lunedì, 22 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

MANOVRA IN DEFICIT
Pubblicato il 27-09-2018


Dopo ore di scontri tra la linea della spesa dei due vicepremier Salvini e Di Maio e quella del rigore del Ministro Tria sembra che il governo sia giunto a un accordo per aumentare il rapporto debito/pil oltre i limiti concessi dall’Europa. Infatti Lega e M5s avrebbero vinto le resistenze del ministro dell’Economia. L’intesa raggiunta porterebbe il deficit al 2,4%. Lo spread riprende quota e giunge a quota 250 punti e Borsa va in rosso mentre i due vicepremier, Matteo Salvini, e Luigi Di Maio soddisfatti parlano di “manovra del cambiamento”.

Intanto circola la bozza del piano nazionale di riforme che il governo dovrebbe presentare, insieme alla Nota, nel consiglio dei ministri convocato alle 20
“Il governo è fortemente impegnato in una azione di miglioramento dell’inclusione sociale, lotta al precariato, incentivazione del lavoro giovanile e femminile e promozione di una maggiore equità del sistema pensionistico”, si legge nella bozza. E dunque “l’introduzione del Reddito di Cittadinanza ha un duplice scopo: sostenere il reddito di chi si trova al di sotto della soglia di povertà relativa individuata dall’Eurostat per l’Italia (pari a 780 euro mensili); fornire un incentivo a rientrare nel mercato del lavoro, attraverso la previsione di un percorso formativo vincolante, e dell’obbligo di accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro eque e non lontane dal luogo di residenza del lavoratore”. Quanto alla ristrutturazione dei centri per l’impiego “dovrà puntare a rendere omogenee le prestazioni fornite, e realizzare una rete capillare in tutto il territorio nazionale. Il Governo intende attuare un piano di assunzioni di personale qualificato, in aggiunta a quanto già definito nella Legge di Bilancio per il 2018, sarà inoltre dedicata particolare attenzione alla realizzazione del Sistema Informativo Unitario e allo sviluppo di servizi avanzati per le imprese”. Tra le priorità figura la ‘pace fiscale‘. Un provvedimento “da inquadrare nell’ambito di una riforma strutturale del fisco”, che “coinvolgerà i contribuenti con cartelle esattoriali e liti fiscali, anche pendenti fino al secondo grado fino a 100mila euro”. Per quanto riguarda la tassazione per le persone fisiche, si passerà inizialmente dalle attuali cinque aliquote a tre aliquote e quindi a due a partire dal 2021. Il livello delle aliquote verrà gradualmente ridotto, fino ad arrivare ad un’unica aliquota del 23 per cento per i redditi fino a 75mila euro e del 33 per cento sopra a tale livello entro la fine della legislatura. Con riferimento al sistema previdenziale, “verrà introdotta una nuova finestra per i pensionamenti anticipati senza il requisito anagrafico, attualmente in vigore per chi ha maturato un’anzianità contributiva di 41 anni. A questo si aggiunge il requisito di ‘quota 100’ come somma di età anagrafica e contributiva, con alcune restrizioni funzionali alla sostenibilità del sistema previdenziale”. “Un’attenzione particolare sarà rivolta alle donne, caratterizzate da una carriera discontinua“, si legge nel testo.


 

tria 3Tria Minacciato dalla Lega

Nel giorno in cui è previsto un nuovo vertice di maggioranza per il Def, il ministro dell’Economia è sotto assedio. Di Maio e Salvini puntano a spingere il deficit oltre il 2%, almeno al 2,4%, mentre Tria resta sulla sua linea prudentemente difensiva, con segnali che qualcuno in Parlamento interpreta anche come l’intenzione di arrivare alle  conseguenze estreme delle dimissioni. La Lega ha fatto sapere che se il ministro non è più nel programma di governo se ne cercherà un altro. Invece, Di Maio precisa che in programma non c’è alcuna richiesta di dimissioni.

