mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ilva, Taranto per il sì, Landini ‘fugge’ da Calenda
Pubblicato il 13-09-2018


Ilva-incidente-operaio mortoLa partita Ilva sta per chiudere il primo round con il referendum. Lo spoglio di Taranto sta confermando le tendenze degli altri siti del colosso siderurgico, ovvero il sì all’accordo viaggia sopra il 90%. Ratificato l’accordo, dalla prossima settimana Mittal entrerà in azienda e per un mese e mezzo sarà in coabitazione e collaborazione stretta con Ilva. Il subentro effettivo e formale della multinazionale avverrà il primo novembre una volta chiuse tutte le pratiche legali connesse al passaggio. Ma oltre alle critiche dei giorni scorsi per lo svolgimento del referendum (accuse di pressioni sui lavoratori) in queste ore un altro nodo viene al pettine e riguarda i numerosi lavoratori in appalto soprattutto nella sede tarantina. “La partita Ilva non è chiusa. Non lo è perché opportuno mantenere alta la guardia sugli accordi sottoscritti, ma non lo è, soprattutto, perché c’è un capitolo, quello legato ai lavoratori degli appalti, che secondo noi merita ulteriori garanzie e ulteriore approfondimento”. Lo afferma Giovanni D’Arcangelo, della segreteria provinciale e responsabile del coordinamento politiche industriali della Cgil di Taranto, richiamando l’attenzione su un tema “finora rimasto sullo sfondo”.
L’addendum presentato “dall’affittuario del siderurgico tarantino e diventato parte integrante dell’accordo – spiega – al punto 8.3 riprende la questione relativa ai fornitori dell’indotto e allo ‘sviluppo di sinergie relative a iniziative di economia circolare, ma al tempo stesso ha bisogno di contenuti più dettagliati che mettano proprio i lavoratori e le garanzie che a suo tempo chiedemmo sotto forma di clausola sociale, al centro di questa azione”.
Nel frattempo l’ex capo del Mise, Carlo Calenda, si scontra ancora sulla vicenda che interessa il Colosso Ilva e stavolta con il sindacalista Maurizio Landini, segretario Fiom.
“Ilva? Con questo accordo siamo di fronte a un fatto nuovo: non solo si garantisce l’occupazione, perché non ci sono licenziamenti e si mantengono sia i diritti salariali, sia l’art. 18. Ma l’accordo prevede anche più di 4 miliardi di investimenti”. Afferma Landini a L’Aria che Tira (La7) sull’accordo Ilva. Poi sull’ex ministro Calenda dice: “Non abbiamo fatto l’accordo col ministro Calenda non per una ragione politica, ma perché alla fine erano previsti licenziamenti. Mittal cioè non aveva l’impegno di assumere, i numeri iniziali erano diversi e sull’ambiente c’era bisogno di forzare qualcosa in più. Quando ci siamo incontrati la prima volta col nuovo governo, e in particolare col ministro Di Maio, gli abbiamo detto con molta chiarezza che per noi quello stabilimento e il gruppo non andavano chiusi. E gli abbiamo spiegato chiaramente perché non avevamo fatto l’accordo prima, chiedendo al governo di battersi insieme a noi per far cambiare idea a Mittal”.
Alle repliche di Carlo Calenda, ospite in Studio di Myrta Merlino, il segretario Fiom risponde abbandonando la diretta e passando dalla parte dei lavoratori a quella ‘del torto’. “I confronti non vanno di moda in questo periodo, e invece sono utili per cercare di far capire le cose”. È il commento che l’ex ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, pronuncia sulla reazione di Maurizio Landini che riporta anche su Twitter:

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