini. Riaccendendo il forno con Berlusconi ha portato a casa una micidiale potenza di fuoco mediatica (grazie alla Rai e a Mediaset) che moltiplica le possibilità di stravincere le elezioni europee.

Anche un eventuale voto politico anticipato sarebbe gradito. La manovra economica 2019 è passata la notte di giovedì 27 settembre sull’asse dell’accordo Salvini-Di Maio, ma restano molti contrasti con il M5S (sulla stessa Legge di bilancio, le opere pubbliche, la giustizia, la sicurezza, gli immigrati). Finora i dissensi sono stati sempre superati ma l’atmosfera si sta pericolosamente surriscaldando. C’è chi azzarda la crisi di governo e le elezioni politiche anticipate. Berlusconi spera nella rottura: «Credo che in un futuro non lontano il centrodestra tornerà finalmente di nuovo alla guida del governo». Il vero beneficiario sarebbe il ministro dell’Interno. Le urne potrebbero segnare il trionfo di Salvini come leader del centro-destra e nuovo presidente del Consiglio.

Rodolfo Ruocco

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. La fotografia che ci consegna quest’articolo sembra piuttosto realistica, e non mancano altresì gli elementi per ritenere che il Governo gialloverde possa durare a lungo, o non avere comunque vita breve, ma potrebbe anche subentrare una variante imprevista.

    Potrebbe ad esempio succedere che alle prossime elezioni, europee e regionali, anche tra coloro che hanno finora preferito “rifugiarsi” nell’astensionismo, si faccia strada l’idea di doversi schierare, e possa crescere il numero dei “tifosi” di un Esecutivo di centro destra.

    In una tale logica, potrebbe semmai accadere che aumentino i voti di F.I. o di FdI, allo scopo di convincere il Leader della Lega a riconsiderare l’ipotesi di un Governo di centrodestra, e se detto aumento fosse significativo l’ipotesi potrebbe divenire realtà.

    A quel punto, se cioè andasse a tramontare l’intesa Lega-movimento 5Stelle, potrebbe riprendere quota, e andare forsanche in porto, quella tra movimento 5Stelle e PD, ed allora la geografia politica del nostro Paese assumerebbe una nuova configurazione.

    Paolo B. 30.09.2018

Lascia un commento