Il vertice sulla manovra è previsto oggi alle 16 sulla manovra, alla presenza del premier Giuseppe Conte, dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio e del ministro Giovanni Tria. Sarebbe stata  confermata la riunione del Consiglio dei Ministri che dovrebbe svolgersi stasera alle 20.

Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, commentando la manovra finanziaria nella trasmissione di Agorà su Rai Tre, ha affermato: “Se Tria non è più nel progetto, troveremo un altro ministro dell’Economia”.

Da Bruxelles, il vicepremier Luigi Di Maio ha dichiarato: “Il CdM è oggi per quanto mi riguarda, e non ci sono rinvii sul Def. Non c’è in programma nessuna richiesta di dimissioni del ministro dell’economia Giovanni Tria. Sarà una manovra del popolo coraggiosa, dove non ci si impicca a un numero o un altro. Quel che non vogliamo fare è scrivere nel Def cose non vere a differenza del passato quando si dava un obiettivo nel Def e poi alla fine il deficit era più alto. È inutile tirare a campare come governo, io non sono uno di quelli che porterà questo governo a tirare a campare perché o si fanno le cose o non ne vale proprio la pena. Avremo modo di interloquire, a me non preoccupa Bruxelles, se lo dovrà fare la Francia lo faremo anche noi”.

Anche il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, rispondendo da Tunisi ai giornalisti sull’opportunità di superare il 2% del rapporto deficit/Pil, ha detto: “Assolutamente sì . Il diritto al lavoro, alla felicità di milioni di italiani val bene qualche numerino”.

Già ieri, alla vigilia dell’approvazione del documento governativo per la manovra di bilancio, si sono manifestate le prime tensioni. Il Movimento penta stellato ha lanciato la sua sfida al Ministro dell’Economia Giovanni Tria e all’ala prudente dentro e fuori dall’Esecutivo che cerca di mantenere il deficit entro il 1,9% per evitare lo scontro frontale con la Commissione europea. Il movimento dei grillini ha sostenuto: “Un vero governo del cambiamento non può fermarsi davanti ai ‘decimali’, perché va dato subito un segnale forte su tutte le priorità indicate nel contratto gialloverde. E per farlo bisogna spingere il deficit, già con la nota di aggiornamento al Def, oltre il muro del 2%, almeno al 2,4%”.
Luigi Di Maio ha cercato la sponda della Lega per forzare sul deficit e si sta confrontando con Matteo Salvini, che cerca di smorzare la tensione spiegando che l’accordo di massima sulla manovra c’è affermando: “I decimali sono l’ultimo dei problemi, nessuno fa o farà gesti eclatanti per uno zero virgola”.
Il nodo dovrebbe comunque venire sciolto oggi, nel un nuovo vertice di governo al rientro del presidente del Consiglio da New York. Giuseppe Conte, nel ruolo di mediatore, ha seguito gli sviluppi della trattativa e si è limitato a dire: “Se si andrà o meno oltre il 2% lo saprete dopo il Consiglio dei ministri”. Il premier ha comunque sottolineato la necessità di puntare su un piano infrastrutturale serio, investimenti, cari anche al ministro Tria, che potrebbero essere la chiave per chiedere e spuntare maggiori margini a Bruxelles.

