lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Inail, infortuni sul lavoro: niente visita fiscale. Ecco cosa spetta a chi è senza lavoro
Pubblicato il 24-09-2018


Inail
INFORTUNI SUL LAVORO, NIENTE VISITA FISCALE

Visita fiscale, non sempre se ne occupa l’Inps. Sia lo stesso Istituto nazionale di previdenza sociale che il consiglio dei Ministri hanno di recente ribadito che non le può fare nel caso in cui dipendenti pubblici o privati sospendano la propria attività lavorativa a causa di un infortunio subito sul lavoro o di una malattia professionale.
Come si legge nella nota 246/2018, infatti, è l’Inail ad essere competente per quanto riguarda la valutazione medica e giuridica di questi lavoratori. Per questo motivo nel messaggio 3265/2017 l’Inps ha chiarito di non poter interferire sulle competenze esclusive dell’Inail. Spetta a quest’ultima, quindi, accertare l’effettività dell’infortunio o della malattia professionale, procedendo “secondo le proprie metodologie”.
Ma cosa significa questo? Il dipendente deve comunque rispettare l’obbligo di reperibilità in caso di una visita a domicilio di un medico incaricato dall’Inail? No, dal momento che l’Inail non effettua visite fiscali a domicilio (e di conseguenza non esistono fasce orarie di reperibilità). Potrebbe succedere, però, che l’Inail decida di convocare presso la propria sede territoriale un lavoratore assente per malattia o infortunio sul lavoro così da poter procedere con gli accertamenti sanitari necessari.
In tale ipotesi il lavoratore è obbligato a rispondere alla convocazione e non può rifiutarsi senza giustificato motivo di sottoporsi alle cure mediche e chirurgiche che il medico, incaricato dall’Inail, ritiene necessarie per la sua guarigione. E’ opportuno ricordare, al riguardo, che nel caso in cui un lavoratore sia vittima di un infortunio sul lavoro deve darne immediata comunicazione al datore di lavoro (può farlo anche incaricando terzi). A seconda della gravità della lesione, poi, deve rivolgersi al medico dell’azienda (o anche al medico curante) oppure al Pronto Soccorso. Sarà il medico che ha prestato la prima assistenza al lavoratore infortunato a rilasciare il certificato medico sul quale è indicata la diagnosi e il numero di giorni di inabilità temporanea assoluta e a trasmetterlo per via telematica all’Inail.
Il particolare tema trattato ci fornisce inoltre lo spunto giusto per ribadire ancora una volta (ritenendo di fare cosa utile) cosa devono fare i lavoratori in caso invece di malattia comune. Lo spiega l’Inps con una guida sulla certificazione telematica e sulle visite mediche di controllo. L’Istituto risponde così alle domande più frequenti dei dipendenti, sia privati che pubblici, indicando loro i passi da seguire quando, causa malattia, sono impossibilitati a recarsi a lavoro.
La prima cosa da fare è contattare il proprio medico curante che ha il compito di redigere e trasmettere il certificato in via telematica all’Inps. Certificato e attestato cartacei (l’attestato indica solo la prognosi, ossia il giorno di inizio e di fine presunta della malattia; il certificato indica la prognosi e la diagnosi, ossia la causa della malattia) sono accettati solo quando non sia tecnicamente possibile la trasmissione telematica.
Il lavoratore, rammenta l’Istituto, deve prendere nota del numero di protocollo del certificato e controllare l’esattezza dei dati anagrafici e dell’indirizzo di reperibilità per la visita medica inseriti. Può altresì verificare la corretta trasmissione del referto sanitario tramite l’apposito servizio sul sito Inps, inserendo le proprie credenziali (codice fiscale e Pin o Spid per consultare il certificato; codice fiscale e numero di protocollo per consultare l’attestato).
Nel certificato il medico deve inserire (solo se ricorrono) l’indicazione dell’evento traumatico e la segnalazione delle agevolazioni per cui il lavoratore, privato o pubblico, sarà esonerato dall’obbligo del rispetto della reperibilità.

