lunedì, 19 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Dopo la festa. Sintesi, riflessioni, obiettivi
Pubblicato il 16-09-2018


Sono stati tre giorni intensi di dibattiti con ospiti di rilievo intenti a discutere dei problemi dell’Italia. Dell’Italia malata e colpita al cuore dal populismo e sovranismo che l’hanno conquistata. Tento di mettere in fila i concetti chiari usciti dal confronto casertano (non finirò mai di ringraziare i socialisti di Caserta per l’impegno e lo spirito di sacrificio dimostrati).

1) Credo abbiano ragione Pierferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto quando sottolineano il carattere pericoloso e nel contempo popolare dell’alleanza gialloverde, ma soprattutto del vertiginoso aumento di consensi di Salvini. E credo sia anche giusto considerare entrambe le forze di governo come avversarie del fronte o alleanza o concentrazione repubblicana o riformista. Senza eccezioni, improbabili scorpori e future perniciose alleanze.

2) Ritengo sia parimenti giusto richiamare il fatto, lo hanno dichiarato lo stesso Casini, ma anche Pizzolante e Caldoro, che la situazione é profondamente mutata rispetto anche al 4 marzo. Inesistenti, o ridotti all’osso sono ormai partiti che si ritenevano ancora protagonisti. Parlo di Forza Italia, di Fratelli d’Italia, di LeU, ma anche del Pd, del quale il suo presidente si augura oggi lo scioglimento. Non esiste più il centro-sinistra e non esiste più il centro-destra. In questa situazione occorre far nascere l’alba di un nuovo mondo. Occorrono esploratori, capitani coraggiosi, credibili navigatori in un mare in tempesta.

3) Nell’area riformista un occhio va tenuto sul Pd o su quel che ne scaturirà. E’ incredibile l’amara previsione di Gentiloni, confessata a Nencini, secondo il quale il congresso qualcuno intende celebrarlo dopo le europee. Per scioglierlo, rinnovarlo, rilanciarlo, non ci sono tempi lunghi. I tempi lunghi portano al suicidio. A mio giudizio se il Pd sceglie il suicidio é giusto che coloro che non intendono gettarsi nel pozzo legati e affratellati da analogo destino, scelgano un’altra via e decidano loro quale orizzonte indicare a tutti i riformisti.

4) I temi del rilancio sono quelli trattati dai nostri dibattiti: in primis quello dell’immigrazione e della sicurezza sui quali De Luca ha focosamente richiamato tutta l’area dell’attuale opposizione e in particolare il suo partito. Bisogna riconoscere che Marco Minniti, nostro graditissimo ospite, ha analizzato con correttezza il problema. Oggi non c’è un’emergenza e Salvini non affronta la questione della sicurezza e della paura per risolverle. Il leader leghista sfrutta a suo favore questi sentimenti con show di maniera, ma gli sbarchi sono diminuiti gia da gennaio e oggi il ministro degli Interni mette nel suo sacco anche i risultati di Minniti che in sei mesi ha diminuito gli sbarchi di oltre l’80 per cento. Forse a proposito di diritto d’autore l’ex ministro potrebbe intentare una causa al suo successore. Occorre una grande campagna di informazione e di sensibilizzazione, non negando ma anzi riconoscendo gli errori compiuti nella cattiva gestione del fenomeno.

5) Si é parlato di Europa e di lavoro. E’ il secondo grande tema che abbiamo di fronte. L’Europa solo monetaria, l’Europa dei vincoli e delle sanzioni ha prodotto il populismo e il sovranismo, malattie infantili di un continente politico non ancora nato. Giustamente Maurizio Turco, ma anche la nostra Pia Locatelli, hanno sottolineato l’urgenza della nascita degli Stati uniti d’Europa, dell’Europa federale, con un governo e una politica estera ed economica uniche. E’ questo, e non lo spirito antieuropeo, quello che va sviluppato e perseguito come obiettivo utile. Il sovranismo, o nazionalismo, non produce solidarietà tra gli stati, ma solo egoismo e sfide. Ne è la prova l’asse tra Orban e Salvini (Cicchitto e Casini hanno duramente criticato Forza Italia per il voto contro le sanzioni al governo ungherese). Italia e il gruppo di Visegrad sono oggi su posizioni opposte attorno alla revisione di Dublino e alle quote. Le forze socialiste europee, quelle liberali e popolari devono unirsi in occasione delle prossime elezioni europee per tentare di arginare le forze nazionaliste e reazionarie. Ma nel contempo devono seriamente e concretamente lavorare per liberare gli investimenti nei paesi in cui il lavoro, soprattutto per i giovani, é diventato una chimera.

6) Gentiloni, nel dibattito col nostro Riccardo Nencini, ha rivolto l’auspicio che il nuovo inizio dell’area riformista coinvolga direttamente anche i socialisti. Lo ringraziamo, ma di questo coinvolgimento ci sentiamo già partecipi. Con Ugo Intini e poi con Acquaviva, Covatta, Bobo Craxi, abbiamo ricordato gli anni felici del Psi e dell’Italia. Bisognerebbe ritornare a quel binomio indissolubile. Quello di una diretta conseguenza tra il lancio di un nuovo soggetto politico e il livello di benessere di una nazione. Alla prova dei fatti oggi è chi fino a ieri ha approfittato della protesta e del disagio. Oggi deve mantenere fede alle tante promesse. Vedremo, tutto in Italia, vedasi il Pd renziano, é velocamemte logorabile e bio degradabile.

7) Infine la nostra idea di presentarci all’appuntamento con un ‘area più ampia del solo Psi. Stefano Caldoro si è dichiarato disponibile a una Confederazione dei socialisti e dei riformisti, che può essere aperta anche ai radicali pannelliani, a singoli soggetti del mondo riformista, laico e cattolico. L’Avanti giocherà un ruolo in questa aggregazione. Come sempre. Come ha tentato di fare prima e durante la sua festa.

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Commenti all'articolo
  1. La domanda delle domande è la seguente: Il cosiddetto ” fronte repubblicano” cosa sarebbe?
    A) uno schieramento difensivo, di necessità, contro il governo gialloverde?
    B) una coalizione strategica fondata sulla disarticolazione storica delle vecchie categorie di destra e sinistra?
    C) l’embrione di una nuova formazione politica, di stampo riformistico, per rappresentare la sinistra contemporanea?
    Credo siano chiarimenti fondamentali, doverosi, preliminari rispetto ad ogni altra valutazione, posto che:
    Nel caso (A) si rischierebbe naturalmente di mostrarsi come un fronte di “trombati”.
    Nel caso (B) si pretenderebbe giustamente il respiro strategico di una nuova articolazione categoriale.
    Nel caso (C) si pretenderebbe rigorosamente un’elaborazione culturale neoriformistica, in grado di disegnare un nuovo modello di sviluppo in alternativa alle degenerazioni del neocapitalismo.
    La confusione sulla suddetta proposta è massima.
    Il cosiddetto “fronte repubblicano” viene di volta in volta, da questo o da quello, giustificato nella enunciazione delle diverse forme elencate, radicalmente prive del pur minimo approfondimento.
    Quantomeno il proponente, non dovrebbe assumersi l’onere della di-mostrazione?

  2. Leggendo l’articolo e il primo commento, viene anche a me da chiedermi se e perché dovrebbe funzionare un ”qualcosa” che nasce, almeno in apparenza, non tanto per proporre concrete soluzioni ai problemi dei nostri giorni, bensì coll’intento di opporsi a “un qualcosa” di esistente.

    Nel dibattito che sta accompagnando questa “gestazione” non mi è infatti sembrato di intravedere granché, se non alcunché, riguardo ad immigrazione e sicurezza, ossia due temi richiamati anche in questo FONDO del Direttore, e che sono rimasti a lungo “irrisolti”, o in ordine ai quali vi sono stati comunque ritardi o sottovalutazioni (a sentire di molti).

    Difficile, o quantomeno prematuro, dire ora se destra e sinistra siano “categorie” ormai superate, o addirittura estinte, ma indipendentemente da ciò mi pare che l’elettore si aspetti di avere dalla politica la migliore risposta ai problemi, e non si accontenti più di veder indicato un “nemico” contro cui “scagliarsi”, come avvenne verso il PSI di allora.

    Il sentir oggi ipotizzare questa nuova entità politica, mi fa tornare alla mente l’epoca della “cosa 1” e “cosa 2”, se non ricordo male i nomi, oppure delle rottamazioni dell’uno e altro tipo, che avrebbero dovuto rigenerare il sistema e che in più di un caso hanno lasciato invece cumuli di “macerie” e “vuoti” dai quali non è facile ripartire.

    Il far fronte comune verso un presunto “nemico” può semmai ricompattare e “far stringere le fila”, e far anche arrivare un qualche voto in più, ma percorsi del genere non portano solitamente lontano, e possono anche esaurirsi abbastanza in fretta, specie se l’elettore si accorge che il “nemico” è semplicemente il normale concorrente politico.

    Se non ho frainteso il progetto, il principale collante per il “Fronte” cui si sta pensando sarebbe l’europeismo, in antitesi a sovranismo, nazionalismo, ecc….., e c’è chi punta agli Stati Uniti d’Europa, parafrasando quanto avvenuto oltreoceano, ma le due rispettive storie mi paiono piuttosto diverse, per quanto posso saperne.

    Inoltre, potremmo anche domandarci in quale vera Unione Europea dobbiamo e possiamo credere, almeno fino a quando continuiamo a leggere, e capita non di rado, che nel perimetro europeo si creano alleanze ed intese tra i Paesi più forti ed emergenti, per esserlo ancora di più (in modo da indirizzare la politica europea).

    Andando a concludere, io credo che i socialisti riformisti, ovunque collocati nel presente, dovrebbero innanzitutto impegnarsi nel formulare proposte realistiche e credibili sul come affrontare questioni “calde”, vedi appunto l’immigrazione, riguardo alla quale trovare ad esempio il punto di mediazione – se ritengono che ci sia – tra frontiere chiuse od aperte.

    Intorno alle proposte concrete potrebbe forse nascere la ricomposizione della famiglia socialista, e forsanche molto di più, mentre il chiamare a raccolta “contro”, e non “pro”, mi pare una strategia, o meglio una tattica, dal fiato piuttosto corto, e anche, mi sia permesso, dai tratti poco riformisti.

    Paolo B. 19.09.2018

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