sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Jeremy Corbyn un alieno anzi un fratello
Pubblicato il 29-09-2018


Per le classi dirigenti, italiane ed europee e per i loro opinionisti di fiducia, Corbyn è un alieno. Prima innocuo anzi autolesionista; poi pericoloso e da combattere con tutti i mezzi. Appena eletto, si era nell’autunno 2015, uno scherzo di natura, pardon della politica. Dopo il referendum sulla Brexit, dove il suo appoggio al “remain” era stato altrettanto tiepido di quello di Cameron ma più seriamente motivato (“l’Europa è quella che è; ma le sue regole sono pur sempre un freno agli spiriti animali dei conservatori inglesi”), sfiduciato a stragrande maggioranza, come responsabile della vittoria del “leave”, dal gruppo parlamentare laburista  (l’ultima sfiducia risaliva al 1931…), salvo ad essere rieletto a stragrande maggioranza dagli iscritti.

Prima delle elezioni del 2016, oggetto di compiaciute derisioni come responsabile della immancabile sconfitta anzi della futura immancabile scomparsa del partito dalla scena politica inglese. E poi, dopo aver portato il voto laburista a livelli mai raggiunti dal 1951 in poi, accusato di non avere vinto abbastanza (“se solo avesse dato ascolto a Blair…”). Per poi essere oggetto di attacchi sempre più isterici: estremista, traditore del suo paese, oppressore delle minoranze interne e, per chiudere, sostenitore dei terroristi, agente di Putin e, per liquidarlo definitivamente, antisemita. Una serie di mazzate (cui contribuiscono attivamente gli eredi di Blair: all’insegna del “meglio perdere che vincere con Corbyn”)  volte alla distruzione politica e morale di un  alieno pericoloso ma che non sembrano turbare né lui, né il partito che, al congresso di Liverpool gli ha riservato un’accoglienza entusiastica né soprattutto,  la sua gente.

E questo vale anche per i socialisti. Quelli senza aggiunte, correttivi o aspirazioni alla “modernità”. Quelli di sempre. Corbyn è questo e così si definisce: “un socialdemocratico”; un compagno. Non un “papa esterno”, arrivato per a spiegarci il perché e il percome così da risolvere i nostri problemi con qualche formuletta accattivante. Piuttosto uno che vive con noi e con i nostri problemi, affrontandoli secondo un “comune sentire”. Insomma, un fratello. Uno di noi

Lo è nel suo aspetto fisico. Uno sfigato; non un frustrato, uno sconfitto e tanto meno un solitario.  Uno dei tanti eroi collettivi che compaiono nei film di Ken Loach. Lo è nel suo approccio alla politica e, in un certo senso, anche agli affetti. Parte di una sinistra stradarola a partire dalla sua rappresentanza quarantennale di un quartiere popolare di Londra e dalla pratica di un attivismo Tre compagne di vita: un’attivista londinese e poi due profughe politiche latinoamericane. E poi lo è il suo socialismo, vissuto in un’empatia profonda e di natura prepolitica, insieme  con le persone e con le cause che queste rappresentano: minatori, insegnanti, inquilini di case popolari, vittime di episodi di razzismo comunque declinato; pacifisti contro il nucleare, le guerre per la democrazia, fatte o minacciate; e, infine, popoli oppressi, che fossero latinoamericani,  cattolici irlandesi o palestinesi ( quanto basta, da quest’ultimo punto di vista, per essere catalogato automaticamente come antisemita…).

Tutto molto bello, ma anche tutto irrimediabilmente datato, si potrebbe dire. Insomma, un oggetto prezioso; ma anche un’anticaglia, come dire, fuori tempo.

Ma, forse, lo spirito del tempo sta mutando. Al punto di riportare al centro della scena, in nome del senso comune, il socialismo, i suoi principi fondamentali e le persone che a quei principi si sono mantenute costantemente fedeli. Ed è quello che sta accadendo in Gran Bretagna. E potrebbe accadere altrove.

E, allora, forse, gli alieni sono gli altri.

Alberto Benzoni

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