giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Emil M. Cioran, l’uomo che calunniò l’Universo
Pubblicato il 11-09-2018


“Se si potesse vedere il proprio futuro si impazzirebbe all’istante”.
Un nichilista, un fatalista, un ipocondriaco, un iconoclasta dall’etica buddhista, coscienza critica di un’Europa crepuscolare, in rapido disfacimento, sulla via dell’eutanasia collettiva (élite e popoli, operai e intellettuali): chi fu davvero Emil M. Cioran e cosa ha rappresentato per la cultura europea del XX secolo?
Domanda cool, dacchè avvicinarsi all’uomo e alla sua opera è arduo, poiché egli stesso ha depistato, pregiudicandone, volutamente, l’approccio e la lettura.

cioranE infatti dorme sempre il sonno della ragione che genera mostri.
“La sola città in cui il ridicolo non uccide è Parigi…”. Di sicuro non uccise lui.
Nato in un villaggio della Romania, che sognerà per tutta la vita, impregnandolo di semantica, figlio di un pastore, trascorse quasi tutta la vita, appunto, a Parigi, solitario, sdegnato, appartato, distante dall’establishment culturale, di cui rifiutava persino i riconoscimenti, tanto da far dire a Fernando Savater:
Oggi che tutto lo è, che prima si diventa personaggi della tv spazzatura e poi si scrive qualcosa, sarebbe un sacco a disagio.
“Mi ubriaco dalla mattina alla sera di fallimenti”.
Il suo è quello dell’uomo del suo tempo, fra due guerre, gli “ismi”, l’uomo umiliato,e esiliato, la fine della Storia, Dio relativizzato, le domande senza risposta, l’autoironia amara, beffarda.
Cioran incarnò un grumo semantico unico, di rara forza escatologica, si direbbe barocca, sempre in via di decodificazione, e lo sarà anche in futuro.
Come intuì sin all’inizio della parabola letteraria Maurice Nadeau su “Combat” nel 1949:
Questo articolo lo mandò ai genitori, a significare che l’esilio cui si era costretto era fecondo e che forse non aveva avuto altre opzioni.
Ma a svelare tutto, o quasi, di sé, è lo stesso Cioran intervistato da Gabriel Liiceanu in “Emil Cioran, intrecci di una vita” (L’apocalisse secondo Cioran, l’ultima intervista filmata), a cura di Antonio De Gennaro, Mimesis, Milano 2018, pp. 152, euro 15,00 (collana “Filosofie” diretta da Pierre Dalla Vigna).
Qui il lettore confuso da mille messaggi e fake news, disincantato di oggi, che poco o nulla sa di Cioran, è preso per mano e portato nel labirinto oscuro dell’opera, e della vita stessa che vi è trasfigurata, di un uomo complesso, tormentato, diremmo barocco, quasi a richiamarne il dna mediterraneo (nel passaggio imperiale) della sua patria).
Colpito dall’Alzheimer, malattia che condanna all’oblio, morì il primo giugno del 1995. In rue de l’Odéon (Quartiere Latino) visse tutta la vita con Simone Bouè, che gli sopravvisse di poco più di due anni (morì l’11 settembre del 1997), mentre era in vacanza in Vandea: entrò in mare e non uscì più. Aveva appena decifrato, battuto a macchina e consegnato le 900 pagine dei “Quaderni” a Gallimard.
“Non riesco a credere, ma allo stesso tempo mi è impossibile non pensare alla fede”.

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