mercoledì, 21 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Di quale periferia sei? Ognuna ha le sue storie
Pubblicato il 10-09-2018


milano pedagogicaPer come la vedo io se non ti percepisci periferia di qualcosa o sei completamente inconsapevole o sei il centro del potere ed in entrambi i casi c’è un problema.

Per mia fortuna se sei “il centro del potere” la cosa non mi riguarda perchè non mi occupo di metafisica e se sei “completamente inconsapevole” il problema è solo mio perchè ho posto una domanda strana.

Quello che mi attrae delle periferie è che sono dannatamente concrete, calpestabili e dense. “Nuda vita!” Nelle periferie si giocano contemporaneamente tante partite, tutte vitali per il futuro delle persone e delle comunità. Ognuno è attore, pedina e rumore di fondo.

Ho vissuto numerose periferie come cittadino, esploratore e professionista e sono sempre rimasto colpito dalle peculiarità uniche di ognuna di esse. Benestanti, povere, disperate, centrali, periferiche, rurali… Ogni periferia si presenta urbanisticamente in modo differente e accoglie storie uniche. Sono arrivato alla banale conclusione che il termine “periferia” sia solo una semplificazione linguistica per indicare un qualcosa ai margini di qualche cosa d’altro, ne positivo ne negativo. Questa mia posizione è del tutto discutibile ma utile a non farsi distrarre approcciando ogni nuovo contesto senza preconcetti.

Sembra una banalità ma è esattamente l’approccio opposto a quello giudicante, salvifico e assistenzialista che spesso incontriamo. Sia chiaro, mettere ogni cittadino in condizione di sicurezza potendo soddisfare i propri bisogni primari Abitare, Mangiare, Studiare dovrebbe essere l’imperativo primario, ma il secondo non può che essere quello di promuovere o favorire processi di cambiamento e sviluppo. Azioni attive concrete e indipendenti, imprese che solo chi si immagina protagonista può affrontare.

Le esperienze in tal senso sono innumerevoli alcune di stampo più imprenditoriale altre più volontaristico altre ancora legate prettamente alla socialità e al tempo libero. Hanno tutte in comune l’attivarsi in prima persona di gruppi di persone che ingaggiano le comunità locali e le amministrazioni partendo da una propria visione, un proprio desiderio un proprio obiettivo.

Ogni territorio ha le sue storie in cui pubblico, imprese, associazioni, singoli cittadini interagiscono o addirittura collaborano senza tradire le singole finalità istituzionali. Dove questa difficile alchimia funziona, si strutturano relazioni fiduciarie durature che secondo un imprevedibile schema a matrice consentono di combinare al meglio le risorse territoriale generando nuovi attori e nuovi servizi.

Oggi la sfida è accompagnare senza cavalcare e valutare senza incensare questi processi.

Max Calesini
(CULT – Community Hub Perugia)

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