lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

I soldi del Monopoli
Pubblicato il 21-09-2018


Poveretti. Hanno litigato con mezzo mondo. Con l’Onu, minacciando di bloccare i finanziamenti, con la Ue per via dei vincoli, con la Bce perché non é stata eletta da nessuno, con l’Ocse per gli aiuti al terzo mondo, con l’Inps per le intromissioni al decreto dignità, con la Consob licenziando il presidente, con la Ragioneria di stato perché fa il suo dovere, con il ministro Tria perché deve trovare i soldi anche se non ci sono. E adesso stanno chiusi in due uffici separati perché hanno deciso di dividere le somme come se il Def fosse un gioco del Monopoli.

Un esercito di incompetenti e di dilettanti sta già costando all’Italia 4-5 miliardi di euro per le oscillazioni dello spread, e adesso vuole spingere Tria a superare l’asticella dell’1,6 di deficit sul Pil, che già è ben oltre lo 0,9 previsto, e che il ministro dell’Economia considera una linea del Piave. Oltre il quale l’Italia rischia un ulteriore aumento dello spread e una reazione dei mercati. Osserviamo i dati. Il Pil italiano, nel 2019, sarà, secondo le previsioni, solo dell’1, 1,1% contro l’1,6 del 2018, in presenza di un 1.8 di media nei paesi dell’Unione. La sterilizzazione dell’aumento dell’Iva, posta anni fa a bilancio come clausola di salvaguardia, assieme all’aumento dello spread, porterebbe, senza alcun ulteriore provvedimento di spesa, il deficit oltre il 2%. Per portarlo all’1,6 occorrerebbero ben sette miliardi che devono essere recuperati.

I nostri eroi al governo di questo se ne infischiano perché quel che conta non é la sorte della nostra economia, ma solo la coerenza col contratto. Lega e Cinque stelle rivendicano otto o nove miliardi a testa da spendere per i loro programmi, fottendosene allegramente delle conseguenze. Vogliono aumentare la spesa, attenzione, non gli investimenti, intendono, con la flat tax, la riforma della Fornero e il reddito di cittadinanza, non aumentare il Pil e l’occupazione, ma fornire risposte che potrebbero perfino incidere all’incontrario. La Flat tax diminuisce le tasse ai ricchi, la riforma della Fornero manda in pensione più presto, il reddito di cittadinanza, se non concepito come reddito di inclusione al lavoro (ma c’é già e può essere ritoccato), può produrre un assistenzialismo improduttivo.

Stanno prendendo prigioniero Tria che resiste. E hanno ormai dissestato la logica delle cose. Hanno parlato dei “signori dello spread” come se questo strumento non segnalasse la differenza degli interessi tra il debito italiano e quello tedesco, come se non fosse interesse dell’Italia pagare percentuali più basse e indebitare meno i suoi cittadini. Hanno parlato dell’attacco dei mercati come se questi ultimi fossero i tartari del deserto buzzatiano e invece di altro non sono costituiti se non da fondi di risparmiatori che difendono i loro interessi scegliendo liberamente dove investire. Hanno parlato dell’Europa delle banche, senza accorgersi che la Banca europea, grazie al nostro Draghi, con il quantitativy easig, ha salvato l’Italia comprando quote di debito e abbassando gli interessi.

L’impressione é che la forza di costoro sia la loro eccezionale capacità di disinformare cosi come la debolezza del Pd era la sua assoluta incapacità di informare, dovuta anche alle continue aggressioni del fuoco amico. Se si parla di immigrazione i numeri non contano, tutto è giocato sull’impressione, facendo leva sulla paura e sul disagio, senza i quali la Lega sarebbe ancora al 4%. Se si parla di economia i conti non servono. Anzi sono manipolati e inutili. Non solo i vincoli, ma addirittura i dati dell’Istat, quelli dell’Inps, perfino quelli forniti da Tria. C’é il contratto, signori, che assume il valore di un testo religioso al quale rapportarsi con fede e dedizione. E se il contratto si scontra coi numeri sono i numeri che devono cambiare. Il contratto é come il Corano. Se ne leggono i versetti a memoria. E quando accade qualcosa non previsto come il crollo del ponte Morandi il contratto viene sfogliato e riletto perché non si sa cosa fare e, in sua mancanza, si commettono evidenti strafalcioni come la vicenda della nomina del commissario insegna. Noi siamo ancora in attesa di capire. Salvini, coi suoi due forni aperti, é l’unico che dorme sonni tranquilli. Mal che vada gli toccherà, dopo le elezioni, fare il presidente del Consiglio appoggiato dalle tivù (non tanto dai voti che sono pochini) di Berlusconi. Non c’é fine al peggio…

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Commenti all'articolo
  1. Eh sì, ‘poveretti loro’ che con il 60% dei consensi, hanno litigato con mezzo mondo: la UE, la BCE di Draghi, l’INPS di Boeri, l’Ocse, la Consob e ‘beati noi’ che con lo 0,2% andiamo d’accordo con tutti!
    Penso che la nostra opposizione a questo governo non debba essere di tipo pregiudiziale, ma una sfida sui contenuti.
    Ed allora dopo anni di austerity e politiche lacrime e sangue che hanno piegato il paese, falcidiato i redditi, distrutto la domanda interna e aumentato il debito pubblico, cosa c’è di sbagliato a provare con politiche espansive di tipo keynesiano, orientate allo sviluppo, per aggredire il deficit e il debito attraverso crescita?
    La legge Fornero è il provvedimento simbolo della stagione dei sacrifici. Ha migliorato i conti ? No. Ha migliorato la vita dei cittadini? NO. Ha solo inchiodato le persone al lavoro tenendo i giovani a casa e ritardando di anni il loro ingresso nel mondo del lavoro.
    Basta poi invocare sempre lo spauracchio dello spread! Siamo una repubblica democratica ‘fondata sul lavoro’ non sui mercati e la finanza e la sovranità ‘appartiene al popolo’, non alle Agenzie di Rating.
    Sul l’immigrazione contrapporre la percezione dei cittadini alle statistiche è un errore esiziale.
    Il senso di disagio e di insicurezza che essi provano non va sottovalutato ne sminuito tabelle alla mano.
    Bisogna ammettere che l’accoglienza senza integrazione è sbagliata e l’integrazione senza lavoro è impossibile. In un paese ad alto tasso di disoccupazione come il nostro, ogni immigrato in più è nella migliore delle ipotesi un disoccupato, nella peggiore uno sfruttato.
    Tutte le norme italiane sull’immigrazione, a partire dalla legge Martelli del ’90, hanno regolato i flussi in funzione delle effettive opportunità di lavoro.
    Allora bisogna ripartire da lì e da politiche di cooperazione per sostenere lo sviluppo nei paesi di provenienza.

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