Con la manovra, insiste il Movimento 5 stelle, oltre a iniziare ad abbassare le tasse sulle imprese (l’Irpef sembra rinviata al 2020) bisogna smontare la legge Fornero, come dice anche la Lega che ha limato la proposta anche oggi in un incontro tecnico con Salvini, e sempre Tria, secondo quanto sostengono in casa 5 Stelle, frena.
Sempre più martellante, Di Maio dice: “E bisogna cancellare per sempre la povertà assoluta grazie al reddito di cittadinanza”. Di Maio ha già minacciato di non votare il documento se il reddito di cittadinanza non sarà nel menù di Def e manovra. I soldi, assicura Il capo politico dei 5 Stelle ha assicurato: “I soldi li abbiamo trovati tagliando gli sprechi e intaccando i privilegi dei potenti”. Ma è sempre il Movimento a chiedere, di fatto, di costruire l’intera manovra in deficit, visto che deficit al 2,4% significa liberare con un maggiore indebitamento di 1,6 punti di Pil, circa 27 miliardi. Una linea difficile da digerire a via XX settembre dove si mantiene l’asticella, già complicata da spiegare a Bruxelles, all’1,9%. Tria, recentemente ha ripetuto: “Bisogna disegnare una manovra di crescita ma che non crei dubbi sulla sostenibilità del nostro debito che deve continuare a scendere.
Una combinazione impossibile se si va oltre il 2%, cifra che farebbe sicuramente peggiorare il saldo strutturale”. Il ministro Tria non entra direttamente nelle polemiche sul suo ruolo ma ricorda di avere giurato: “Nell’interesse della nazione e non di altri, e non ho giurato solo io”. Parole a cui i due vicepremier hanno ribattuto sottolineando: “L’interesse della nazione è che la gente torni a lavorare e paghi meno tasse” (come dice Salvini), e “Quest’anno la manovra sarà per i cittadini” (come continua a ripetere Di Maio).
Sempre più incalzante è il vicepremier penta stellato che afferma: “Gli impegni con l’Europa saranno rispettati nel senso che si starà sotto il 3%, con buona pace di Pierre Moscovici che ha ribadito la necessità per i conti italiani di mantenere il deficit entro il 2%. Non può certo farci la morale, attacca il vicepremier, visto che chiede di non violare regole che per primo non ha considerato da ministro dell’Economia francese. Stiamo lavorando per la crescita della ricchezza degli italiani e non sarà certo un euroburocrate a fermarci. Né euroburocrati né tecnocrati dei partiti messi dalla politica nei posti chiave dello Stato, una zavorra del vecchio sistema di cui dobbiamo liberarci”.

L’aumento di un decimale nel rapporto deficit/Pil significa per gli italiani un maggiore onere superiore a tre miliardi e che poi dovranno comunque pagare.

L’atteggiamento di Luigi Di Maio, determinato e chiuso a qualsiasi ragionevolezza, potrebbe ricordarci il Pinocchio che prendeva a martellate il ‘Grillo parlante’.
E mentre i protagonisti della maggioranza governativa litigano sulla finanziaria, l’Italia torna sotto la pressione dei mercati, con i rendimenti dei Btp a 10 anni che segnano una netta accelerazione e si sono avvicinati alla soglia psicologica del 3 per cento, con lo spread in aumento ieri fino a 245 punti base ed oggi a 290. Nel frattempo, a Piazza Affari, l’indice Ftse-Mib delle contrattazioni, ieri ha segnato ribassi fino a meno 1,36 per cento, la performance più negativa in una Europa dove si sono registrati moderati ribassi: Londra meno 0,09 per cento, Parigi meno 0,26 per cento, Francoforte meno 0,61 per cento.
L’obbligazionario, invece, apparentemente reagisce alle ricostruzioni di stampa che indicano l’intento della maggioranza di governo di portare il deficit di bilancio 2019 sopra l’1,6 per cento del Pil ed eventualmente anche sopra il 2 per cento, rischiando di compromettere la dinamica di riduzione del debito. I tassi retributivi dei Btp a 10 anni, che si muovono nella direzione opposta al prezzo e sono una cartina di tornasole delle tensioni di mercato, sono aumentati di 11 punti base al 2,95 per cento.
Nel bollettino economico pubblicato oggi dalla Bce, si legge: “Il contesto di protratta incertezza politica in Italia ha comportato una dinamica di volatilità sui differenziali dei titoli di Stato negli ultimi mesi e i differenziali delle obbligazioni sovrane italiane sono cresciuti in un contesto di rinnovate tensioni del mercato”.
Stanotte, dopo il Consiglio dei ministri di stasera, si saprà la quantificazione delle misure portanti della finanziaria. Nel frattempo, con lo spread in aumento, gli italiani sono costretti a mettere le mani in tasca per pagare maggiori interessi sul debito pubblico. Così, gli obiettivi di sviluppo tendono sempre più ad allontanarsi.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento