mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Dialogo con Fico o la foglia di fico?
Pubblicato il 06-09-2018


Titola il Corriere della sera:”Fico conquista la festa del PD a Ravenna e attacca l’alleato leghista” non poteva esserci una sintesi più riuscita di un disgelo in atto ma in chiave istituzionale con Fico Presidente della Camera. Sì disgelo perché il PD ancora si divide al suo interno tra coloro che pensano come mettere un cuneo nell’attuale dirigenza del Mstelle ed aiutare a far venir fuori l’anima più democratica del movimento rispetto al cedimento della maggioranza verso la Lega autoritaria sia nell’approccio ai problemi sia nelle sua collocazione europea ed internazionale. Nessuno si aspetta cambiamenti di rotta improvvisi ma in prospettiva strategica ci si chiede chi farà la prima mossa per denunciare il contratto di governo per palese incompatibilità degli obbiettivi di fondo. Ma altrettanto chiaro è che si dovrà ricercare un’alternativa di governo per non arrivare come perdenti al giudizio elettorale.

Ed è questo il punto vero di discrimine all’interno del PD tra i sostenitori del colloquio con il Mstelle e quelli del no a qualunque contaminazione, costi quel che costi, anche a spese del Paese portato al fallimento. L’obbiettivo doveroso,dato lo schieramento delle forze in campo, non è certo la scissione, che non garantirebbe la governabilità, ma l’individuazione di nuovi orientamenti dopo la presa d’atto del fallimento dell’accordo di contratto.

L’interlocuzione con il Presidente della Camera non si ammanta di novità per i distinguo critici,certo apprezzabili, nei confronti di Salvini e company presenti e futuri(ipotesi del partito unico) ma partendo dall’affermazione di Fico all’atto dell’insediamento, la volontà espressa di ribadire” la centralità del Parlamento” e chiedergli come questo punto fermo e condiviso da tutte le forze autenticamente democratica si può conciliare con dichiarazioni ufficiali di due vertici su tre del Movimento che preconizzano l’inutilità del Parlamento e nel frattempo il ricorso per la scelta dei deputati all’estrazione a sorte come unica verifica la Casaggio-associati. Si può parlare di centralità del Parlamento se ancora oggi i 2/3 dei parlamentari sono nominati e non eletti, un distacco tra eletti ed elettori che ha aperto un’autostrada alle forze antisistema assimilando i parlamentari nominati ad una casta privi dall’autonomia della scelta da parte dei cittadini e perciò da abbattere?

Su questo tema di fondo per la difesa della democrazia rappresentativa a tutti i livelli doveva incentrarsi il confronto con Fico altrimenti l’invito rischia di apparire strumentale ad un accordo di governo dai nodi strutturali ed istituzionali irrisolti e perciò scadere ad una foglia di Fico per coprire vergogne di omissioni come la disciplina dei conflitti d’interesse che incentiva il ricorso alla mano pubblica dissuadendo i privati ad investite o la radicalità della restituzione della scelta dei rappresentanti ai cittadini senza la farsa di legare alla scelta dell’uninominale, invece che unicamente alla qualità ed affidabilità della persona prescelta, facendone discendere automaticamente anche la scelta del proporzionale per giunta con liste rigide. Uno sposalizio incostituzionale perché contempla come obbligatorio oltre agli sposi la formula a tre, una sorta di “Io mammeta e tu”.

Roca

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Commenti all'articolo
  1. Questo CORSIVO, segnatamente dove si parla di “centralità del Parlamento”, e se non ne ho frainteso il senso, mi offre lo spunto per ritornare su un mio punto di vista, già ripetutamente esposto sulle pagine di questo giornale.

    Sono d’accordo sul fatto che la “centralità del Parlamento” si rafforza con la reintroduzione delle preferenze, che anche a mio giudizio è cosa piuttosto diversa dalla scelta che l’elettore può fare attraverso l’uninominale.

    Vedrei altresì con favore il ritorno al proporzionale, abbinato al presidenzialismo, o quantomeno al premierato forte, un sistema che apre la strada all’eventuale ricorso alle liste in coalizione, a sostegno del candidato all’una o altra carica.

    Un sistema che, inoltre, a mio giudizio almeno, permette di avere una bassa o nulla soglia di sbarramento, e consente dunque ai partiti minori di potersi presentare, in coalizione, garantendo così la più ampia rappresentanza senza pregiudizio per la governabilità.

    Paolo B. 09.09.2018

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