giovedì, 15 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Con quota 100 alcune categorie a rischio
Pubblicato il 13-09-2018


Inps-crollo nuove pensioniLa riforma delle pensioni, cioè della legge Fornero, è argomento di stretta attualità che coinvolge milioni di lavoratori e che andrebbe trattato con grande prudenza. Dal governo stanno piovendo promesse di cambiamento con la cosiddetta “quota 100” (somma tra età e anni di contributi versati uguale a 100) al centro di quasi tutti i ragionamenti. Ma non c’è ancora una proposta di legge in Parlamento, e non si sa quando sarà presentata. Sulla riforma della Fornero, Cgil, Cisl e Uil, hanno chiesto al ministro del Lavoro di aprire un tavolo di confronto, già da tempo e in diverse occasioni.

Richiesta che, pochi giorni fa, è stata reiterata da Domenico Proietti, segretario confederale Uil, che ha espresso la preoccupazione dei tre sindacati confederali riguardo una riforma che, se mal gestita, potrebbe creare conseguenze sociali devastanti.

Sempre sulle pensioni, la Uil ha presentato nei giorni uno studio, realizzato dal Servizio politiche previdenziali, che analizza alcuni effetti negativi della quota 100 sull’Ape sociale. Sulla riforma delle pensioni abbiamo intervistato Domenico Proietti, partendo proprio dallo studio sugli effetti negativi messi in risalto da questo studio targato Uil.

Questa riforma s’ha o non s’ha da fare? La legge Fornero va cambiata? Perché? E, soprattutto come? Quale è la posizione della Uil?
La Legge Fornero va assolutamente cambiata, poiché non è stata l’espressione di una riforma previdenziale, quanto piuttosto il risultato di una gigantesca operazione di cassa fatta sul sistema previdenziale italiano. Nello specifico, si è trattato di una misura che ha irrigidito il sistema pensionistico al fine di perseguire una sostenibilità finanziaria dei conti pubblici, raggiunta prendendo indebitamente risorse dalle pensioni ed incidendo negativamente sulla sostenibilità sociale del sistema previdenziale. La UIL si è data da fare, ha lavorato concretamente con proposte precise per cambiare la Legge Fornero, infatti, al fine di migliorare il nostro sistema previdenziale abbiamo sostenuto con forza e sosteniamo tuttora l’introduzione di una reale flessibilità in materia pensionistica. La flessibilità è una grande risorsa, perché consente di usufruire del trattamento previdenziale con requisiti d’accesso anagrafici e contributivi poco rigidi, che possano adattarsi meglio alle esigenze del singolo, poiché il lavoratore deve avere la facoltà di scegliere quando smettere la propria attività lavorativa ed andare in pensione. Inoltre, la flessibilità permette uno sblocco del turnover sul lavoro, garantendo dinamismo e stimolando le assunzioni dei giovani, così da fronteggiare il fenomeno della disoccupazione giovanile.

Con una quota 100 fissa e uguale per tutti e senza alcun vincolo, che fine farebbe l’Ape sociale?
Sta prendendo forma la quota 100, la misura principale per riformare il sistema pensionistico che il Governo intende inserire in Legge di Bilancio 2019. Questo strumento consente al lavoratore di ritirarsi dal lavoro quando la somma degli anni di età e quelli dei contributi versati restituisce come risultato 100. Se si dovesse concedere il pensionamento con Quota 100 senza vincolo alcuno e con 41 anni di contribuzione, senza penalizzazioni, sarebbe una scelta efficace, perché si tratta di due soluzioni utili per continuare a modificare la legge Fornero. Tuttavia, tali provvedimenti devono aggiungersi e non sostituirsi alle importanti misure realizzate negli ultimi anni, soprattutto con riferimento all’Ape Sociale, il cui presupposto è tutelare quei lavoratori che si trovano in grande difficoltà.

Quali sono le categorie di lavoratori che si troverebbero in difficoltà nel caso di quota 100 uguale per tutti?
Quota 100, come già sostenuto, si tratta di una misura efficace, ma, se realizzata con eccessivi vincoli contributivi e con stringenti limitazioni, peggiorerebbe la situazione di alcune categorie di lavoratori, comportando un ritardo di accesso alle pensioni, fino a 4 anni, nel caso di disoccupati e delle lavoratrici madri che dovranno attendere la pensione di vecchiaia a 67 anni. Tale ritardo sarebbe ulteriormente aggravato dall’introduzione di requisiti elevati come l’età minima necessaria a 64 anni o un’anzianità contributiva che non tiene pienamente conto di tutti i contributi maturati dai lavoratori. Attualmente, può accedere all’Ape sociale chi si trova in stato di disoccupazione, chi assiste un familiare disabile ed inoltre quei lavoratori con gravi disabilità possono, a partire dallo scorso anno, accedere a tale misura con “quota 93”, quindi un notevole anticipo rispetto ad un’ipotetica “quota 100”, mentre coloro che svolgono mansioni gravose possono accedere all’Ape sociale con “quota 99”, già dall’età di 63 anni. Sulla base di ciò, “quota 100”, se non fosse strutturata con attenzione, potrebbe danneggiare i risultati positivi raggiunti negli ultimi due anni, che sono stati necessari per introdurre alcuni principi di flessibilità nel nostro sistema pensionistico. Per la UIL, l’unico modo di cambiare realmente la legge Fornero, è estendere l’accesso alla pensione intorno ai 63 anni per tutti i lavoratori e per tutte le lavoratrici, senza vincoli, né limitazioni.

Quali sono le proposte che la Uil porterà all’attenzione del ministro del Lavoro, quando si terrà il tanto atteso incontro assieme a Cgil e Cisl?
La UIL chiede al Ministro del Lavoro di Maio di aprire presto un tavolo di confronto con le Parti Sociali, per trovare soluzioni efficaci e scelte mirate che tutelino i lavoratori: il vero punto di forza del Paese. Come UIL abbiamo a cuore i lavoratori tutti e il futuro previdenziale dell’Italia. È fondamentale reintrodurre una reale flessibilità, intorno ai 63 anni, per tutti i lavoratori senza paletti o vincoli che ne limitino la portata e senza penalizzazioni, poiché, in un sistema contributivo come il nostro è implicito l’incentivo alla permanenza al lavoro. Inoltre, si deve agire tempestivamente per introdurre dei meccanismi che garantiscano pensioni future e dignitose ai giovani lavoratori, che, in questi anni, a causa della precarietà del lavoro, hanno avuto buchi di contribuzione. Si devono eliminare le disparità di genere che penalizzano e colpiscono prevalentemente le donne e per questo la UIL chiede di introdurre misure vantaggiose al superamento di questo gap, che è attualmente presente nel nostro sistema previdenziale. In aggiunta, è opportuno riconoscere l’importante ruolo della maternità, estendendo a tutte le lavoratrici la possibilità di anticipo della pensione, che oggi spetta solo a chi appartiene interamente al sistema contributivo. Si deve poi valorizzare il lavoro di cura, attraverso l’introduzione di meccanismi che gli garantiscano rilievo ai fini previdenziali, prevedendo maggiorazioni contributive e contribuzione figurativa, anche nei periodi di cura svolti al di fuori del rapporto di lavoro. Oltre a ciò, va restituito pieno potere di acquisto alle pensioni in essere con il ripristino della piena indicizzazione e con un significativo taglio delle tasse che gravano prevalentemente sui pensionati. In aggiunta, come UIL, da sempre, proponiamo di separare la spesa previdenziale da quella assistenziale, per avere una percezione più autentica del costo delle pensioni sul nostro bilancio. Inoltre, è bene riaccendere i riflettori sulla Previdenza complementare, con una buona campagna istituzionale di informazione e comunicazione, chiedendo all’Esecutivo di attribuirle importanza ed incentivandola, perché solo in tal senso si può diffondere la cultura della Previdenza complementare. In conclusione, se si vuole far progredire il nostro Paese sul piano previdenziale, fiscale, lavoristico, economico vanno assicurati due elementi imprescindibili: equità e giustizia, che costituiscono i principi guida a cui ispirarsi, poiché pongono le basi del potenziale innovativo, sociale ed economico dell’Italia. Sono proposte importanti per restituire ed attribuire nuovamente equità al sistema previdenziale del Paese e, sulla base di ciò, appare necessario un immediato confronto con il Governo.

Antonio Salvatore Sassu

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