sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La bacchetta magica di Di Maio
Pubblicato il 28-09-2018


Difendere i poveri, e un socialista può essere contrario? Ma nessuno è arrivato alla presunzione che con una legge si abolisce la povertà. Evidentemente quella del taumaturgo Di Maio è smisurata. Alla stregua del mago Otelma promette di far sparire tutti i poveri. E poi di resuscitarli benestanti. La sua arte é assai più complicata di quella berlusconiana che vaticinava meno tasse per tutti e un’attività di operaio per sé. Così oggi pare che per abolire i poveri sia necessario indebitare di più tutti gli italiani. Cioè lo Stato. Attenzione, però. Non con nuovi investimenti che producono Pil e lavoro, e dunque abbassano il rapporto deficit-Pil, ma aumentando la spesa corrente.

Ma sì, meno introiti fiscali, pensioni con meno anni, un reddito per chi non lavora. Con quali risorse? Tagliando spese inutili e improduttive? Nient’affatto. Solo aumentando il deficit per tre anni. La previsione, alla luce dell’andamento delle borse (oggi Milano a meno 4,6 e lo spread a 270), e della probabile bocciatura di Bruxelles, poi vedremo la reazione dei mercati, non lascia presagire nulla di buono. Avremo più disoccupazione e più poveri. L’intento si trasformerà nel suo contrario. Gli impegni europei della riduzione del deficit comportava uno O,8 per il 2019. Il ministro Tria, evidentemente in accordo con le autorità europee, in primis Draghi, era disponibile ad arrivare all’1,6, senza eccedere sul reddito di cittadinanza e agganciandolo a quello di inclusione, istituito dal governo Renzi, che non prescinde dall’Isee e dalle condizioni di vita (la casa in proprietà) degli interessati. Apriti cielo. La Lega, che pareva soddisfatta della Flat tax per le partite Iva (poi vedremo dove finiranno le varie agevolazioni fiscali) e di quota cento (somma di anni e di contributi) per andare in pensione, pare aver svolto un’azione di compensazione e di equilibrio. Tanto alla Lega e qualcosa anche ai Cinque stelle. Soddisfatti tutt’e due.

E’ così si é arrivata alla fatidica soglia del 2,4. Evviva. Gran festa dei Cinque stelle che davanti a Montecitorio hanno improvvisato un ritrovo gioioso con tanto di vu in segno di vittoria. Ragazzi che festeggiano l’aumento del deficit, ragazzi ottimisti sul futuro dell’Italia, ragazzi da prendere con le molle perché non si sono accorti del consistente e parallelo aumento di gas ed elettricità (dal 6 al 7 per cento) per le famiglie. Un governo deve fare le cose negli interessi dei cittadini, non necessariamente quelle che i cittadini chiedono. Nessuno pretendeva quattro punti in meno di scala mobile nel 1984, ma il decreto il governo Craxi lo emanò convinto di fare l’interesse dei lavoratori perché la conseguenza era la diminuzione dell’inflazione. E così avvenne. Un provvedimento che era contro le richieste dei lavoratori si trasformò in un fatto positivo per gli stessi lavoratori. Un governo non deve solo dare. Deve prevedere. Deve sapere, in questo caso, quale sarà il vero interesse dei più poveri. Dubito che questo governo di gioiosi festaioli abbia qualche attinenza con questa virtù.

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Commenti all'articolo
  1. Sono al governo e tentano di fare quello che hanno annunciato. Salvini per il suo verso (razzismo e riarmo) Di Maio pure (reddito di cittadinanza).
    A chi ne è fuori spetta di mettere a fuoco il governo del Paese.
    Partiamo dagli immigrati a quota zero o giù di lì: bastano norme di pubblica sicurezza o ci vuole altro? E’ su questo che va puntata l’attenzione.
    Il reddito di cittadinanza è un concetto anche condivisibile: in una società che sforna pochi ricchissimi e impoverisce ed emargina la massa schiavizzata: anche a questì ultimi va garantita la sopravvivenza. Questo però comporta una distribuzione del reddito che non solo non avviene, ma con la Flat Tax rincara la differenza di rango (non si può dire “classe” perché questo “vulgo” non lo è). Si produce così una finzione dove una semplice operazione – a suo modo anche utile – di “beneficenza” viene spacciata per un rivolgimento sociale.

  2. Io non sarei così schematico nel giudizio sul Governo Conte. Una cosa è certa: gli italiani di iniziativa e talento, quelli che sostenevano la crescita, furono violentemente penalizzata da chi temeva, nei primi anni 60, che l’Italia potesse conquistare la leadership dello sviluppo industriale in Europa. Ci stavano per riuscire quando contromisure estremamente pesanti vennero adottate contro la fiorente industria di Stato (ENI e CNEN) e la punta di diamante dell’industria privata (Olivetti). Dieci anni dopo, un Partito Comunista morente, con le brigate rosse, tentò di radere al suolo ciò che rimaneva dell’Italia industriale. Fortunatamente Bettino Craxi riuscì ad impedirlo interrompendo il declino. La risposta fu mani pulite e un accordo franco -tedesco che permetteva all’Italia di entrare in Europa purché rinunciasse il proprio sviluppo industriale. Berlusconi non riuscì a disinnescare la mina così rinunciò definitivamente all’energia nucleare e ad un’Italia che svolgesse la funzione infrastruttura intermodale del Mediterraneo. Lo fece permettendo il secondo referendum sul nucleare e affossando, di fatto, il ponte di Messina. Renzi è partito bene ma ha peccato di presunzione, aprendo la voragine che ha sancito il successo dei 5 Stelle e della Lega. Ha però salvato in extremis tutti noi, impedendo l’accordo fra i cretini del PD e i più stupidi fra i seguaci di Beppe Grillo, uniti dal vessillo della “decrescita felice”. Così si è inserto Matteo Salvini e Mattarella ha spinto avanti Giovanni Tria con Giuseppe Conte, avvocato degli italiani. Ora la modifica degli equilibri è così grande che per far quadrare i conti c’è solo una possibilità: una grande, importante crescita dell’economia! Va bene la lotta alla povertà così come viene pretesa. Pretesa non solo dal Ministro del Lavoro e dello Sviluppo ma anche dai numeri del mercato del futuro, con la rivoluzione tecnologica e produttiva in atto. Con i robot dell’industria 4.0. Con un sistema produttivo che preferisce la forza lavoro temporaneamente inattiva ma impegnata a studiare, per riconvertirsi in alle nuove professioni che manovreranno l’Intelligenza Artificiale.
    Sono pronto a scommettere che la verifica costi-benefici sulle infrastrutture sarà seria, eliminerà parassiti e corruttele, rilancerà tutte le opere e ne immaginerà di nuove. Mi piacerebbe un’Italia dove si fondono i trasporti pubblici e privati. Con i motori elettrici che mandano i pensione i vecchi motori a scoppio. Con i veicoli che si guidano da soli, le strade, le ferrovie sotto tunnel e le città dominate dai giardini.
    Con un vaffa enorme a tutti i sostenitori della decrescita in Italia e in Europa e un grande abbraccio ai ragazzi felici degli United Colors, pronti a ritornare nei Paesi d’origine per fare industria casa loro con i frutti della nostra scuola. E pronti a stringere accordi commerciali chi rimarrà in Italia e in Europa per crescere, crescere, correre, correre …! Se avremo bisogno di nuovo spazio lo andremo a cercare oltre l’atmosfera, sulla Luna, Su Marte negli asteroidi che saranno le nostre miniere. Giuseppe Conte, nell’ultimo colloquio con Donald Trump, ha proprio parlato di industria aerospaziale!
    Se così non sarà, sarà un vero peccato. Vorrà dire che ci adatteremo allo spread e alla miseria. Che avranno vinto i nemici di Olivetti e di Mattei, nemici trasversali che troviamo in tutti i partiti. Però avremo venduto cara la pelle!

  3. Mi sembra opportuno il richiamo fatto dal Direttore al decreto del governo Craxi, in tema di scala mobile, e quanto alla destinazione delle risorse, si ripropone ciclicamente il classico “dilemma”, se cioè tradurle in misure volte a sostenere il sistema produttivo, nell’ottica di mantenere i posti di lavoro, e possibilmente aumentarli, oppure farle arrivare direttamente nelle tasche delle famiglie, per accrescere il loro reddito (e semmai la capacità di spesa).

    Se non ricordo male, tale “dilemma” si pose anche qualche anno fa, riguardo al bonus degli 80 euro, intervento che qualcuno voleva per l’appunto indirizzare verso le imprese, per le anzidette ragioni, ma questa linea non passò, e ciò dipende probabilmente dalla rispettiva “concezione” dei decisori politici, ossia dal come gli stessi prefigurano l’evolversi della società (e anche i liberalsocialisti sono chiamati a scegliere tra l’una o altra strada).

    Paolo B. 28.09.2018

    • Caro Piero, la storia procede per paradossi. Eppure procede. Sono convinto che i ragazzi africani (e non solo) che lavorano da noi stanno insegnando qualche cosa di importante: il coraggio, la determinazione e la solidarietà. Una minoranza che spaccia e chiede l’elemosina alimenta invece la percezione d’insicurezza. Ma fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce? Noi uomini comuni possiamo prestare attenzione alla foresta e non all’albero che cade e rapportare a questa foresta la nostra aspettativa di futuro. Allora scopriamo un universo di possibilità, che fra un paio di generazioni saremo tutti meticci: non solo per combinazione genetica ma per cultura. Che dire del paradosso di Barack Obama, che ha tagliato i finanziamenti alla NASA ritenendo uno spreco l’investimento nella ricerca aerospaziale e, così facendo, ha aperto il settore ai privati come Elon Musk e Jeff Bezos con una spinta privata che ci porterà sulla Luna, su Marte, verso le officine orbitali e le miniere sugli asteroidi? Una spinta liberatoria che dimostra che possiamo continuare a crescere. Che dire della necessità di una crescita economica importante aperta dalla promessa del reddito di cittadinanza dei 5 Stelle? Crescita necessaria per far tornare i conti e non precipitare nel baratro? Se vuoi imparare a nuotare devi buttarti in acqua! Da qualche mese visito il blog di Beppe Grillo, completamente rinnovato, ora chiuso ai commenti dei lettori, dove sto scoprendo che il vecchio comico antipatico, spilorcio, anitisocialista sta diventando filosofo. … Diamo tempo al tempo!

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