Statali
IMPRONTE DIGITALI CONTRO I FURBETTI DEL CARTELLINO

Rilevazione biometrica delle presenze dei lavoratori della pa. È una delle misure contenute nel ddl concretezza varato dal cdm. “Non è un provvedimento punitivo”, ha recentemente detto il ministro della Pa, Giulia Bongiorno, illustrando il provvedimento che, ha puntualizzato, punta “a contrastare i furbetti del cartellino”.
Il ddl prefigura dunque misure “per contrastare l’assenteismo dei dipendenti pubblici, prevedendo l’utilizzo generalizzato di sistemi di identificazione biometrica e di videosorveglianza per rilevare presenze e il rispetto dell’orario di lavoro” e “recepisce un’osservazione della Corte dei conti sulle stabilizzazioni effettuate nella precedente legislatura postulando, mediante una norma di interpretazione autentica, l’adeguamento dei fondi destinati al trattamento economico accessorio del personale in proporzione al numero delle nuove assunzioni”.
Il ddl ipotizza anche l’istituzione del Nucleo della concretezza che, in collaborazione con l’Ispettorato della funzione pubblica, svolge sopralluoghi e visite presso le singole amministrazioni, proponendo eventuali misure correttive con l’indicazione dei tempi di realizzazione; il ‘Piano triennale delle azioni concrete per l’efficienza delle pubbliche amministrazioni’ che contiene azioni dirette a garantire la corretta applicazione delle disposizioni in materia di organizzazione e funzionamento delle pubbliche amministrazioni e le azioni dirette ad implementare la loro efficienza, con indicazione dei tempi per la loro realizzazione; la mancata attuazione delle misure correttive determina responsabilità dirigenziale e disciplinare dei dirigenti e l’iscrizione dell’amministrazione in un’apposita ‘black list’; il coinvolgimento del Ministero dell’interno è assicurato sia nella fase di predisposizione del Piano, sia all’esito dei sopralluoghi mediante la trasmissione dei verbali al Prefetto competente, sia attraverso la possibile utilizzazione da parte del Prefetto o dei Commissari prefettizi del Nucleo della concretezza (in questi ultimi casi con il coinvolgimento del personale della Prefettura); l’assegnazione al Dipartimento di 53 unità di personale già appartenente alle pubbliche amministrazioni o da reclutare tramite concorso pubblico.
Inoltre il ddl “detta misure per garantire assunzioni mirate e accelerare il ricambio generazionale. In particolare, per le pubbliche amministrazioni prevede la possibilità di assumere personale a tempo indeterminato in misura pari al 100 % del personale cessato dal servizio nell’anno precedente; l’obbligo di reclutare, in via prioritaria, figure professionali con elevate competenze in materia di digitalizzazione, di razionalizzazione e semplificazione dei processi amministrativi, di qualità dei servizi pubblici, di gestione dei fondi strutturali e della capacità di investimento, di contrattualistica pubblica, di controllo di gestione e attività ispettiva; la possibilità di procedere, nel triennio 2019 – 2021, all’effettuazione di assunzioni, mediante scorrimento delle graduatorie ovvero tramite apposite procedure concorsuali indette in deroga alla normativa vigente in materia di mobilità del personale e senza la necessità della preventiva autorizzazione, da svolgersi secondo procedure semplificate e più celeri”.
Il ddl “contiene una disposizione finalizzata a prevedere la sostituzione dei buoni pasto erogati in base delle Convenzioni BP 7 e BPE1, stipulate da Consip” e “prevede che le disposizioni della legge costituiscano principi fondamentali ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione e siano applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione”.

Economia
SENZA LAVORO, ECCO COSA SPETTA

Il reddito di cittadinanza secondo il vice premier Luigi Di Maio deve essere tassativamente introdotto già nel 2019, non intendendo aspettare altro tempo per introdurre nel panorama del Welfare nazionale lo strumento di contrasto alla povertà che in questi anni ha rappresentato un vero e proprio cavallo di battaglia per i pentastellati. Nell’attesa del suo molto probabile avvio proviamo a delineare attualmente cosa spetta a chi si trova oggi senza sostegno economico e senza lavoro.
Sia per chi è inoccupato che disoccupato infatti le agevolazioni non mancano. Prima vediamo, però, le differenze tra i due termini. Gli inoccupati sono coloro che non hanno svolto alcuna attività lavorativa né come dipendenti né tantomeno come autonomi. Per essere riconosciuti come tali è necessario essere alla ricerca di un’occupazione ed essere iscritti al Centro per l’impiego da almeno 6 mesi per i giovani. Il disoccupato, invece, è colui che un posto di lavoro lo aveva, ma lo ha perso.
Le agevolazioni riconosciute oggi a queste due categorie sono più o meno le stesse. Ad esempio, a differenza degli anni scorsi sia per gli inoccupati che per i disoccupati spetta l’esenzione dal ticket sanitario, come tra l’altro confermato da una recente circolare del Ministero del Lavoro. Discorso differente per la Naspi (indennità di disoccupazione) che, invece, può essere richiesta solamente dai disoccupati. Per averne diritto, infatti, è necessario aver perso un impiego per cause indipendenti alla propria volontà, nonché aver maturato almeno 13 settimane contributive negli ultimi 4 anni e 30 giorni di lavoro effettivo nell’ultimo anno. Per questo motivo coloro che non hanno mai avuto un lavoro non possono richiedere l’indennità di disoccupazione, pur potendo aderire alle iniziative del Centro per l’impiego, finalizzate al loro inserimento nel mercato del lavoro.

Carlo Pareto

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