sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Europee. Renzi contro i sovranisti ignora i socialisti
Pubblicato il 27-09-2018


RENZI_MACRONMentre in Europa avanzano i partiti nazionalisti, i progressisti provano a fare scudo e ad organizzarsi. Il punto di riferimento sembra ancora una volta il giovane Macron, dichiarato da Orban e Salvini come il principale nemico politico da battere nella prossima campagna per le Europee.
“Risvegliamo l’Europa!”. È il nome dell’appello firmato da due socialdemocratici come Matteo Renzi e il maltese Joseph Muscat, tre liberaldemocratici come l’ex premier romeno Dacian Ciolos, il leader di Alde Guy Verhofstadt e il leader di Ciudadanos Albert Rivera, ovviamente Christophe Castaner di En Marche, Oliver Chastel (Presidente del Movimento Riformatore in Belgio) e Alexander Pechtold (Leader del partito olandese Democrazia 66).
Nel manifesto come si può notare mancano esponenti dei Socialisti, gruppo di cui fa parte il PD, mentre ci sono i principali partiti che formano l’ALDE, un gruppo che a Bruxelles raccoglie i centristi e i liberali.
Per i leader è una corsa contro il tempo, “ci restano otto mesi” e la strada, secondo i sondaggi, è in salita. “L’Europa – concludono – merita un nuovo progetto e che i cittadini meritano quest’Europa rifondata. Otto mesi è il tempo che ci diamo per il riscatto dell’Europa”. Anche se gli otto leader sembrano aver ormai chiaro che c’è un nuovo schema di elezioni che ha completamente ribaltato la vecchia contrapposizione: popolari e socialisti, dimenticano due fattori importanti da non sottovalutare. Il primo riguarda la testa dello scudo attorno a Macron, sicuramente una ‘sorpresa’ e una vittoria inaspettata in Francia, ma che poco ha a che vedere con la sinistra. La seconda è che l’Europa che rivendicano “con fierezza i valori fondatori di pace, di libertà, di prosperità e di solidarietà” nel loro manifesto è stata fondata da quei socialisti dai quali sembrano volersi smarcare. Infine l’unico Paese dove i socialisti (e la sinistra) non sono in crisi è l’Inghilterra dove Corbyn ha riaffermato i vecchi valori di una sinistra ‘vicina al popolo’.

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