giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

I populisti dell’anno Mille
Pubblicato il 03-09-2018


Certo, ci si accorge sempre dopo dei propri errori, eppure di segnali ce n’erano eccome. L’impoverimento del Paese era sotto gli occhi di tutti, soprattutto degli impoveriti che lo vivevano sulla propria pelle: niente più cene fuori casa, niente più vacanze all’estero (al massimo dalla suocera al mare), niente più consumi e spese non idnispensabili e per qualcuno addirittura niente più lavoro, niente più mutuo, niente più casa.

Il riferimento ultimo e più grave è rivolto alla banche cui è stato permesso di rubare ogni ben di Dio. I banchieri continuano ad andare in giro vestiti dei paramenti più sfarzosi nei loro palazzi dorati, rimirandosi allo specchio come i più belli del reame… belli e ricchi, coi soldi dei risparmiatori!
Questi ultimi dieci anni sono stati la rivelazione dei tanti personaggi con la erre moscia che amano fare sesso con il sedere degli altri.

Il punto è che quando nella vita si incanalano una serie di sbagli, inesorabilmente se ne commettono altri: un po’ come un mezzo ubriaco che si rende conto del suo stato ma continua la marcia dando gas all’acceleratore. In un mio recente articolo sulle malefatte dei banchieri, scritto per Avanti! online, un commentatore al pezzo scriveva: hanno arrecato più danni Renzi e la Boschi che tutti i funzionari delle banche italiane.

A pensarci bene è così. Forse il Renzi politico avrebbe dovuto cercare il voto subito dopo la vittoria alle Europee del 2014 dove, come è noto, il suo consenso superò d’un balzo il 40%. Forse avrebbe dovuto evitare di far estromettere dal Senato Silvio Berlusconi. Forse il patto del Nazzareno doveva essere portato avanti, avrebbe dovuto condividere con lui la scelta di Mattarella a Capo dello Stato e non avrebbe dovuto personalizzare il referendum del 4 dicembre 2016. Certo è che, di forse in forse, non arriviamo da nessuna parte.

Il punto ora è che i populisti dell’anno Mille, i quali uscivano invasati e con lo spadone dalla chiesa di via Prè a Genova per massacrare i musulmani al grido “è Dio che lo vuole”, si sono reincarnati e al prossimo attentato faranno politicamente piazza pulita di ogni arrogante che voleva provare l’ebbrezza di fare sesso con il sedere degli impoveriti.

Quello che preoccupa è la ricerca dell’identità cristiana che serpeggia, in maniera strumentale, tra i facinorosi che vogliono metaforicamente scendere di nuovo nella via Prè. Per massacrare, stavolta, non solo musulmani, ma tutti i migranti, vittime sacrificali di un’Europa impazzita che pare voglia di nuovo menare le mani perché nostalgica della guerra dei Cent’anni.

Catastrofico? Forse! Però meglio la paura che guidare ubriachi e a fari spenti nella notte, come recitava una nota canzone di Mogol e Battisti.

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