sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

E’ l’ora dei liberalsocialisti
Pubblicato il 24-09-2018


Mentre certo Rocco Casalino minaccia i tecnici del Ministero dell’Economa, colpevoli di attenersi ai numeri della realtà e non a quelli del desiderio e Di Battista, l’esule pagato da Mondadori, aumenta la dose invitando il governo a licenziarli, mentre ancora non si trova l’accordo per il ponte crollato e si accusa l’Europa (ci mancava) per i ritardi del governo, mentre Berlusconi accusa i Cinque stelle di essere peggio dei comunisti ma non rompe con Salvini, suo alleato, mentre il Def appare ancora indecifrabile e per ora segnato da tensioni e da scontri tra i due partiti di governo e tra loro e il ministro Tria, l’area riformista tace. Il Pd fissa per gennaio le primarie e a non si sa quando il congresso. Tutto si muove coi tempi dell’ordinaria amministrazione.

Siamo in una fase normale, possiamo considerare la situazione italiana e le tensioni che ovunque si manifestano in Europa come segnali che non destano alcuna preoccupazione? Oggi Angelo Panebianco coglie nel segno. E si chiede cosa sarà di noi se nella prossima primavera a prevalere in Europa saranno le tendenze cosiddette sovraniste e populiste. E se poi analogo risultato troverà adeguate conseguenze nelle elezioni dei vari stati. E risponde che se questo dovesse avvenire sarebbe la fine di qualsiasi percorso di integrazione europea, e l’inizio del ritorno ai vecchi stati sovrani, come auspicano gli stessi Trump e Putin. La fine dell’Europa segnerebbe il ritorno di una logica bipolare di dominio sui singoli stati, taluni più vicini agli Usa e taluni alla Russia e taluno a entrambi.

E’ evidente che la posta in palio oggi sia questa. O la creazione dell’Europa politica o la fine di ogni progetto di integrazione europea e il ritorno alla subordinazione politica e oggi soprattutto economica ai vecchi padroni. Di Europa politica, parlo, giacché quella solo monetaria, dei vincoli e dei patti di stabilità che hanno considerato spesa anche gli investimenti che creano lavoro e Pil, non ha retto, ne poteva reggere, alla disgregazione e alla protesta, poi sconfinate, grazie all’incapacità di far fronte unico al tema dell’immigrazione, nel sovranismo e nel populismo. E che potremmo definire anche neo nazionalismo e qualunquismo, valori dei quali la Lega (sì proprio la Lega che sputava sul tricolore paragonandolo a carta igienica) e Cinque stelle sono espressione italiana.

C’é solo un modo per rilanciare una speranza di vittoria delle forze europeiste e riformiste: la piena consapevolezza della drammaticità del momento e della necessità della più ampia e solidale alleanza tra di loro. E’ per questo da condividere l’intenzione di creare un fronte unico che vada da Macron a Tsipras, passando attraverso socialisti e popolari non orbaniani, anche se spesso liste uniche portano a risultati inferiori a quel che portano liste separate. Non entro nel merito delle tattiche. Avremo un po’ (non molto) tempo per affrontare l’argomento. Certo in Italia l’area di opposizione assomiglia a un prato rasato e rinsecchito, coi due maggiori partiti di opposizione ancora intenti (tranne Renzi) a stringere l’occhiolino chi all’uno chi all’altro partner di governo, e finendo cosi per favorire entrambi.

Non si può attendere il Pd come fosse Godot nel dramma teatrale di Samuel Beckett. Ben venga il suo congresso, ben venga il suo rinnovamento, ben venga il cambio del suo nome. Ma non si può aspettare che il travagliatissimo parto si inveri. E’ ora che le forze liberalsocialiste, il Psi, la Bonino, i radicali, i verdi, lo stesso Calenda se se la sente, e chi con lui, assumano un’iniziativa politica forte. Occorre dare la sveglia con un progetto di nuova Europa, di forte contestazione del governo Salvini-Di Maio, di costruzione di un ampia alleanza di soggetti, con il lancio provocatorio di una chiara richiesta al Pd di uscire dal silenzio dei colpevoli. Non é più il tempo di chiudersi in un recinto né di crearne uno nuovo. Mi hanno insegnato che in politica ognuno deve fare quel che può, come diceva il vecchio Nenni, e poi avvenga quel che deve. Credo che mai come oggi non basti più criticare il Pd, occorre assumere un’iniziativa politica. Non domani. Adesso.

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Commenti all'articolo
  1. Il Direttore scrive “coi due maggiori partiti di opposizione ancora intenti (tranne Renzi) a stringere l’occhiolino chi all’uno chi all’altro partner di governo”, riferendosi verosimilmente a F.I. e P.D., e lo “scenario” che ci consegna è abbastanza realistico, o non improbabile, ma se così fosse le due posizioni non mi sembrerebbero comunque equivalenti.

    Nell’un caso, se FI punta a stringere ulteriormente l’alleanza con la Lega, vi ravviserei una operazione di valore sostanzialmente strategico, volta a dare al Paese un Governo di centro-destra, ossia una formazione dai connotati politici piuttosto precisi, e le cui componenti condividono da tempo valori comuni.

    Nell’altro caso, un riavvicinamento tra PD e movimento 5Stelle, dopo i tentativi non andati in porto successivamente alle urne del 4 marzo, avrebbe il sapore di una intesa dai tratti maggiormente, se non essenzialmente, tattici, a meno che nel frattempo non siano maturate affinità e convergenze prima inesistenti (di cui non siamo al corrente).

    In ogni caso, un’eventuale intesa PD-movimento 5Stelle non mi sembrerebbe configurabile come una entità liberalsocialista, ed “emarginerebbe” probabilmente i cosiddetti partiti satelliti della sinistra, che dovrebbero pertanto far da soli nel programmare il proprio futuro, anche chi tra loro lo immagina appunto sotto l’egida del liberalsocialismo.

    Una siffatta “fotografia” o prospettiva spiegherebbe anche l’apparente immobilismo del maggior partito della sinistra, se il suo obiettivo resta giustappunto quello di aspettare l’un partner del Governo in carica, talché non avrebbe verosimilmente fortuna “il lancio provocatorio di una chiara richiesta al Pd di uscire dal silenzio dei colpevoli”.

    Ciò detto, se i liberalsocialisti devono muoversi per proprio conto, da soli o con chi ci sta, io penso che “un’iniziativa politica forte” non possa limitarsi al dire che occorre “dare la sveglia con un progetto di nuova Europa”, e neppure ad una “forte contestazione del governo Salvini-Di Maio”, ma passare invece a proposte concrete (e semmai alternative).

    Circa il progetto di una nuova Europa, pare l’abbia avanzato il ministro Savona, riscuotendo peraltro gli elogi di un esponente della sinistra, come leggiamo in altro articolo di questo giornale, ed è con queste idee che occorre confrontarsi, e altrettanto vale per il Decreto Sicurezza e Immigrazione (che peraltro sembra non aver raccolto un giudizio negativo in sede UE, stando perlomeno ad alcune notizie di stampa).

    Paolo B. 26.09.2018

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