lunedì, 15 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

TRIA DI TROPPO
Pubblicato il 26-09-2018


tria di maio

Il limite entro il quale deve essere approvata la nota di aggiornamento del Def, il documento su cui si basa l’impostazione della legge di bilancio, è vicinissimo, eppure un accordo nella maggioranza è ancora lontano. Che serva un nuovo vertice di governo per la manovra è sicuro. Lo ha confermato il vicepremier Luigi Di Maio aggiungendo che “c’è tanto lavoro da fare ancora”. E sui tempi stretti per il varo della nota di aggiornamento al Def ha sottolineato: “Domani parto ma alle 12 torno” senza però precisare nulla sui tempi di convocazione del cdm: “Non so se è stato convocato”. Ovviamente il presidente del Consiglio latita e non si esprime. Insomma si naviga a vista. Manca una visione comune che faccia da guida verso un obiettio condiviso. Convivono nell’esecitivo almeno tre posizioni diverse e del tutto inconciabili. Qualla europeista che mette al centro il rispetto dei parametri incarnata dal ministro dell’Economia Tria. E poi quelle della spesa di Di Maio e di Salvini la cui considerazione per i vincoli di bilancio è molto labile e blanda. Ma anche in questo caso le due linee di spesa libera sono divergenti. Insomma in passato una situazione del genere sarebbe stata più che sufficienti per provocare una crisi di Governo

Il leader pentastellato  preme per portare il deficit del bilancio dello Stato il più vicino possibile alla soglia del 3% in modo da poter varare reddito e pensioni di cittadinanza oltre alla revisione della Fornero ed alla riduzione delle tasse. I grillini minacciano direttamente gli alti funzionari del Tesoro che a loro parere metterebbero i bastoni tra le ruote alle loro proposte. Ma è chiaro che l’obiettivo vero di queste minacce è lo stesso ministro Tria che come si ricorderà era stato indicato dal Quirinale proprio con il compito di vigilare sulla tenuta del conti. Imperturbabile nel fuoco delle polemiche il responsabile del Tesoro, Giovanni Tria, ha affermato che come ministro ha giurato di difendere “l’interesse della nazione” e non quello politico di un singolo partito. Poi con pazienza ha cercato di spiegare per l’ennesima volta ai leader dei due partiti di governo che allargare troppo il deficit non porta una maggiore crescita dell’economia e che anzi l’aumento degli interessi sui debiti vecchi e nuovi rischierebbe di bruciare una parte rilevante delle risorse trovate con l’aumento del deficit con effetti deprimenti sulla crescita. Inoltre ha aggiunto Tria tutto questo scomposto vociare rischia solo di aumentare l’incertezza e questo induce comportamenti di maggiore prudenza sia negli investitori che nei consumatori. Insomma senza mantenere un sano equilibrio nei conti pubblici e cercare di confermare la rotta di lenta riduzione del debito, si rischia di non portare benefici ai cittadini, ma anzi di bloccare del tutto la sia pur modesta crescita del PIL e quindi ridurre le possibilità occupazionali.

E’ ben chiaro che lo scontro non è tanto su uno o due decimali in più di deficit, ma è proprio sull’impostazione da dare al bilancio e quindi su quale ruolo può giocare la spesa pubblica per sostenere la crescita. Di Maio pensa che l’aumento della spesa porta sicuramente ad un aumento del PIL in misura più che proporzionale alla spesa stessa così da poter rientrare nell’arco di un paio d’anni dal maggior deficit. Ma un rapporto del genere non si è mai verificato in passato e comunque la spinta alla crescita dipende non solo dall’ammontare della spesa ma anche dalla sua qualità. Tria, fin dalla sua prima apparizione in Parlamento ha sostenuto la necessità di puntare sugli investimenti spalmando nell’arco dell’intera legislatura le misure di sostegno ai cittadini come il reddito di cittadinanza o la flat tax. Ed anche ieri, martedì, ha ribadito che sul fronte fiscale ci potrà essere un avvio di riduzione delle tasse privilegiando le imprese piccole e medie, mentre il sostegno alla povertà e le altre misure sociali sono da intendersi più come un necessario ammortizzatore per facilitare la ristrutturazione dell’apparato produttivo alleviando l’inevitabile disagio sociale, che come come un sussidio elargito a tutti gli italiani per un tempo indefinito.

“Siamo alla solita politica dei due tempi, ma il secondo tempo poi non arriva mai” ha dichiarato Domenico Proietti, segretario confederale Uil. “Il ministro Tria – ha spiegato Proietti – ha annunciato che la riduzione fiscale quest’anno verrà riservata alle sole imprese: per incidere sull’Irpef bisognerà attendere il prossimo anno. Ridurre subito le tasse ai lavoratori e ai pensionati, invece, sarebbe la strada giusta per far crescere la domanda interna e, conseguentemente, per ridare slancio alla produzione e all’occupazione. Inoltre, servono investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali. Noi vorremmo capire che segno avrà realmente questa finanziaria, perché ancora troppe e discordanti sono le voci e le dichiarazioni che si rincorrono. È giunto il momento, dunque – ha concluso – di chiedere, unitariamente, un incontro al Presidente del Consiglio e al Governo, per conoscere i contenuti di quel provvedimento, ma anche per illustrare le nostre proposte e le nostre soluzioni per i lavoratori, i pensionati, i giovani in cerca di lavoro e per lo sviluppo del Paese”.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento