domenica, 16 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La scossa di Chiamparino
Pubblicato il 25-09-2018


Il 24 Settembre 2018 la Stampa ha riportato una notizia-intervista di Chiamparino, Governatore del Piemonte, che sollecita il Consiglio regionale ad approvare la nuova legge elettorale regionale, il cui scopo principale sarebbe una nuova articolazione in collegi che eviti la marginalizzazione delle aree più svantaggiate e perciò marginali reinserendole nel circuito di rappresentanza diretta istituzionale. Questa sensibilità può costituire un punto ideale di ripartenza dal basso dopo che per ben due volte le riforme costituzionali calate dall’alto sono state bocciate nei referendum. Grazie al loro potere statutario le Regioni hanno modo di incidere in direzione di una riappropriazione popolare della rappresentanza, duramente depotenziata da due durissimi attacchi. Il principale quello del passaggio dagli eletti ai nominati, che ha spalancato un’autostrada alle forze antisistema, fornendo l’alibi maggiore alla lotta indifferenziata contro la casta per essere diventata espressione delle oligarchie spezzando il rapporto vitale tra eletti ed elettori; l’altro di aver delegittimato la grande ed unica scuola formativa di nuova classe dirigente, quella disegnata dalla Costituzione con lo Stato della autonomie,sopprimendo la sua articolazione ai diversi livelli nel momento in cui si è degradato l’anello di congiunzione tra comuni e regioni privando le Province della loro diretta legittimazione democratica, che le costringe ad elemosinare le risorse per i loro compiti istituzionali tra cui fondamentale è quello di interloquire con i corpi intermedi e fare sintesi delle loro attese, con un altro risvolto negativo, essendo prevalenti i comuni piccoli e medi, le province costituiscono la dimensione più idonee a spendersi in aiuto dei comuni minori oltre che poter esercitare quelle deleghe della regione agli enti locali avendo la dimensione e la struttura idonea a gestirle concorrendo ad evitare la tentazione imperante di riprodurre a livello regionale il tanto vituperato centralismo statale. Di fronte alla dequalificazione ai più alti livelli di classe dirigente impreparata , condita di disprezzo per le competenze, varrà la pena ricordare l’apporto determinante dato al PD dalla classe dirigente locale, grazie alla quale è stata garantita l’alternanza negli enti locali durante tutto il periodo della guerra fredda. Un patrimonio abbandonato al suo destino, demotivato, una perdita secca per tutto il Paese.

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