mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Le misteriose agende di Falcone, Bianciardi troppo trascurato, due romanzi interessanti
Pubblicato il 03-09-2018


Il mistero delle agende di Falcone continua. Un libro di Edoardo Montolli, autore di diversi libri inchiesta, riapre questo inquietante capitolo. Infatti in “I diari di Falcone” (Chiarelettere) ,l’autore rievoca la tragica vicenda della strage di Capaci e i suoi retroscena, con le ombre (fitte) ancora contenute. Infatti, dopo numerosi processi,falsi testimoni,depistaggi ,morti sospette e tanti altri misteri, i diari scomparsi del giudice Falcone suscitano ancora un grande interesse. Vi sono ora documenti, analizzati dall’autore, che ci aiutano a capire le ragioni di quella strage del 23 maggio 1993.Vi sono molti misteri ,come scatole cinesi ,una dentro l’altra ,come quel vice questore Gioacchino Genchi ,consulente di questure e tribunali di mezza Italia ( era stato anche consulente del pm Luigi De Magistris), e poi destituito dalla polizia. Successivamente è stato assolto in diversi processi penali. Un altro consulente del caso Falcone, l’ingegnere Luciano Petrini, è stato assassinato,ma i colpevoli non sono mai stati individuati. Le agende sono state trascritte, con molti buchi, da quelle elettroniche. Ad esempio,non vi appare l’incontro di Falcone con funzionari russi per indagare sui finanziamenti clandestini del Pcus (al Pci).E così rimangono fogli bianchi gli interrogativi sulle talpe che avrebbero comunicato a Cosa nostra molte cose (la data del viaggio di Falcone a Palermo,gli incontri a Washington, le informazioni sul periodo 28 aprile-primo maggio,prima dell’attentato, e molte altre notizie).L’inchiesta di Montolli è encomiabile per lo scrupolo e la quantità di informazioni messe in fila ,che fanno meditare sui troppi interrogativi , a cui, com’è noto, non si è data ancora risposta.

C’è un autore molto trascurato del Novecento ,Luciano Bianciardi.E’ stato un giornalista,scrittore e traduttore molto stimato (è stato anche redattore dell’Avanti !)negli anni ’60. E’ morto nel 1971 e si è occupato a lungo del romanzo sperimentale, dell’inchiesta sociale, della divulgazione storica e dell’evoluzione del costume. Uno studioso, Carlo Varotti (professore di letteratura all’Università di Parma) ha scritto ora un saggio (“Luciano Bianciardi,la protesta dello stile”, Carocci editore) per ricordare questo singolare scrittore ,anticonformista e sempre indipendente nei suoi giudizi sui radicali cambiamenti del paese. Bianciardi – e ce lo conferma l’autore- fu sempre dissacrante dei vecchi e nuovi miti degli anni del boom, così come dei modelli comportamentali e linguistici. La sua scrittura fu spesso sperimentale; riuscì a coniugare la chiarezza del linguaggio, fruibile da giornalista, con la le sfumature stilistiche e la profondità storica e ideologica della parola.

Quest’estate abbiamo letto due romanzi che ci hanno divertito e incuriosito, non pubblicati dalle grandi sigle editoriali ( non sono quindi candidabili a premi letterari di grande prestigio). Il primo è di un autore, Paolo Grugni, di cui ci siamo già occupati per un libro di 600 pagine (“Pura razza Bastarda”) ora però ci siamo imbattuti in un romanzo,”La geografia delle piogge” (Laurana editore) che ci è piaciuto molto per la essenzialità, persino per l’apparente povertà della scrittura: semplice, diretta, penetrante. Un racconto di un giornalista come protagonista ,che con amarezza rinuncia a occuparsi di inchieste rischiose, cercando di sopravvivere vendendo libri usati sulla rete. Ma poi però qualcosa accade e il giornalista torna a fare il suo mestiere, ma alla fine diventerà un eroe, combattendo contro la mafia, anzi la calabrese ‘ndrangheta,che ormai domina anche a Milano.Anzi ,com’è noto,è l’organizzazione criminale più potente del mondo.

Infine,la scoperta di un nuovo autore. Avevamo lasciato Davide Cavazza come dirigente di Amnesty Internazional, lo ritroviamo come esperto di non profit e di commercio equo e solidale . E soprattutto al suo terzo romanzo (“Violet”,Leone editore).Cavazza si diverte a scrivere, inventandosi personaggi strani ( ma non troppo: basta saper osservare con acume la realtà in cui viviamo),come Agnese, con la sua viola d’amore, ma che non disdegna di abbordare uomini diversi in locali di bassa lega. Un racconto, intrecciato di canti poetici, di silenzi, di religiosità e di terapie analitiche. Certo, Cavazza non ha l’esperienza di un consumato romanziere; il suo libro non potrà mai diventare una fiction tv. Ma la storia raccontata è molto più reale di quanto si possa pensare. Anzi Violet sembra un personaggio che l’autore ha conosciuto bene. Forse è anche per questo che la descrive nei dettagli,nella sua intimità e nella sua psicologia. Un buon inizio, dunque, come scrittore. Auguri Davide.

Aldo Forbice

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